| Election 2 |
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| RECENSIONI - FILM | |||
| Scritto da Paolo Villa | |||
| Sabato 20 Febbraio 2010 01:00 | |||
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Il destino non si cambia e per ogni azione ci sono conseguenze da affrontare: chi le sa accettare e riesce ad adattarsi al substrato degli eventi sopravvive, chi nega la forma del mondo per tracotanza d'imposizione della propria volontà soccombe. L'armonia è davvero una virtù, ma nella Hong Kong del dopo handover, il termine armonia ha cambiato significato, e nella scena finale di Election 2 Johnnie To ci spiega i suoi perché. La violenza assume le sfumature yin del volto e delle movenze di Jimmy, che mantiene il suo profilo di normalità nell’ambizione anche alle prese con la violenza più trucida1. Un To scuro e cattivo come raramente prima ci consegna un ritratto estremo - e in quanto tale, probabilmente molto romanzato - dei meccanismi che regolano la prosperità e la decadenza delle società triadiche tradizionali: un novello feudalesimo si affaccia alla ribalta di Hong Kong, dopo decenni di rispetto dei costumi antichi. Se l'eco di Fukasaku si fa sentire (soprattutto Yakuza Graveyard), e se alcune battute risuonano dell'epica scorsesiana dei Goodfellas e coppoliana dei Godfather, To non manca come sempre di far suo questo materiale per parlare di Hong Kong e dei giorni nostri, nell’ennesimo, riuscito, affresco puntuale di un’epoca aspra e vitale.
1 Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, Hong Kong University Press, 2007 Hong Kong, 2006
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| Ultimo aggiornamento Sabato 20 Febbraio 2010 20:11 |






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