Box Office 2016: ancora Marvel in testa, poco prodotto locale

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

From Vegas to Macau 3I tempi del dominio local di Hong Kong son lontani, si sa. Ma sembrano assai remoti pure quelli degli incassi di Sex and Zen 3D o degli Unbeatable. Benché Cold War 2 conquisti un insperato terzo posto nel box office 2016 (66,2 milioni di HK$) e The Mermaid un lusinghiero settimo posto (55,2 milioni di HK$), si parla chiaramente di co-produzioni e, specie nel caso di Stephen Chow, di un film che di hongkonghese ha solo il certificato di nascita del regista.

Per arrivare al vero e proprio prodotto locale occorre infatti scendere fino ai 24,6 milioni di HK$ di From Vegas to Macau III, ultimo capitolo della instant saga messa insieme da Wong Jing. Cast all-star e nostalgia da God of Gamblers a parte, uno tra i peggiori titoli dell'anno qualitativamente, scarso persino per gli standard del famigerato mogul privo di scrupoli. Il primo HK 100% di qualità e rivolto a un target hongkonghese e non mainlander è l'ottimo Trivisa, con 9,2 milioni di HK$ di incasso.

Guerre fredde, cuori spezzati, ma la Cucinotta chi se l'aspetta?

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

Cold War 2Il cinema spesso agisce come un anticorpo. Più mette in scena la violenza nelle strade e più queste restano sicure. Al di là di facili slogan, come quello che campeggia nella stazione di polizia di Cold War 2, “Asia’s Safest City”, Hong Kong è sostanzialmente una città sicura. Ma non lo si può certo dedurre dal film di Longman Leung e Sunny Luk, ultimo di una lunga tradizione di polizieschi catastrofici in cui la sicurezza sembra non esistere, di fronte a criminali ubiqui e onnipotenti.

Nella saga di Cold War, però, i criminali non sono dei fuorilegge qualsiasi: il gioco di guardie e ladri è in realtà più di guardie e guardie, esasperazione di una lotta di potere tutta interna alla polizia che lascia dietro di sé una ragguardevole scia di sangue.

Far East Film 16: Unbeatable Hongkongness

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

Unbeatable HKnessIl Far East numero 16 nel segno dell’hongkonghesità: un misto di necessità e virtù, forse, perché Cannes e i festival con galloni, lustrini e paillettes si mangiano tutto, specie le prelibatezze coreane e cinesi. Ma scegliere Hong Kong significa ritornare alle radici della manifestazione e a quelle dei gusti cinematografici di quasi tutti i fareastiani accorsi inesorabilmente per l’evento. Ormai incuranti di un verdetto destinato sempre a scontentare e lasciare un po’ di amaro in bocca (sembra di assistere alle elezioni politiche e al tipico “ma chi è che l’ha votato?” con tutti che fingono di non saperne nulla).

IL VISIONARIO a Venezia 68 - La Capritudine

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

capraForse è l'ultimo anno, forse no. C'è aria di rinnovo, più che altro speranza di rinnovo per San Marco Müller che tutto osserva e a tutto provvede. La truppa, al solito folta, di film orientali non è totalmente esente da difetti, ma abbonda di opere assai notevoli, in primis l'ultimo Sono Sion (solo qualche difettuccio legato alla ripetizione di alcuni topoi), il Ching Siu-tung dominato dalla CGI ma posseduto da una fantasia visionaria senza limiti di The Sorcerer and the White Snake e soprattutto Ann Hui, che potrebbe essere finalmente premiata dopo una lunga e straordinaria carriera, che nell'esemplare A Simple Life trova un perfetto coronamento.

Benché il film giapponese migliore sia Cut, di un regista iraniano, Amir Naderi, che ha girato nella lingua del Sol Levante un omaggio sviscerato e commovente al cinema (giapponese ma non solo), oltre che una lezione su ciò che significa, in termini di autolesionismo, fare (e occuparsi in genere di) cinema.

Hong Kong al box office: 2011 – L'anno del riscatto

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

sexandzenLa tendenza degli ultimi anni di Hong Kong è stata quella di un lento declino e di una, sostanzialmente irreversibile, crisi di identità; una faccenda legata a inevitabili evoluzioni socio-politiche, per la quale risulta difficile ipotizzare un'inversione di marcia, ma che non esclude che avvengano singolari dètournements. Nemmeno negli anni più bui, a cavallo dello handover, la crisi ha impedito di assistere a dei buoni quando non ottimi film e a dei campioni di incassi capaci di risollevare effimere ondate di entusiasmo e orgoglio per il cinema in lingua cantonese. E più che mai nel 2011 la bandiera della S.A.R. (Special Administrative Region, come sarà ambiguamente definita Hong Kong sino al fatidico 2046) è tornata a sventolare, all'insegna del cinema più oltraggiosamente exploitation che si possa immaginare.

Sesto incasso dell'anno, infatti, con 41 milioni di HK$ (5,3 milioni di dollari), Sex and Zen 3D: Extreme Ecstasy non solo ha riportato al cinema gli hongkonghesi in massa per un film in cantonese, ma ha soprattutto attirato nell'ex-colonia spettatori della Cina continentale, costretti a prendere il traghetto dalle proibizioni della censura di Pechino.

IL VISIONARIO al Far East 13 FINAL: l'after-shock per Aftershock

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

AftershockA mente fredda, dopo la giusta e doverosa decantazione, si può affrontare il discutibilissimo verdetto del Far East, coronamento sorprendente di un'edizione forse non  indimenticabile ma certo degna di essere ricordata. L'esperimento della contemporaneità pomeridiana e serale ha pagato in termini di business ma a scapito dei cinefili, costretti a perdersi la retrospettiva pinku nella sua totalità e sostanzialmente a non poter usufruire delle repliche. Un concorso sbilanciato in favore della Corea del Sud – stagione notevole però, quella coreana 2010/2011 – e di una Cina Popolare che cresce numericamente ma non qualitativamente. Sarà la nostra atavica e tutta hongkonghese avversione per i mainlanders, ma se da un punto di vista budgettario non c'è nulla da dire sulla crescita del cinema cinese, come qualità c'è molto da dire. Pochi gli entusiasmi, tra remake inutili (What Women Want), action al grado zero della regia (Wind Blast) e blockbuster ricattatori e strappalacrime (Aftershock). Peccato che quest'ultimo sia risultato nientemeno che il vincitore, in un anno che vantava – pur con  i dubbi già espressi qui su Il VisionarioConfessions (vincitore dei premi della giuria) e un manipolo di action e horror coreani di tutto rispetto.

 

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