Storia di ombre-elettriche cinesi

Scritto da Stefano Locati. Postato in APPROFONDIMENTI

Cronaca minima del cinema ad Hong Kong

1842La Cina cede Hong Kong all'Inghilterra in seguito alla Prima Guerra dell'Oppio
1896Il cinema viene introdotto in Cina
1898L'Inghilterra affitta alla Cina i Nuovi Territori (tra cui Hong Kong) per 99 anni
dal 1898Alcuni registi occidentali girano i primi cortometraggi ad Hong Kong
1909Primo cortometraggio cinese (Stealing the Roast Duck di Liang Shaobo) girato ad Hong Kong
1912Viene fondata la prima compagnia cinematografica cinese (ma con capitali esteri), la Huamei, da Li Minwei, Benjamin Polaski e Luo Yongxiang
1913Primo cortometraggio della Huamei (Zhuangzhi Shi Qui di Li Minwei)
1921Prima compagnia cinematografica con capitale interamente hongkonghese, la Minxin, fondata da Li Beihai e i fratelli Li Haishan e Li Minwei
1925Primo lungometraggio in assoluto, Yanzhi (Rossetto) di Li Beihai. Si tratta di un horror tratto da una famosa raccolta di racconti popolari fantastici, la Liaozhai Zhiyi
1933Primo lungometraggio in cantonese. Si tratta di Bai Jin Long (Il bianco drago dorato), ispirato all'opera cantonese


