"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Young Ones

Young OnesFilm strano e altalenante, questo Young Ones. Ci si potrebbe aspettare il solito film a là Young and Dangerous, visto che il tema - i giovani e le triadi - è abbastanza simile. Invece il taglio dato dal regista Steve Cheng riesce da un lato a stupire ed attrarre per la sua volontà di rottura - peraltro caso abbastanza isolato all'interno del genere in questi ultimi anni, se si escludono le epitomi prettamente parodistiche - mentre dall'altro porta a un certo distacco dovuto alle derive forse troppo scopertamente moralistiche. Il film ha infatti una partenza da commedia, con un anziano boss delle triadi che - dopo aver scontato parecchi anni - esce dalla prigione per ritrovare il suo luogotenente mezzo sordo e i suoi vecchi uomini sostituiti da ragazzini squinternati e indisciplinati. Ma i toni scanzonati lasciano presto il posto a un'impostazione più drammatica quando il prologo cede il passo ai veri protagonisti, due giovani di bande rivali che si fanno arrestare durante una rissa. Finiranno nella stessa cella del carcere minorile e dovranno imparare a convivere, le loro vite palleggiate tra un secondino eccessivamente severo ma giusto e un assistente sociale che cerca di comprendere i loro bisogni.
Il ritmo è discontinuo, così le cadute di tono si alternano a momenti interessanti. Sferzate surreali (si veda la scommessa sul numero degli spicchi nelle arance di uno dei due) intervallano momenti di duro realismo (gli scontri con gli altri detenuti) e inserti puramente drammatici (come le ralzioni con i parenti). Se quindi sconta una sceneggiatura che troppo spesso si lascia andare in rivoli di cui stenta a tenere a bada gli esiti, Young Ones ha dalla sua una regia salda in grado di dare unità al tutto, non facendo dunque pesare i pur ben evidenti cambi di registro. Le sequenza che si svolge la notte prima della rissa che porterà al carcere, con quei campi lunghi con sfondo il mare alternati ai primi piani dei giovani, o ancora il pestaggio del ragazzo con cui la fidanzata tradisce uno dei due protagonisti, con i soliti movimenti confusi frammisti ad altri rallentati, non fanno certo gridare al miracolo per la novità, ma sono in grado di ricreare un'atmosfera ben percepibile che costella l'intera opera. Un'estetica che da un lato richiama le nuove generazioni - quelle cui d'altra parte sono destinate pellicole del genere - con un'enfasi programmata sull'abbigliamento, le pettinature e gli atteggiamenti quanto più cool possibile. Dall'altro però si rifà, in misura minore, certo, a un immaginario più sporco e profondo, quello che sa di sudore e fatica, lasciando indietro ogni tentativo patinato di mascherare la realtà dei fatti. Con questo espediente viene ben sottolineato lo scarto tra il mondo esterno e quello interno al riformatorio, accentuando gli intenti didattici. E se la tirata morale è dietro l'angolo, fa piacere notare che venga raggiunta e presentata non senza autoironia, priva cioé di quella seriosità autoriale o peggio ancora pedante che troppo spesso l'accompagna (su tutti si veda l'esito riservato al luogotenente sordo, un Louis Koo che gioca con i suoi soliti ruoli d'azione).
Steve Cheng, che ha dimostrato di poter dirigere pellicole compatte e con alla base delle idee, se non proprio innovative piene di inventiva nei casi migliori, pare spesso vittima di sceneggiature non all'altezza che si perdono nelle loro contorsioni. Young Ones è però un film godibile nella sua semplicità, con personaggi e attori divertenti, una colonna sonora azzeccata e un'idea di partenza da non scartare a priori.

Hong Kong, 1999
Regia: Steve Cheng
Soggetto / Sceneggiatura: Nam Yin, Anna Lee
Cast: Leung Lit Wai, Lee Wing Ho, Chan Kin Fung, Leung Lik Kei, Siu Kam Lun

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