Reportage dal FEF - Capitolo finale

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

Gachi BoyPensavate che fossi stato rinchiuso in uno scantinato filippino e avessero gettato la chiave? Vi è andata male, ero seduto nel Teatro Nuovo Giovanni – appena un po' più scomodo dello scantinato filippino – a subire una devastante cura Ludovico: d'altronde al Far East si dovrebbe andare anche e soprattutto per vedere dei film oltre che per conoscere avvenenti ragazze dagli occhi a mandorla (ogni riferimento a talune traduttrici cantonese-italiano è del tutto casuale). 

E i film ci sono stati eccome, tanto che – per un puro caso, visto che di reali celebrazioni del decennale non ce ne sono state – si può ricordare l'edizione X come la migliore da diversi anni in qua, retrospettive a parte. Merito soprattutto di Mark Schilling from Ohio, dove il sole non ti spacca in quattro, che ha messo insieme una truppa di giapponesi che ha mazzolato a sangue le altre compagini come neanche ai tempi belli del '41-'45. Benché spesso collocate all'alba, le diverse pellicole dal Sol Levante hanno conquistato premi, cuori e applausi del popolo del Far East; anche perché ce n'è per tutti i gusti. Come la storia tragica ma analizzata con la consueta compostezza nipponica di Your Friends di Hiroki Ryuichi – quello di Vibrator vite spezzate da un fato avverso che non rinunciano a cercare un barlume di speranza, magari sotto forma di nuvole paffutelle, nel mondo attorno a loro. O i bozzetti ironici e ultraleggeri di Fine, Totally Fine firmato Fujita Yousuke, un viaggio nelle vite di loser assoluti che si intrecciano inevitabilmente: menzione speciale per le sequenze irresistibili in cui il goffo Teruo – in nomen omen – spaventa amici e passanti. Per finire con la tragicommedia del winner Gachi Boy, fortemente debitrice di Foul King e Memento e congegnata per commuovere e non fare prigionieri, ma comunque ricca di momenti memorabili. E un Miike con un paio di momenti che fanno onore alla lunga galleria di eccessi miikiani.
Pure l'horror day – alla fine l'ho passato in sala – tutto sommato è stato meglio del solito, con Kaidan e The Guard Post più che passabili e Sick Nurses talmente immondo da entrare nella storia, ostentazione ultratrash di infermiere procaci. Si trattava della prima coproduzione affidata a Locati in terra thailandese. Anche l'ultima purtroppo: visti gli esiti, il principe l'ha rispedito qui. Giusto in tempo per assistere al gran finale in cui Johnnie To da vero big shot ha consegnato il regalo più tamarro del secolo a Mr. e Mrs. FEFF, preannunciato il suo ritorno l'anno prossimo, invitato gente sul palco. Praticamente il padrone del vapore, tanto da far credere a qualcuno (in realtà c'è cascato solo Frederic «Otto cavalletti» Ambroisine) che Law Wing-cheong sia un regista e Tactical Unit una serie con tutti i crismi. A ‘sto giro io e il Locati non ci siamo fatti mancare nemmeno il concerto, congegnato come solo il FEF può: i rockissimi Detroit7 abbinati al saldo di fine stagione Howie B. Un po' come pasteggiare a biancosarti e stracchino, per chi sa di Broncoviz. Però hanno spaccato entrambi in uno spaziocinema Ferriovario imballato oltre ogni dire.
Forse è successo per caso o forse sono il solito Mad Detective, ma questo Far East X è riuscito proprio benino e lascia davvero un buon ricordo di sé. Grazie a Giorgio Placereani e ad Asian Feast per lo showdown più bello del festival, roba che manco Miike sul tetto del Suzuran. Grazie a Frederic Ambroisine e alla sua compostezza e consapevolezza dei propri limiti nelle interviste. Grazie ai molti autori di domande idiote durante i panel: il ricordo dei vostri interventi mi servirà durante le crisi di autostima. Grazie di esistere a Lam Suet e a tutte le attrici ospiti, una più bella dell'altra. Grazie ai molti amici presenti e ai (molti???) lettori di questo reportage che va a finire. Tra poco pure Hong Kong Express compie dieci anni: aspettatevi fuoco e fiamme.
Byebye.

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