Per cercare di capire il presente del cinema di Hong Kong potrebbe essere cosa utile percorrerne brevemente la storia, cercando di comprenderne la filosofia di fondo, le sue fonti di ispirazione e il retroterra culturale di un paese a noi così lontano.
Quanto tempo trascorso da quel primo lungometraggio horror del 1925, eppure la storia al quale è ispirato è tanto attuale e sentita da essere stata riproposta in decine di altri film, negli anni successivi, fino al celebre e struggente Rouge di Stanley Kwan (1988). Cosa è successo dunque nel mezzo, quali le strade intraprese?
L’industria cinematografica ha una partenza tardiva. Le prime ombre elettriche (questa la definizione di cinema, dianying) iniziano a circolare con una certa regolarità solo dagli anni ’30, mentre prima sono predominanti pellicole occidentali o provenienti dalla fiorente attività di Shangai. La mano d’opera e i primi capitali arrivano infatti dai transfughi della madrepatria cinese, secondo successive ondate che segnano tutta la storia del protettorato britannico.
La prima è proprio negli anni ’10, in seguito alla proclamazione della Repubblica Democratica, quando numerosi esuli si affollano nella città.
Una seconda ondata, più cospicua, si ha a partire dal 1932, quando il Giappone invade la Manciuria, premessa della guerra sino-giapponese. È a partire da questi fatti che il cinema ad Hong Kong viene ad assumere un’importanza fondamentale. I produttori di Shangai vedono infatti nella città un buon trampolino per la conquista dei mercati del sud-est asiatico. Ed è da questi primi scorci che si viene a delineare il dualismo sempre presente tra un cinema in mandarino (la lingua ufficiale della Cina) e uno in cantonese (dialetto del sud, parlato nel Canton). Buona parte della storia filmica del paese è infatti segnata dalla "lotta" tra le due lingue, con esiti sempre incerti, che vede prevalere ora l’una ora l’altra. A grandi linee e molto schematicamente, il cinema mandarino è infatti più spettacolare, può usufruire di budget più elevati e di produzioni più curate ed è di matrice nazional-hollywoodiana, mentre quello in cantonese è più genuinamente popolare, povero, in un certo qual modo ingenuo, più radicato nelle tradizioni cinesi.
Dopo la pausa causata dalla terribile dominazione giapponese durante la seconda guerra mondiale (in cui l’Inghilterra abbandona la colonia, lasciandola a se stessa) - periodo di terrore e tentativo di assimilazione culturale di cui si possono ritrovare echi in molti film anche recenti - è con il 1949, anno della presa del potere di Mao Tse Tung e della fondazione della Repubblica Popolare, che si arriva alla terza grande ondata di profughi. Flusso di migrazione che non si esaurisce negli anni successivi, durante l’embargo americano alla Cina a causa della guerra di Corea e durante il boom economico degli anni ’60 nel protettorato britannico.
Tramite questo continuo fluire di nuova manodopera si crea nella città-stato il clima ideale alla formazione di un cinema specifico. Inizialmente due generi hanno il sopravvento. I film ispirati all’Opera Cantonese, in cui divi del teatro vestono i panni di personaggi tradizionali in film in costume (e dall’avvento del sonoro non raramente sono film musicali), e quelli che in occidente verrebbero definiti film "di cappa e spada", i wuxiapian (film di cavalieri erranti). In un primo tempo, dal 1937, sono girati wuxia in cantonese, ma scevri da quegli elementi fantastici tanto in voga fin dagli anni ‘20 nel cinema di Shangai. È solo dal 1949, grazie alla malevolenza dei comunisti e dei circoli di sinistra, che nei wuxia vedono un elemento destabilizzante ed aspetti lontani dal realismo sociale allora imperante, che nel "rifugio" hongkonghese si assiste all’uscita dei primi film di cavalieri con elementi prettamente fantastici. Film come The Flying Swordsmen of O-Mei, The Knights-Errant of Mystical Powers, The Flying Swordsmen's Bloody Battle at Zhou Village (tutti del 1950) o The Magical Flying Swordsmen (1951), già dal titolo presuppongono un approccio privo di pretese realistiche. I protagonisti di tali pellicole possono compiere lunghi balzi, usano spade magiche e pugnali volanti. Si assiste a scontri tra maghi buoni e cattivi con magie tra le più bizzarre (evocazione di animali mitici, armi racchiuse in strani ectoplasmi, esorcismi e maledizioni), animate in modi ingenui ma efficaci, solitamente visualizzate tramite disegni a mano fatti direttamente sui fotogrammi della pellicola. Al contrario i wuxia in mandarino di questi anni sono più smaccatamente realistici ma hanno il pregio di ispirarsi alle nuove novelle wuxia che stanno uscendo dagli anni ’40 in Cina e a Taiwan (alcuni esempi possono essere Female Robin Hood del 1947, Young Heroes o Revenge of the Great Swordsman entrambi del 1949).
La suddivisione cinema fantastico in cantonese / cinema realistico in mandarino (sempre da prendere come schema generale), perdura fino agli anni '60, decennio in cui progressivamente viene alla luce un nuovo stile di narrare le storie tradizionali. Gli stilemi classici e la messa in scena vengono rinnovati. Il pubblico esige trame più complesse, storie più romantiche, una tecnica più sofisticata, e questo significa in buona parte il tramonto temporaneo dell’ingenuo cinema cantonese (che pure continua a sfornare film, come The Golden Hairpin di Chen Liepin o Burning of the Red Lotus Monastery di Ling Yun, entrambi del 1963). Le trame si complicano e ad un maggior realismo si assommano una violenza e un individualismo acuiti, sull’onda dei ben più violenti film giapponesi di samurai (i chambara) e dei western (soprattutto degli spaghetti-western italiani). Oltre a questo assume maggior risalto la figura del coreografo. Le scene di combattimento si moltiplicano e nel realismo si insinua una spettacolarizzazione dei movimenti delle armi e dei corpi. E' una coreografia di derivazione operistica, in cui i movimenti dei corpi nello spazio vengono organizzati secondo stilemi precisi e viene tenuto conto dei loro rapporti reciproci. Tra l’altro è del 1961, nel film The Swallow, grazie al genio del martial-arts director Han Yingjie, l’introduzione dei trampolini elastici nascosti e di altri artifici tramite cui gli attori potevano spiccare enormi balzi e fare altre acrobazie.
Così il cinema mandarino da un parte esaspera il realismo e la violenza (esempi ne sono The Golden Eagle di Chen Jingbo e The Last Woman of Shang di Yue Feng del 1964, Tiger Boy del 1964-66 e The One-Armed Swordsman del 1967, entrambi di Chang Cheh ), dall’altra si avvicina ai modelli cantonesi (Bells of Death del 1968, The 14 Amazons del 1972).
