IL VISIONARIO al Far East 13: Michael Hui o Il trionfo della semplicità

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

Michael HuiPuntuali come un orologio svizzero che ha smesso di ticchettare tempo addietro, rieccoci qua nella solita Udine. Per illuminarvi su... Tetsuya Nakashima e Michael Hui.

Che in comune non hanno niente, significa più o meno accostare La Russa e Olivia Wilde, ovvero due specie agli antipodi del regno animale. Ma il punto del discorso è un altro, ovvero che i due incarnano alla perfezione il "prendersi sul serio" e il "prendersi in giro". Ma partiamo da Nakashima.

Non fosse così enfatizzato, non fosse tutto così spropositatamente sottolineato, con la solennità di chi deve raccontarci la Verità, non fosse necessaria una pletora di ralenti per sovraccaricare ulteriormente la materia trattata...

Non fosse tutte queste cose Confessions sarebbe il capolavoro che molti dicono. Ma non si parla di bazzecole, quanto sopra è faccenda sufficiente per spingere a chiedersi perché chi ha talento oggi (pochissimi) finisca immediatamente per credersi il depositario del Verbo e tirarsela da qui a Kuala Lumpur. Forse proprio perché si tratta di un circolo ristretto o perché il potere dà alla testa, come ci insegna Bananas ("la lingua ufficiale del Bananas da oggi sarà lo svedese"). Se quel che voglio dirti è fondamentale e sono consapevole della sua importanza, ho bisogno di scrivertelo in grassetto ed evidenziarlo con uno Stabilo Boss? Shakespeare fa il medesimo effetto anche in corpo 6, basta mettersi gli occhiali. Questo a Nakashima sfugge, lui si crede già dio; e pare - ma la notizia è ancora da confermare - che intenda cambiar nome in Anderson, per adeguarsi al vezzo in uso presso i registi megalomani.


Dall'altra parte dell'Universo invece c'è un signore di quasi settant'anni ma più giovanile del 90% dei nerd che popolano il Teatro Giovanni che, caso pressoché unico a Hong Kong, si è limitato a una ventina di film pur essendo regista e attore. Uno che ha saputo coniugare i gusti del pubblico di massa e i palati più fini, i primi con lo slapstick e i calci nel sedere, i secondi con gag che rimandano ai Marx e a Peter Sellers ma anticipano Stephen Chiau e non solo (Leslie Nielsen riprese la gag del pollo di The Private Eyes, ma non è l'unico caso di plagio). Come è riuscito a fare tutto questo Michael Hui?
Con la forza di un linguaggio semplice, genuino, quello che ieri a Hong Kong era nell'aria che si respira e oggi molto meno, quello che nelle schermaglie un po' facete tra il Pollo americano e l'Anatra cinese ci dice infinitamente di più su cosa sia la gente vera di Hong Kong e di come ciò che li eleva a livello culinario rispetto ai fast food si rispecchi in un diverso modo di intendere i rapporti umani. La sincerità caciarona, scaltra e infingarda ma così calorosa quanto a sentimenti contro l'inutile disciplina di chi antepone l'obiettivo al modo di raggiungerlo.
Tutto scontato? Certo che sì, tutto scontato, tutto semplice, tutto ingenuo. E tutto NECESSARIO (scritto in maiuscolo come piace a Nakashima).
This is Michael Hui, ladies, gentlemen & members of the 3rd sex.

m'goi saai

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