"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Love Paradox

Love ParadoxStoria ad intreccio coprodotta dal regista Clifton Ko e dal prolifico Joe Ma che segue le avventure - in larga parte sentimentali - di alcuni personaggi abitanti al quarto piano di un grande palazzo residenziale. Nell'appartamento A facciamo la conoscenza di Sau, ballerina appena respinta a un provino che, sul punto di sposarsi con Denver, musicista di successo, scopre che lui è ancora in contatto con la sua ex. Sentendosi perduta, Sau litigherà fino al punto di farlo fuggire. Presto però farà la sua comparsa Michelle/Michael, la temuta ex-fidanzata. Si tratta in realtà di un uomo con cui in passato Denver ha avuto una relazione e che ora torna a cercarlo. Nell'appartamento B vivono invece Fong Fong e il suo fidanzato, inetto impiegato perennemente distratto dalle belle auto, che - annoiato dal fare sesso con Fong Fong - le preferisce le riviste sulle auto da corsa. Perlomeno fino a quando non inizierà a spiare la vicina She Sean, intrattenitrice che si esibisce in danze erotiche senza tirare le tende. She Sean, che abita nell'appartamento C, riceve i suoi ospiti - che arrivano sempre con splendide e lussuose auto - senza alcun imbarazzo, ma non esiterà ad accettare un passaggio del vicino in un giorno di pioggia. Il quarto piano è così fotografato in un momento di cambiamento. Sau perde il fidanzato e conosce Michelle. Fong Fong è costretta a rincorrere i desideri del suo uomo, che intanto si scopre attratto dalla vicina. A fare da collante e a dare un senso di umanità a un palazzo altrimenti tremendamente anonimo c'è l'anziana guardia di sicurezza, Romeo, che osserva sagace e un po' spaesato le evoluzioni dei protagonisti.
A divertire in Love Paradox non è comunque la messa in scena, alquanto piatta. Nulla è di certo stato fatto per nascondere la povertà di mezzi. Scenografie interne risibili si susseguono a locazioni esterne appena sopra la sufficienza. Ma a dare un'aria di desolazione alla pellicola è senz'altro la fotografia grigia e priva di personalità, a cui sembra siano stati sottratti tutti i colori più pieni, quasi la pellicola sia perennemente sovraesposta. Anche la regia non brilla per eleganza, e si limita a seguire lo svolgersi degli eventi con annoiata semplicità - aiutata in questo da un montaggio privo di mordente che ogni tanto pare perdersi per strada. Gli attori invece, fortunatamente, per quanto spesso sembrino abbandonati a se stessi, sono tutti sufficientemente caratterizzati, tanto da risultare ampiamente credibili. Film del genere sono spesso veicolo o test per verificare le potenzialità delle attrici, e bisogna dire che nel presente caso la scelta risulta vincente su tutta la linea. Grace Yip è brava nel donare a Sau quella trasparenza necessaria a renderla fragile e dolce al contempo. Annie Wu, che interpreta la donna dalla personalità forte - ma fragile alla prova dei fatti - riesce senza difficoltà a rendere simpatico un personaggio che altrimenti sarebbe forse apparso stucchevole. Su Perry Chiu, qui al suo esordio, c'è poco altro da dire se non che svolge egregiamente alla sua funzione di attrattrice di attenzioni (vieppiù maschili, s'intende). Sempre tra gli esordienti, da segnalare la prova di Clarence Cheung, che interpreta il ruolo del bisessuale senza scadere eccessivamente nelle solite macchiette care al cinema popolare.
Come si può dunque immaginare, rispetto al risultato tecnico diversa è la resa a livello sceneggiativo. Love Paradox è gradevole e leggero in forza di una scrittura attenta ai particolari, che pur non disperdendosi in eccessivi filosofemi, presenta interessanti svolte. Anche se è ampiamente prevedibile dove ogni singola storia voglia andare a parare, i fili sono manovrati con gusto, senza scadere nell'eccesso o nel volgare e limitando le cadute di stile a poche scenette d'intermezzo. Da questo punto di vista, si tratta senza dubbio di un film atipico nell'attuale panorama di Hong Kong, tutto concentrato nell'inseguire i gusti del pubblico, con questo appiattendo le scelte sceneggiative verso i lidi del già visto. Per quanto ad esempio il finale non sia nulla di scandaloso e sia inscritto nel gene da commedia presente nella pellicola fin dal suo inizio, piace notare come si discosti in larga parte dalla morale confuciana della Cina tradizionale per dare via libera a un dispiegamento dei sentimenti scevro da costrizioni (passaggio sottolineato dai commenti della guardia di sicurezza - che in questo ha la funzione di controaltare e bilanciere).

Hong Kong, 2001
Regia: Clifton Ko
Soggetto / Sceneggiatura: Erica Lee
Cast: Grace Yip, Annie Wu, Perry Chiu, Andrew Lin, Vincent Kok

Free Joomla templates by L.THEME