La commedia HKese

Kung hei fat choi, o della commedia di capodanno

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in LA COMMEDIA ALL'HONGKONGHESE

The Eight HappinessLa commedia di capodanno è una geniale invenzione della Cinema City. Si tratta di una scelta lucrativa - piuttosto che contenutistica - che premia le pellicole ritenute importanti - e potenzialmente fruttuose - con l'uscita al cinema in un periodo strategico. Notoriamente il capodanno lunare è il periodo in cui le sale cinematografiche sono più affollate: per catturare questo pubblico, composto principalmente da famiglie, bisgona offrire loro qualcosa di più intrigante del solito blockbuster. Per attirare l'attenzione del grande pubblico prima si pensa ad un mix hi-tech che sbalordisca e lasci a bocca aperto lo spettatore medio: la serie Aces Go Places riscontra subito il gradimento collettivo, ma è probabilmente troppo costosa per poter essere riproposta con costanza (e nonostante tutto arriva a quattro seguiti e a un omaggio non ufficiale nel 1997). Meno dispendiose e altrettanto efficaci, visto l'affetto che i fan dimostrano ai loro idoli, sono le commedie con cast all star. Queste pellicole diventano subito un efficacissimo specchietto per le allodole, investimento non troppo ingente che dà frutti di grande valore. Il motivo fittizio dietro cui sono mascherati gli intenti economici dei produttori è augurare al fedele pubblico un felice anno nuovo: la formula ricorrente è kung hei fat choi (tanto che c'è un film di Dean Shek con Alan Tam e George Lam che si intitola smaccatamente proprio così), l'auspicio tipico, un in bocca al lupo sostanzialmente economico, un pronostico affinché l'anno nuovo che arriva porti soldi e (di conseguenza anche la) felicità. Il periodo tra febbraio e marzo diventa quindi terra di conquista, un'appendice ancor più prolifica e vantaggiosa del mese tra la settimana pre-natalizia e i primi giorni di gennaio, con le major pronte a sfidarsi a suon di cartelloni con tanti nomi altisonanti e promesse di risate e divertimento. La Golden Harvest fronteggia con decisione la Cinema City e le contende ogni anno i primati; più avanti anche la U.F.O. proverà a dire la sua in materia.
Il periodo di riferimento influisce ovviamente su temi, messaggi e metodi utilizzati: rivolgendosi specificamente a un pubblico familiare non potranno mai essere pellicole sperimentali, eccessive o troppo originali. Anzi, le sceneggiature sono addirittura conservatrici, garbate, e sfruttano per lo più la meccanica della farsa ad equivoci. L'importante è amalgamare bene le diverse personalità e permettere all'interazione dei personaggi di scorrere con fluidità. Un maestro in tal senso è Raymond Wong, che sia come attore (The Eighth Happiness di Johnnie To) che come produttore e sceneggiatore, si presta diverse volte a operazioni di tal fatta: in All's Well End's Well, diretto da un altro specialista del meta-genere come Clifton Ko, è il fratello maggiore di Stephen Chiau e Leslie Cheung, contrapposti alle tre donne terribili All's Well End's WellSandra Ng, Maggie Cheung e Teresa Mo. Spesso e volentieri per dare spazio a sufficienza alle diverse superstar il discorso è frammentato, diviso in episodi, anche di breve durata, legati tra loro, quando necessario, in maniera labile. Ancor più sovente sono presenti un tema musicale allegro a fare da collante e una confezione patinata, scenario rassicurante e sfondo colorato davanti al quale si muovono i protagonisti. Situazioni e tattiche sono, come si è detto, classiche derivazioni della pochade, teatrali esibizioni di bravura recitativa: l'importanza dei tempi comici è fondamentale affinché nessuno pesti i piedi ai compagni di set e permetta alle gag, mai troppo forti, di emergere gradualmente. Solo il succitato film di Ko esce dalle righe grazie alla verve scatologica di un irresisistibile Chiau, che sfrutta ogni possibile riferimento - il cinemax, la televisione, le nevrosi sociali, i miti già acquisiti - per scatenare la demenzialità del suo moleitau. Quasi sempre la finzione alla fine scopre se stessa e ammette in coda la sua precarietà, rivelando la realtà del set durante la lavorazione e gli attori nei loro panni che si rivolgono direttamente alla platea per rivolgere gli auguri di rito.
Insieme a Clifton Ko - uno dei più prolifici artisti del genere: vanno ricordati i suoi Ninth Happiness e It's a Wonderful Life - e Raymond Wong, quasi tutti gli artisti di casa Cinema City - e successivamente della Golden Harvest - amano presenziare e lasciare la propria impronta. In breve i migliori episodi godono di anno in anno di seguiti - sovente contrassegnati dall'anno o da un aggettivo o da un pronome identificativo piuttosto che numerati -, e vengono serializzati, con cast leggermente modificati a seconda della popolarità degli attori e delle loro richieste economiche. Così ad All's Well End's Well seguono All's Well End's Well, Too e All's Well End's Well 1997; dopo It's a Mad Mad World vengono prodotti It's a Mad Mad Mad World II e It's a Mad Mad Mad World Too!. Tra i tanti esempi di registi e film da citare: Johnnie To con The Fun, the Luck and the Tycoon; Tsui Hark con Working Class, The Chinese Feast e il tardo Tri-Star; Karl My Lucky StarMaka con It Takes Two e The Thirty Million Rush; Dean Shek con A Family Affair e il seguito The Family Strikes Back; Clarence Ford con i due They Came to Rob Hong Kong.
Dopo un decennio di intensa ricorrenza e qualche strascico ritardato non particolarmente fruttuoso, il trend sembra esaurirsi automaticamente. Ma le tradizioni, si sa, sono dure a morire, soprattutto quelle così radicate nell'immaginario comune. Per cui i fantasmi commerciali di un'epoca che sembrava lontana mille anni tornano con impeto nel nuovo millennio, quando tre pellicole si danno battaglia e rilanciano la vecchia gara: sfida vinta nella nuova edizione da un outsider, Marry a Rich Man di Vincent Kok, che si lascia alle spalle gli agguerriti concorrenti Fat Choi Spirit, del solito Johnnie To, e il nostalgico Chinese Odyssey 2002 di Jeff Lau. La giostra ricomincia il suo giro folle, e l'anno dopo è ancora il turno di Kok contro To, con My Lucky Star che ha di poco la meglio su Love for All Seasons. L'anno prossimo, ne sono sicuro, i due abili marpioni ci riproveranno.

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