Altro cambiamento in atto proprio in questi anni, superate le influenze del melodramma e dell’egualitarismo di derivazione taoista, è la sostituzione in ruoli da protagonista della figura femminile con quella maschile, spesso più esasperata e fisicista. Non a caso compaiono anche figure di eroi menomati o impossibilitati che nonostante tutto si fanno strada nella vita. Spadaccini monchi, orbi, storpi, gobbi sono in grado di battere orde di avversari "normali". Il ritorno ad un ruolo centrale della donna si avrà solo dalla metà degli anni ‘80 con il sottogenere femme fatale, ma con un significato generalmente diverso.
Intanto a partire dal dopo-guerra, al wuxiapian si aggiungono altri filoni che vanno ad insidiare la predominanza dei film di cavalieri erranti. L’horror, il gotico, il fantastico di stile mediorientale, fanno il loro ingresso nel cinema locale, portando nuova linfa e aprendo la strada a nuove contaminazioni. Life and Death di Zhu Shilin e The Haunted House di Ma-Xu Weibang del 1949, Witch, Devil, Gambler di Shu Shi del 1952, The Golden Lotus di Yue Feng del 1957 fino ad arrivare al capolavoro romantico The Enchanting Shadow di Li Han-hsiang del 1960, oggetto di remake da parte del Ching Siu Tung di A Chinese Ghost Story (1987), fanno parte di un filone in mandarino. Stilisticamente più compiuti e avvalendosi di budget più elevati, sono la riproposizione di antiche novelle tradizionali. Il fantastique-horror in cantonese, è invece più povero e con effetti speciali artigianali, ed è incentrato ancora di più sulla commistione di generi, con anche storie di tradizione araba stile Mille e una notte. The Ghostly Wife di Zohu Shilu del 1953, The Headless Queen Bears a Son, serial in 3 parti del 1957, The Magic Eyed Queen Spots the Prince di Zhu Ji del 1959, The Haunted Night di Zhang Yin e Cai Chang (tra l’altro pesantemente debitore di La donna che visse due volte di Hitchcock) del 1962.
Queste pellicole amalgamano i film in costume classici con ambientazioni gotiche a tratti inquietanti ed elementi fantastici soprannaturali. Sarà però solo a partire dal 1974, anno in cui viene distribuito anche in oriente L'esorcista di William Friedkin (di cui viene subito realizzato una sorta di remake, The Devil in Her di Zhang Sen), che l’horror prende una sua forma precisa, senza mai prescindere dalle onnipresenti contaminazioni. Si hanno quindi esempi di film gotici-horror quali Ghost Eyes del 1974 o Spirit of the Raped del 1976 di Gui Zhihong, oppure incursioni nel gore con la serie aperta da Black Magic (1975), o ancora commistioni con i film in costume. È poi dal 1980 che si assiste al dilagare della commedia nell’horror con i due capostipiti del genere, Encounters of the Spooky Kind e The Dead and the Deadly (in entrambi mette la mani il geniale Sammo Hung), e con la nascita della serie di Mr. Vampire (il primo film è del 1984, ma la serie tra seguiti e spin off conta almeno una quindicina di titoli), che mescola la figura tradizionale del jiangshi (sorta di zombie/vampiro saltellante) con inserti comici, film in costume e tratti di melò.
In ogni caso, con il passare del tempo il mercato cinematografico, invaso da centinaia di pellicole nuove ogni anno (solo gli Shaw Brothers, negli anni ’60 e ’70 il più grande feudo di produzione presente in città, producevano una media di 40/50 film all’anno), raggiunge una saturazione parossistica, soprattutto grazie anche allo sviluppo dei film di arti marziali con combattimenti a mani nude, i gongfupian. Questo genere, i cui prodromi si hanno negli anni ’50 e ’60, raggiunge il suo fulgore nel triennio 1971/1973. Il successo è planetario e la figura trainante, cosa intuibile, è Bruce Lee.
Il gongfupian, seppure a prima vista possa sembrare simile al wuxiapian, porta con sé grandi germi di differenziazione. Per la prima volta in modo sistematico l’ambientazione è contemporanea, urbana. C’è un aumento del manicheismo di fondo tra buoni e cattivi e l’individualismo viene esasperato fino ad essere esportabile anche nel resto del mondo. Nonostante questo, anche i gongfu sono perfettamente inscrivibili nel genoma culturale orientale (valga per tutti il lunghissimo finale de The Way of the Dragon del 1972, con lo sfibrante duello all’ombra di un Colosseo ricostruito in studio tra Bruce Lee e Chuck Norris che simbolizza l’eterna opposizione tra oriente ed occidente) e senza dubbio valgono a sublimare le voglie di riscatto della popolazione più umile. Le trame infatti sono quasi sempre incentrate su un debole/ingenuo che, sfruttando l’unico bene che possiede, il suo corpo, ne fa il tramite per vendicarsi delle ingiustizie subite.
Dal 1974 inizia la lenta ma inesorabile rivincita del cinema in cantonese (ormai divenuto la lingua della media borghesia) e al contempo si assiste all’esplosione dei generi, processo irreversibile che ha portato nell’arco di un ventennio al completo fallimento di ogni tentativo classificatorio. Il cinema di Hong Kong inizia a presentarsi come un unico mega-genere, e non è un caso che Shu Kei, regista di punta ed acuto osservatore della società che lo circonda, si esprimesse in questi termini: "Il cinema di Hong Kong non può che essere preso nella sua interezza. È impossibile concentrarsi esclusivamente su una singola angolazione".
Ma cosa ha portato a questa commistione? I fattori sono certamente diversi, difficilmente analizzabili criticamente. Alcuni elementi sono sicuramente il diffondersi dell’horror nelle sue diverse sfumature e l’ampliarsi delle contaminazioni in questo senso, e l’arenarsi del gongfu nel mare della ripetitività, presto soppiantato dalla gongfu-comedy (i cui massimi campioni saranno proprio Sammo Hung e Jackie Chan), la cui sperimentazione e ricontestualizzazione cambierà perennemente faccia al genere.
Ma forse - soprattutto - gran parte della colpa/merito è da far ricadere sull’avvento proprio in questo periodo di una nuova generazione cresciuta in uno stato di continua ibridazione, sospesa tra Cina e occidente, cantonese e mandarino, passato tradizionale / folklorico e futuro tecnologico.
E' proprio da questa generazione che provengono i responsabili di un completo stravolgimento (ma sempre rispettoso della tradizione), che, in un decennio di crescita costante, porterà i suoi frutti a completa maturazione solo negli anni '90. I generi si moltiplicano (fanno la loro comparsa l’heroic bloodshed, la modern day action, il sottogenere femme fatale...) e al contempo si amalgamano. La norma diventa lentamente la commistione. Nello stesso film sono ravvisabili diversi elementi, in un connubio inestricabile di commedia, romanticismo, azione, coreografia, fantastique, poliziesco, horror, thriller, erotismo e quant’altro. Nei film più riusciti, l’eccesso pare convivere con un insanabile equilibrio, tanto che anche nelle pellicole in cui l’acceleratore viene spinto al massimo, si affronta la visione con uno strano senso di linearità. Campioni di questa nuova visione, una vera e propria nouvelle vague, sono i vari Michael Hui, Allen Fong, Ann Hui, Patrick Tam, Jacob Cheung, Tsui Hark, nonché Ching Siu-tung, Sammo Hung, Jackie Chan, John Woo, Kirk Wong, Ringo Lam e, perché no, Wong Jing - insieme a decine di altri.

