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RECENSIONI - FILM
Scritto da Pierpaolo Vigevani   
Lunedì 17 Marzo 2008 20:10

SPLIl senso di giustizia e i doveri personali autoimpostosi da Chan (Simon Yam), mettono alla prova l'aderenza ai principi in cui credere da poliziotto. Capo di un'unità speciale, è vicino al ritiro a vita privata e la sua amata figlia adottiva è un costante ricordo della sua personale guerra contro un boss del crimine. Inoltre, Po (Sammo Hung) è diventato col tempo molto più di un capetto, fino a raggiungere lo status di intoccabile. Chan non può fermarsi prima di avere risolto questa faccenda ma non ha nulla in mano contro il rivale. Sapendo che Po è il responsabile dell'omicidio che ha reso orfana la sua figlia adottiva e della distruzione delle prove, Chan è lacerato dal fare ciò che pensa sia giusto, cercando a fatica di mantenere le sue azioni entro i confini della legalità. Ma (Donnie Yen) prenderà il posto di Chan come capo dell'unità e si unisce alla squadra pochi giorni prima del cambio. Ma sembra sempre comportarsi come il poliziotto modello ma presto veniamo a scoprire che anche nel suo passato ci sono alcuni luoghi oscuri: la rapida escalation della «guerra» tra Chan e Po mette alla prova la sua volontà di rimanere fuori dalle «ombre» che lo minacciano costante-mente.
Wilson Yip (Bullets Over Summer, Bio Zombie, 2002, Juliet In Love), alla sua quindicesima regia, questa volta tra il noir e le arti marziali, ancora una volta lascia trasparire il suo grande potenziale. SPL gioca subito l'atout dei tre protagonisti: sullo stesso set Simon Yam, Donnie Yen e Sammo Hung, roba da non crederci. SPL è un film tamarro, certo, ma nel porto delle spezie di film tamarri se ne intendono. Non lo erano forse a loro modo i due proiettili eroici o i primi domani migliori? Forse lo Stephen Chiau dio dei cuochi è un campione di sobrietà? E che dire degli splendidi tocchi di spazzatura zen del campione del popolo Wong Jing? Sha Po Lang è un film tamarro, certo, ma è quel tanto di tamarro che serve a darti l'adrenalina e poi a strapparti la lacrimuccia ed a inchiodarti allo schermo.
SPL è il ritorno alla Hong Kong dei bei tempi andati, la città del «dammi la faccia», quella in cui ti devi aspettare l'impensabile. SPL è la città degli occhi sgranati e le mascelle pendule per i twist finali (e qui l'ending è veramente speciale), è l'inferno dietro l'angolo dove ti rifugi, è il bene e il male che sono sempre una faccia della stessa medaglia, è una storia di padri e figli, di belve feroci che si trasformano in amorevoli genitori e di senso del dovere che cancella l'amore paterno. SPL è Gli Intoccabili formato Guangdong, con Simon Yam che gioca a fare Elliot Ness e Sammo Hung novello Al Capone, entrambi alle prese con la domanda della vita: il fine giustifica i mezzi? Come al solito sarà il sangue a lavare le colpe di tutti.
Sha Po Lang è semplicemente il perchè ci siamo innamorati del cinema di Hong Kong, è il ritorno in grande stile al nichilismo no-future del pre-handover. E' una storia di uomini: uno che fa di tutto per mantenere il suo impero criminale, uno che attraversa la sottile linea tra «servire e proteggere» e la morale contro cui combatte, e un'altro spinto a eccellere nell'ombra del ricordo di un errore del passato. No one gets outta here alive: non c'è ne futuro ne speranza.

Hong Kong, Cina, 2005
Regia: Wilson Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Szeto Kam-yuen, Jack Ng, Wilson Yip
Cast: Donnie Yen, Sammo Hung, Simon Yam, Liu Kai-chi, Wu Jing

 

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