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My Heart Is that Eternal Rose Stampa E-mail
RECENSIONI - FILM
Scritto da Gianpiero Mendini   
Venerdì 14 Marzo 2008 03:05

My Heart Is that Eternal RoseLa prego, signor Tam, torni a dirigere un film... se ne sente urgentemente il bisogno!
Sì perché, in un periodo di stasi del cinema hongkonghese come quello attuale (anche se va già meglio rispetto ad un paio di anni fa), il ritorno dietro la macchina da presa del «maestro di Wong Kar-wai» (di cui aspettiamo ardentemente l'ultimo 2046) sono convinto porterebbe una ventata di creatività sicuramente propizia.
Speranze a parte però, l'ultimo lavoro di Tam è datato ben 1989 e, almeno per chi scrive, si gioca la palma di miglior film dell'anno niente meno che con il giustamente osannatissimo (e ormai classico) The Killer.
E col capolavoro di John Woo presenta non poche similitudini: anch'esso infatti è un action-mélo a basso budget ma a grandi idee, con la componente melodrammatica decisamente in primo piano (un ragazzo e una ragazza si amano ma devono separarsi ed il loro reicontro porterà alla tragedia) che però non trascura certo il lato puramente adrenalinico della vicenda.
Le coreografie ed il montaggio delle scene d'azione sono estremamente curati (e non mi sorprende: ricordiamoci che Tam ha montato un film caotico e complesso come Ashes of Time!) e producono un effetto di grande impatto drammatico (vedi ad esempio la scena alla stazione di servizio, che porta al climax della prima parte del film, e tutto lo statico ma incredibilmente dinamico finale).
Fra gli attori, più che i due innamorati (Kenny Bee e la bellissima Joey Wong, interprete anche della commovente canzone-tema portante e ricorrente), svettano le prove dei non-protagonisti: un feroce Chan Wai-man nel ruolo ormai collaudato (ma a quei tempi non ancora) del boss mafioso, un sorprendentemente folle (Gordon) Liu Chia Hui (bravo sia col parrucchino che senza...) ma soprattutto il giovane e già carismatico Tony Leung Chiu-wai… testimone volontario (nonché indirettamente partecipe) della disputa che ha come centro focale Joey Wong, il quale sceglie istintivamente di schierarsi contro il suo capo e di seguire ciò che gli dice il suo cuore tormentato ma finalmente libero. La scena in cui bacia Joey Wong sotto gli occhi allibiti del fidanzato e poi si allontana per andare incontro al suo destino fa venire letteralmente i brividi.
Grazie ad un uso abbondante ed efficace del ralenti, ad una fotografia che mischia abilmente tonalità calde e glaciali (il nome di Chris Doyle vi dice niente?), ad una colonna sonora (punto di forza di tutti i lavori di Tam) che va a braccetto con le immagini e di cui ne eleva la carica emozionale, e ad alcune scene d'antologia (non a caso citate spesso in documentari a tema, uno per tutti Cinema of Vengeance di Toby Russell), My Heart Is that Eternal Rose si colloca senza timori reverenziali vicino alle migliori opere di John Woo, Ringo Lam o Kirk Wong (solo per citare i registi più famosi) e costituisce un tassello essenziale per la crescita stilistica del cinema di Hong Kong di quegli anni (leggi periodo d'oro).
A quando il prossimo film, Signor Tam?

Hong Kong, 1988
Regia: Patrick Tam
Soggetto / Sceneggiatura: John Chan, Tsang Kan-cheung
Cast: Kenny Bee, Joey Wong, Tony Leung Chiu-wai, Chan Wai Man, Gordon Liu

 

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