Once Upon a Time in Hong Kong

Scritto da Matteo Di Giulio, con la collaborazione di Stefano Locati. Postato in APPROFONDIMENTI

Introduzione alla storia e alla cultura cantonese

STORIA
La penisola e le isole che oggi formano la regione di Hong Kong erano nel XVII secolo solo un territorio lontano e dimenticato dell'impero sotto la dinastia Qing (1644-1911), per lo più abitato da comunità di pescatori e di pirati che solcavano i mari nascondesi alle flotte grazie alle coste rocciose in grado di offrire loro sicuri ripari. Erano cinque clan cantonesi a dominare la società, considerati superiori alle altre etnie cinesi presenti (gli Hakka e i Tanka). Nonostante la strategica posizione geografica solo nel XIX secolo Hong Kong diventa un porto di levatura internazionale, grazie all'arrivo sempre più costante di grandi navi provenienti dall'Occidente.
Al contrario, l'antica Canton (l'attuale Guangzhou) aveva avuto contatti (a volte burrascosi, nonostante la concessione ai portoghesi di un insediamento nella vicina Macau) con gli occidentali sin dal 1500 ma l'autosufficienza e l'orgoglio dei cinesi di quel periodo non fecero decollare il commercio. Tra Settecento e Ottocento, la Guerra dell'Oppio, importato dagli inglesi dall'India e bandito dall'imperatore Dao Guang, inasprì i rapporti tra Cina e Inghilterra. Il Regno Unito portò le navi militari in Oriente e costrinse i Cinesi a trattare: le tensioni si acuirono fino al trattato di Nanchino, con cui Hong Kong veniva ceduta agli inglesi in perpetuo. Tra la seconda metà del XIX secolo e il 1898 nuove schermaglie videro protagonisti i due imperi, e l'Inghilterra, sfruttando l'influenza del Giappone, riuscì ad includere nella sua colonia anche gli attuali Nuovi Territori, decidendo però non per un'annessione, ma per un lease, sorta di affitto della durata di 99 anni, che sarebbe scaduto il 30 giugno 1997.
Hong Kong non rispose subito alle aspettative commerciali degli inglesi, in special modo a causa di epidemie e intemperanze climatiche, se non sul finire del XIX secolo, quando la comunità, formata da profughi cinesi e da commercianti, riuscì a consolidarsi (le più grande migrazioni si ebbero nel 1911 - con la cacciata della dinastia Qing - e nel 1937 - dopo l'invasione della Cina da parte del Giapponesi, che nel 1941 arrivarono anche ad Hong Kong, dove rimasero da padroni per quattro anni). La rivoluzione comunista del 1949 portò ad Hong Kong una miriade di esuli capitalisti, puntando soprattutto sui servizi finanziari (è del 1950 l'embargo degli USA e delle Nazioni Unite contro la Cina che aveva preso le parti della Corea del Nord) e di produzione industriale. In breve la colonia divenne la città più attiva e ricca dell'intero continente asiatico (e l'affluenza di stranieri, non solo cinesi, garantiva una continua infornata manodopera a basso costo che convinse i capitali occidentali a puntare sull'isola).
La popolazione hongkonghese aumentò a dismisura in 20 anni, raggiungendo i 3.000.000 di abitanti nel 1960. I contrasti con la Cina, nel pieno della Rivoluzione culturale, portarono a schermaglie sui confini ma, nonostante il panico iniziale, la situazione restò sotto controllo. Il progresso avanzò in maniera inarrestabile. Nel 1972 fu aperto il tunnel sottomarino tra Hong Kong e Kowloon e nel 1979 fu inaugurata la metropolitana. La città mutava e migliorava le condizioni di vita dei suoi abitanti, grazie anche alla politica di Deng Xiaoping, leader cinese, che aprì le porte agli stranieri, e favorì così il commercio e gli investimenti a Hong Kong.
Con l'avvento degli anni Ottanta si infittiscono i contatti tra i governi cinese ed inglese per decidere del destino di Hong Kong, considerato l'approssimarsi del fatidico 1 luglio 1997. Nel dicembre 1984 la Gran Bretagna stipula un accordo formale con cui si impegna a restituire alla Cina l'intera colonia, consentendo però ad Hong Kong di rimanere con lo stesso ordinamento politico ed economico per altri 50 anni oltre il 1997 (diversamente da Macau - mai formalmente ceduta al Portogallo - che nel 1999 torna a far parte della Repubblica Cinese). A tale proposito Pechino adotta lo slogan un solo paese, due sistemi e Deng Xiaoping conia l'espressione gangren zhi gang (la gente di Hong Kong governa Hong Kong). In seguito a questi fatti Pechino pubblica nel 1988 la Legge fondamentale per Hong Kong, in pratica una costituzione per la futura SAR (Special Administrative Region), che costituì fonte di forti contrasti. Venne considerata iniqua e gli inglesi vennero accusati di aver svenduto la colonia ad un paese oppressore (paure confermate e aumentate nel 1989 con il massacro di piazza Tienanmen).
Ulteriori contrasti cino-britannici emergono nel 1992 con l'arrivo di Chris Patten come ultimo governatore di Hong Kong: Patten cerca infatti di politicizzare la vita pubblica della colonia e tenta una democratizzazione che alla Cina continentale non piaceva, nonostante una frettolosa marcia indietro nel 1994.
Con l'aiuto di capitali cinesi Hong Kong ha modernizzato le sue strutture (il nuovissimo aereoporto di Cheap Lap Kok ne è l'esempio più lampante), ma l'ingerenza di Pechino si è fatta sentire molto nella vita politica quotidiana della penisola.
Nonostante le premesse facessero temere in tal senso, il fatidico 1 Luglio non è scoppiata alcuna sommossa, grazie anche agli ultimi due anni di non-intervento decisi con grande lungimiranza dal presidente cinese Jiang Zemin. L'unica grande scossa arriva nel 1998 dai mercati finanziari del sud-est asiatico, che crollano e portano l'intero oriente ad una grave crisi, che coinvolge in particolar modo il turismo e la svalutazione della moneta.
La politica dell'attuale capo dell'esecutivo Tung Chee-hwa sembra guardare più alle realtà limitrofe, come Singapore e Taiwan, che alla situazione della ritrovata madrepatria cinese.

