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RECENSIONI - FILM
Scritto da Paolo Villa   
Venerdì 29 Febbraio 2008 02:04

ExodusOcchi azzurri, occhi di donna, il viso della regina da giovane, un uomo in costume da bagno, con tanto di pinne e maschera da sub, un altro, un corridoio in una stazione di polizia, un altro uomo per terra, colpito a martellate dagli uomini-sub, un poliziotto si affaccia, respinto, altri uomini-sub si aggiungono e aggiungono martellate al disgraziato per terra, che tenta di fuggire, senza successo.

Fugge la telecamera, invece, se ne va, piano piano, senza disturbare, sul tappeto della musica. Questo è l’incipit meraviglioso di Exodus, dopo il quale la camera di Edmond Pang incomincia a riprendere di sbieco, oscillando nel silenzio, gli ambienti dove si muove il suo protagonista: l’agente Tsim Kin-yip (Simon Yam, più in forma che in Eye in The Sky, in più di un senso); passano davanti agli occhi gli uffici della polizia, il suo appartamento, freddi e inseriti in una Hong Kong raramente vista così deserta, asettica e inospitale.
La storia comincia con Tsim, polziotto ligio al dovere, che in vent’anni non ha fatto carriera per poca omologazione o voglia, che trascrive la deposizione di Kwan (Nick Cheung, quasi irriconoscibile e sorprendentemente bravo), arrestato perché sorpreso con una videocamera in un bagno per donne. Il sospetto però insiste a sostenere che stesse solo raccogliendo prove per documentare il complotto di un gruppo, nemmeno tanto ristretto, di donne per eliminare tutti gli uomini. Tsim non riesce a credereci, registra la cosa da bravo impiegato e se ne va a casa, dove la moglie Ann (Annie Liu, volto fresco e ben calzata nella parte) lo aspetta, insieme con il solito tran tran della quotidianità di coppia, tra piccole bugie e piccole felicità. Nel cuore della notte, tuttavia, Tsim riceve una telefonata dal commissariato: la deposizione di Kwan è scomparsa e ora il sospettato ha radicalmente combiato la sua versione dei fatti. L’uomo che prima pareva così convinto del complotto anti-maschile planetario, ora si dice solo un guardone e rinnega ogni sua parola. Contrariamente ad ogni evidenza, il mistero avvolge le sue spire nella mente di Tsim, che incomincia a investigare su una serie di fatti e coincidenze piuttosto singolari.
Per chi ha amato gli esordi di Pang, forse uno dei talenti più cristallini nel panorama del cinema hongkonghese del nuovo millennio, Exodus può risultare una spiazzante sorpresa. Spiazzante, e però gradita, visto come il regista riesca a uscire dalla commedia a volte nera a volte becera di You Shoot, I Shoot e Men Suddenly In Black e contemporaneamente a staccarsi dal dramma calligrafico di Isabella per confezionare un noir atipico che si costruisce come una riflessione sulla verità e la verosimiglianza, a momenti spietata e a momenti dolce e sorridente.Passa ancora per il rapporto tra uomini e donne la poetica di Pang, come già in Men Suddely in Black e Beyond Our Ken, e stavolta mira più a fondo, mira alla psiche: il suo gusto non comune per il beffardo rimane, al fianco della volontà di andare a sondare la materia dei sentimenti da vicino e senza sceneggiarli in parola. Forse è questo il piccolo limite di un film per il resto riuscito in modo eccellente: ritrarre i sentimenti non è da tutti, e forse Edmond Pang non ha ancora raffinata questa capacità nelle sue corde, complici anche le musiche dell’italiano Gabriele Roberto (premiato anche per Memories of Matsuko), belle ma davvero troppo ingombranti. Si intercettano, però, tracce che fanno scommetere che il talento del regista potrà essere messo a frutto anche in questo campo, in futuro, e Exodus per lui è un passo avanti, l’ennesimo di un regista che non sa stare fermo.

Hong Kong, 2007
Regia: Edmond Pang
Soggetto / Sceneggiatura: Edmond Pang, Vincci Cheuk, Jimmy Wan
Cast: Simon Yam, Annie Liu, Nick Cheung, Irene Wan, Eric Tsang


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Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Febbraio 2008 02:19
 

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