| Gallants |
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| RECENSIONI - FILM | |||
| Scritto da Emanuele Sacchi | |||
| Mercoledì 17 Agosto 2011 00:00 | |||
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Sono trascorsi dieci anni tra il momento in cui il maggiore talento del cinema hongkonghese recente Derek Kwok e il sodale Clement Cheng hanno scritto la sceneggiatura di Gallants e quello in cui il film ha infine visto la luce. Un arco temporale sufficiente per un ricambio generazionale nel pubblico e, di conseguenza, per un mutamento nella percezione di un film che nasce come omaggio a quel cinema di arti marziali che rappresentò gloria e vanto dell'ex-colonia. Un amarcord per un cinema che non esiste più (se non sotto una forma radicalmente mutata e contaminata con il digitale e le esigenze di una macchina industriale sempre più vorace), forse esoterico e difficile da comprendere per il pubblico occidentale, che ignora l’esistenza di idoli locali e dimenticati, ma carico di significato per chi con quei film è nato e/o cresciuto. La formazione del kung fu come rivalsa dell’individuo e maturazione anziché per salvare il mondo o sconfiggere i cattivi: una morale di per sé anacronistica quanto rivuoluzionaria. Per il teenager hongkonghese di oggi è difficile che il nome o le fattezze del minuscolo Teddy Robin Kwan o quelle più massicce di Chen Kuan-tai suggeriscano qualcosa e questa ignoranza del passato finisce per aggiungere valore all'operazione nostalgia messa in piedi da Kwok e Cheng, spingendo alla riscoperta di miti del passato di Hong Kong frettolosamente dimenticati. Non manca neppure l'annuncio dei nomi dei protagonisti mano a mano che questi fanno la loro comparsa sul set nella minuziosa ricostruzione del duo Kwok-Cheng.
Hong Kong, 2010
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Agosto 2011 17:29 |






Vilipeso dal suo capufficio, Cheung è un frustrato ex-amante delle arti marziali sull’orlo della depressione. Incaricato di far sloggiare i vecchi abitanti di uno stabile, scopre che questi sono Dragon e Tiger, ex campioni di kung fu e allievi di Master Law, sifu in coma dai tempi di un epico duello. Forse per Cheung è giunta l’ora del riscatto.