GEOGRAFIA
I 1084 km di Hong Kong sono suddivisi in quattro aree principali: l'isola di Hong Kong, Kowloon, i Nuovi Territori e le Isole Esterne.
Il porto, Victoria Harbour, è il centro della vita di Hong Kong. A sud del porto si estende Hong Kong Island, che pur essendo solo il 7% dell'intero territorio, è il cuore pulsante, con la zona residenziale e il quartiere Central, la zona degli affari, sul lato nord dell'isola. Il lato meridionale ospita le residenze più lussuose e alcune bellissime zone balneari. Al centro il Victoria Peak, punto panoramico di una dorsale collinosa che separa le due metà dell'isola.
Kowloon (il nome significa Nove Draghi, una serie di colline che la separano dai Nuovi Territori) è la penisola sul lato nord del porto, la cui punta meridionale, Tsim Sha Tsui, è una importante zona turistica, ricca di negozi, alberghi e mercati. A nord-ovest le grandi industrie e una zona residenziale più economica.
La maggior parte del territorio di Hong Kong è occupata dai Nuovi Territori, 980 kmq di retroterra agricolo e rurale che si alterna con le New Towns, desolate appendici urbane.
Le Isole Esterne comprendono tutte le isole esclusa Hong Kong Island: circa 234 isole, alcune delle quali non sono che grossi scogli. L'isola maggiore, Lantau Island, è più o meno il doppio di Hong Kong Island come dimensioni, e come le altre isole più importanti, come Cheung Chau e Lamma, è ben servita da traghetti e ospita importanti parchi pubblici, per chi vuole fuggire dal caos di Hong Kong Island.
Il clima subtropicale di Hong Kong risente molto della sua posizione appena al di sotto del Tropico del Cancro (come le Hawaii o Calcutta). La temperatura non è comunque troppo elevata, perché subisce i forti venti freddi provenienti da nord dal continente asiatico: fino a novembre il clima è abbastanza caldo da poter nuotare, mentre l'inverno diventa più rigido solo verso marzo. Fino a giugno, quando arriva il soffocante caldo estivo, la temperatura è mite e molto piacevole. Con l'estate arrivano anche le precipitazioni, i violenti acquazzoni e i monsoni, ed aumenta considerevolmente l'umidità. A settembre si intensifica il rischio dei tifoni, che solitamente costringono gli abitanti a rimanere chiusi in casa per via dei venti micidiali.
L'ora ufficiale di Hong Kong è otto ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich, sette ore avanti rispetto all'Italia.

LINGUA
Il dialetto cantonese è considerato dagli abitanti di Hong Kong (Heunggongyan) l'autentica lingua cinese. A ben vedere in effetti la pronuncia cantonese è effettivamente più simile alla lingua originaria della Cina, e ad esemplificare questa tesi viene spesso citata la poesia del periodo Tang (VII secolo), la quale, se letta in mandarino, non risulta in rima, al contrario che se declamata in cantonese. Addirittura i cantonesi dichiarano che l'attuale lingua mandarina (putonghua) non è altro che un'invenzione, e non una derivazione del cinese, appellando coloro che la parlano con l'aggettivo gwailos, cioè stranieri (e in particolare: discendenti da Europei).

