"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Black Mask

Black MaskBlack Mask è un prodotto costruito per riscuotere successo, in patria e fuori, a partire da un cast guidato dal divo Jet Li e ricco di comprimari eccellenti, per finire con una troupe composta dai migliori professionisti disponibili. Produce con la solita professionalità Tsui Hark, dirige il talentuoso emergente Daniel Lee.
Tsui Chik è un bibliotecario dal passato nebuloso: vittima di un esperimento, l'uomo è in realtà un abilissimo combattente. Dietro le quinte un mad doctor che vuole conquistare tutto e la cui brama di potere pare sconfinata. Ovviamente il giovane eroe buono si contrappone, non senza qualche remora, ma supportato da un tenace poliziotto, al vecchio spietato, ingaggiando contro di lui e contro la sua organizzazione (che comprende anche una sua vecchia fiamma) una lotta senza esclusione di colpi.
La cornice proposta è quella del fumetto live action con un super eroe invincibile come protagonista. Un mix di tecnologia e di azione spettacolare, secondo la collaudata formula del Batman cinematografico di Tim Burton. Qui c'è però più sostanza: il personaggio interpretato da Jet Li - il cui look ricorda quello di Bruce Lee in The Green Hornet - è sconvolto da conflitti interni che lo rendono una sorta di Prometeo futuristico. Il contrasto contro la sua vecchia squadra 701 si fa sentire non appena compare sulla scena la donna che un tempo era l'amata (creduta morta, con relativo senso di colpa, come nei fumetti de L'uomo ragno). L'obiettivo finale, distruggere l'organizzazione dei cattivi (non ci sono colori intermedi, l'unica bipartizione possibile è bianco o nero), è il solo modo per redimersi, per cancellare il proprio passato e per ottenere il riscatto sociale necessario. Il premio, in caso di riuscita, è l'acquisto di un amico sincero e di una moglie affettuosa, ovverosia i prodromi del classico quadro familiare (medio borghese).
L'originalità non è nella trama - nonostante l'apporto di quattro ottimi sceneggiatori a limare incongruenze e asperità -, quanto nella concezione iconografica del progetto. Il lato tecnico è curato con ammirevole attenzione per ogni particolare: una fotografia colorata a tinte piatte riporta su pellicola la quadricromia delle tavole disegnate; i costumi vagamente rétro donano ai personaggi eleganza e portamento maestoso; la regia e il montaggio sono veloci a sufficienza per coprire esagerazioni e lacune, senza però confondere troppo lo sguardo. La parte del leone spetta alle coreografie che dominano le numerose sequenze ricche di combattimenti e stunts. Yuen Woo-ping, Deon Lam e Guk Hin-chu inventano movimenti plausibili e li alternano a pose improbabili, creando una sensazione iperbolica di anti-realismo, in cui i corpi sono ingranaggi di un meccanismo che ha nella rapidità la sua chiave di volta. Black Mask, che per eleganza visionaria e raffinatezza barocca rasenta i limiti dell'auto-celebrazione, è uno dei tanti modi di concepire il fantastico secondo Tsui Hark.

Hong Kong, 1996
Regia: Daniel Lee
Soggetto / Sceneggiatura: Tsui Hark, Joe Ma, Teddy Chan, Koan Hui
Cast: Jet Li, Lau Ching-wan, Karen Mok, Francoise Yip, Patrick Lung

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