ORDINAMENTO DELLO STATO ED ECONOMIA
Special Administrative Region (SAR)
Il potere esecutivo è in mano al Chief Executive (Primo Ministro) con l'appoggio dell'Executive Council che ha funzioni consultive. Il Segretario Capo (Chief Secretary) ha il compito di formulare le proposte politiche, il Financial Secretary è responsabile delle politiche finanziarie del governo, mentre le questioni legislative spettano al Secretary for Justice, con un'assemblea legislativa (Legislative Council) che discute e promulga le leggi. Poco sotto il consiglio cittadino (Urban Council a Hong Kong e Kowloon e Regional Council negli altri territori) che si occupa della soluzione dei problemi pratici e locali. L'ultimo livello è occupato dai 18 District Boards, consigli distrettuali formati nel 1982 per avvicinare abitanti e istituzioni pubbliche.
Dopo il 1998 sono state snellite molte procedure e ridotti molti privilegi, e la corruzione e la burocrazia, un tempo molto radicate, stanno ritornando in auge; a tale proposito è stata costituita l'ICAC (Indipendent Commission Against Corruption). Recentemente, anche per fronteggiare la criminalità in forte crescita, è aumentata la presenza della polizia, fattasi molto più autoritaria che in passato.
Il sistema legale di Hong Kong è molto simile a quello inglese, da cui un tempo dipendeva. Le corti giudiziarie sono indipendenti dal Legislative Council e dal potere esecutivo: le sentenze finali vengono emesse dalla Court of Final Appeal. I reati sono praticamente gli stessi delle giurisdizioni occidentali, e grosso modo equivalenti anche le pene. L'unica particolarità è la grande severità con cui vengono puniti i reati collegati alla droga (dopo il passaggio alla Cina, per l'uso di droga è prevista la fucilazione!) e alla guida pericolosa o in stato di ebbrezza.
La criminalità è direttamente proporzionale alla prosperità economica della regione: molto radicata soprattutto la piccola criminalità, con i borseggiatori e gli scippatori in testa alla classifica. Negli alloggi più economici e popolari (come le Chunking Mansions) non sono rari i furti, e nonostante le severe tutto l'uso e lo spaccio di droga è abbastanza frequente. Il problema delle Triadi, ovverosia la mafia cinese, è di costante attualità, ma non è così urgente come sembrerebbe dai numerosi film che ne narrano le cruente gesta.
Il vero motore della vita nell'ex-colonia britannica è l'economia. Fare soldi, e farne tanti, è uno degli argomenti preferiti delle conversazioni e dei giornali. La grande crescita di Hong Kong è dovuto ad un settore terziario e finanziario di eccezionale livello, tanto che la piccola SAR risulta attualmente tra le prime dieci potenze del mondo, nonostante la pesantissima flessione dovuta alla crisi del 1997. Le principali risorse sono le importazioni e le esportazioni, visto che la produzione industriale è pressoché nulla. La recente partnership con la Cina ha giovato ai mercati hongkonghesi, che hanno trovato un ottimo vicino da cui importare in grande quantità e a prezzi relativamente buoni. La borsa di Hong Kong (il cui indice è l'Hang Seng) è tra le più prestigiose del mondo, seconda solo a Wall Street e a Tokyo. Proprio per questi motivi la vita è molto cara rispetto al resto dell'Asia (Giappone escluso), ma il tasso di disoccupazione è tra i più bassi al mondo.
La mentalità del cittadino medio di Hong Kong è votata al commercio e alla contrattazione. Soprattutto con i turisti mercanteggiare sui prezzi è abitudine praticatissima, così come all'ordine del giorno sono i tentativi di truffare i più sprovveduti.
La moneta vigente è il dollaro hongkonghese, che si regola direttamente sul dollaro americano: a un dollaro americano corrispondo circa 7.75 dollari di Hong Kong.




CULTURA
Considerata la storia recente dell'ex-colonia britannica, non stupisce che il teatro di Hong Kong sia ispirato a modelli occidentali (pur se recitati in cantonese), anche se numerosi nuovi spettacoli sono originali e opera di nuovi autori locali. Proprio queste ultime rappresentazioni sono le più interessanti, vista la loro capacità di fotografare la situazione sociale contemporanea, sicuramente meno conservatrici e politicamente controllate rispetto alle opere di tradizione cinese (delle quali l'Hong Kong Repertory Theatre è invece il baluardo assoluto). L'opera cinese viene comunque ben rappresentata, soprattutto nella sua variante cantonese, incentrata sul tema della love story più che sulle gesta epiche di cavalieri e spadaccini. Anche la danza ha la sua importanza, soprattutto la danza cinese, cui si dedica l'Hong Kong Dance Company, e la danza del leone, molto originali sia per le coreografie che per i contenuti.
La scena musicale è dominata dal canto-pop, una mescolanza di testi cantonesi e musica pop all'occidentale. Gli artisti più originali e meno commerciali (che di solito non si dedicano al cinema) hanno un gusto tutto particolare nel mescolare ritmi orientali e melodie tipicamente occidentali. La particolarità è comunque una leggerezza di fondo, musicalmente fatta di grandi orchestrazioni e melodie malinconico-romantiche, che nel peggiore dei casi diventano nenie melense e ripetitive. Il continuo scambio tra mondo del cinema e mondo della musica fa sì che i più famosi interpreti musicali siano anche attori (e registi, produttori e tanto altro...) di successo: basti pensare a Andy Lau, Leslie Cheung o Nicholas Tse. La grande diffusione dei bar con il karaoke non fa che accrescere nei giovani la voglia di imitare queste superstar, che vengono intensamente adorate ma anche velocemente dimenticate.
La letteratura è meno considerata, vista l'assenza di grandissimi scrittori, quanto meno se la situazione viene paragonata a quella della Cina continentale. Il prezzo molto elevato dei libri non aiuta certo la situazione, ma neanche un ottimo sistema di biblioteche e centri culturali sembra essere un incentivo sufficiente per invogliare alla lettura e alla scrittura.
Al contrario è molto ricco il panorama di riviste e quotidiani, sia in lingua cinese che in lingua inglese: Hong Kong è rimasto un baluardo della libertà di stampa, nonostante con l'avvento del 1997 si sia insinuata una certa paura della futura censura. I più famosi quotidiani in lingua inglese sono il South China Morning Post e l'Hong Kong Standard.
Strettamente collegata alla diffusione dei quotidiani è la grande presenza sia di radio che di televisioni, queste ultime gestite da due compagnie, la 4TVB e la ATV, che trasmettono sia in inglese che in cinese. Molto diffusa anche la tv via cavo, gratuita per chi possiede una parabola.

USI E COSTUMI
I divertimenti a Hong Kong sono gli stessi delle maggiori metropoli occidentali, con l'aggiunta dei bar con il karaoke, frequentatissimi da giovani e meno giovani, e degli hostess club, dove a prezzi non proprio economici si può trovare facilmente compagnia. I locali hongkonghesi sono generalmente molto fumosi e la confusione è di casa.
Altro luogo di ritrovo sono i luoghi dove giocare d'azzardo, una vera e propria passione di tutti i cinesi. Il gioco più diffuso è il mahjong, una specie di domino che ha la stessa diffusione del bingo in Inghilterra; sono molto numerose, infatti, le sale adibite solo a questo gioco.
Un'usanza tipica è il dim sum, letteralmente piccolo spuntino, un misto tra colazione e pranzo (un po' come il brunch americano) a base di tè e piatti assortiti come il maiale arrostito, le tagliatelle e i germogli di pisello fritto e molte altre leccornie. Molti anche i venditori ambulanti e i piccoli chioschi che servono i noodles, una specie di tagliatelle fatte di pasta di grano o di riso.
La cucina cantonese è diversa dalla cucina cinese, con i suoi sapori molto delicati e quasi dolciastri. Le salse non sono forti, l'uso delle spezie è limitato e gli ingredienti sono sempre freschissimi (nei ristoranti ci sono le vasche dove vengono conservati i pesci vivi). Una delle ricette tipiche (e più antiche, risale al 1600) è il pollo del mendicante, pollo cotto nell'argilla con contorno di fagioli.
Il concetto di reputazione è importantissimo, essendo sinonimo di prestigio e posizione sociale. L'apparenza conta più della sostanza, ed essere vestiti nel modo giusto o avere un'automobile appariscente è il riconoscimento di uno status. Nessun cinese si fa mettere i piedi in testa, specialmente in pubblico. Gaffes da evitare sono regalare un orologio o piantare le bacchette nella ciotola del riso, visto che in entrambi casi si manda un messaggio di morte!
Hong Kong ha una fitta rete di trasporti interni, che spaziano tra ferrovie, aereobus, autobus, traghetti e taxi. Generalmente spostarsi è abbastanza economico, ma le condizioni sono talvolta spartane. Gli autisti degli autobus sono famosi per la loro spericolatezza al volante, mentre i tassisti sono molto numerosi e generalmente disponibili, anche se nelle ore di punta può diventare difficile trovare un taxi libero. Spostarsi in bicicletta e a piedi per lunghi tragitti è praticamente impossibile nelle zone centrali, mentre nei Nuovi Territori o in alcune isole più tranquille è meno raro vedere velocipedi e pedoni.

RELIGIONE E CREDENZE
I culti più diffusi sono il confucianesimo, il taoismo e il buddhismo.
Più che una religione, il confucianesimo è una morale, un pensiero che si rifà all'etica e studia i modi di vita dell'individuo in rapporto alla società. Lo sviluppo del confucianesimo è stato molto complesso, sfaccettato in più fasi in cui il pensiero stesso si è evoluto ed è mutato. In sostanza il confucianesimo però si rifà agli insegnamenti di Confucio (551ca.-479 a.C.) e dei suoi continuatori Mozi (450-380 a.C.) e Yangh Zhu (IV sec. a.C.), riadattati poi lungo i secoli a seconda delle necessità e dei mutamenti socio-economici. E' importante notare quindi che Confucio non fu né un profeta né un filosofo, quanto un maestro di morale, che insegnava - o per usare un'espressione più aderente al pensiero confuciano, trasmetteva - il corretto modo di intendere il Dao, la Via, secondo la tradizione.
Il confucianesimo, adotta quindi una visione gerarchizzata della realtà che punta ad una suddivisione sociale dei compiti. Esso concepisce le ralazioni tra persone come una serie di doveri a cui il singolo si deve uniformare, in cui ad esempio la famiglia è un'unità politica oltre che sociale e privata. Il confucianesimo si basa sul controllo delle emozioni e sul rispetto e sull'obbedienza verso chi appartiene all'ordine gerarchico superiore.
Sotto la definizione di taoismo stanno pensieri anche molto diversi tra loro, ormai però comunemente riferiti con un unico nome. Il nome deriva dal costante rimando al Dao (o Tao), che però - come si è visto - non è un concetto utilizzato solo dai taoisti. Il taoismo in sostanza riconosce solo l'"autorità" del Dao (visto in modo molto differente rispetto a Confucio). E' un'essenza inseprimibile e non comprensibile se non per intuizione, ed è il livellatore ultimo di tutto. Ha infatti creato tutte le cose esistenti uguali le une alle altre, senza che alcuna abbia il dominio o la predominanza. Nessuno ha quindi impegni verso antenati o discendenti, e tutto ciò che allontana dallo stato di natura, dalla natura stessa, viene visto come negativo in quanto si discosta dallo stato originario. In questo modo il taoismo si contrappone al confucianesimo in quanto il suo ordine non è il sociale, ma l'individuo, e il suo non è un pensiero di tipo morale razionalizzatore ma esistenziale irrazionalista. Suo scopo originario era una pratica della salvezza da perseguire tramite il completo adeguamento ai ritmi della vita universale.Le tecniche da adottare per ottenere un tale adeguamento sono varie, ma sostanzialmente consistono nel purificare e rafforzare l'energia vitale (qi) presente in ognuno di noi e nella conservazione delle proprie tendenze naturali (quindi ad esempio, semplificando di molto, mentre per un confuciano contrarre matrimonio era possibile solo come adempimento di una funzione sociale, ecco che per un taoista era il perseguimento di una sua volontà di amore verso un'altra persona che ricambiava egualmente tale desiderio).
Il buddismo invece è una componente filosofico/religiosa proveniente dall'India e solo in seguito (a partire dal I sec. d.C.) attestata in Cina. Qui ebbe modo di affermarsi nel tempo, prendendo anche caratteristiche diverse dal buddismo indiano - dato che le pratiche del buddismo erano quasi totalmente estranee al modo di pensare cinese (tanto che al suo primo apparire il buddismo fu aspramente criticato sia dai confuciani che dai taoisti). Lentamente, soprattutto tramite la pratica dei monaci di tramutare cerimonie e luoghi di culto tradizionali in eventi buddisti, alcuni concetti fondamentali del buddismo (come quello di reincarnazione o di karma - particolarmente facili da adattare al pensiero tradizionale cinese) poterono attecchire e perdurare fino ai giorni nostri, anche mischiandosi con correnti di altre scuole di pensiero (come si assiste nel neoconfucianesimo).
E' difficile poi separare religione e superstizioni: pratiche radicate sono il feng shui (un particolare modo di progettazione degli spazi che tiene conto della luce, dei colori e dei numeri, creando singolari soluzioni architettoniche), il ricorso agli indovini per conoscere il proprio futuro (e il proprio successo mondano), lo zodiaco cinese e l'antica teoria dei cinque elementi (nghang), ambedue importanti per determinare il carattere.
Per mantenere in forma il corpo e lo spirito c'è anche la disciplina del taijiquan: un'arte marziale simile al pugilato, ma ricca di spiritualità (è un'arte che si ispira al testo taoista Daode Jing). Il taijiquan è praticato, come il simile aikido, soprattutto all'alba e nei parchi pubblici.

Andrew Lau e il futuro di Hong Kong

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in APPROFONDIMENTI

A Mob StoryAndrew Lau, classe 1960, è noto al grande pubblico, locale e internazionale, per la trilogia Infernal Affairs (2002-2003), cui gli Oscar a The Departed (2006, di Martin Scorsese) hanno regalato grande pubblicità. Lau, che da diversi anni non si separa dietro la macchina da presa dal socio Alan Mak se non in rare occasioni, ha però un trascorso artistico che va parecchio indietro nel tempo, dagli esordi come direttore della fotografia per Wong Kar-wai ai primi successi al box office di Hong Kong, con la saga Young and Dangerous (1996).

Il bluff dei fratelli Pang

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in APPROFONDIMENTI

The DetectiveOxide e Danny Pang, fratelli nella vita e uniti anche dalla professione, in coppia, di registi, da quasi dieci anni lavorano tra Thailandia e Hong Kong riscuotendo successo. I gemelli sono una macchina da marketing: dopo i fasti di The Eye (2002), con due sequel, il secondo dei quali molto sopra le righe – The Eye 10, 2005, caustico già a partire dal titolo –, quando il loro appeal sembrava cominciare ad appannarsi, hanno saputo reinventarsi lontano dai territori abituali. Fino all’inatteso, recentissimo, sbarco ad Hollywood. Come abili giocatore di poker non hanno ancora svelato tutte le carte in mano loro, aspettando di volta in volta il momento giusto per calare l’asso vincente, dal nulla, quando meno te l’aspetti.

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