Passion

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PassionKu Ming / Cora Miu sta festeggiando in famiglia il fidanzamento con John / George Lam, quando Wen-wen / Sylvia Chang, amica d'infanzia appena tornata da un lungo soggiorno all'estero, arriva e le porta in dono il disegno di una mano femminile e una maschile che si tengono. Ku Ming è stata la segretaria di John, e per questo ha per lui rispetto, fiducia, e un'ammirazione molto composta. Ora sta per diventarne la moglie, e con cura e delicatezza si occupa dei preparativi per il matrimonio, borghese e impeccabile. Wen-wen è fatta di un'altra pasta, e tutte queste sottigliezze non sono parte di lei: fa la conoscenza di John ed è subito chiaro, al volo, che i due hanno un'intesa molto istintiva e profonda. Se ne accorge anche la mamma di Ku Ming, che infatti, malata e preoccupata per il futuro, chiede a Wen-wen di proteggere sempre sua figlia dalle cose cattive che potrebbero capitarle. Così Ku Ming sposa John, e Wen-wen no.
L'intero film è raccontato per grandi flash back evocati dalle due amiche, Cora Miu e Sylvia Chang, sedute ai tavolini del circolo del tennis, mentre le figlie giocano con uno dei fidanzati. Sylvia Chang non è mai andata tanto per il sottile neanche nella vita vera, mescolando spesso suggestioni derivate da ambienti molto variegati, con coinvolgimento e allo stesso tempo distacco, con un risultato che ha sempre un'aria come incompleta, ma a modo suo equilibrata. In Passion sono riconoscibili i cinici e dolorosi melo mandarini, il cinema cantonese di donne che dialogano, un po' di Kammerspiel, e la tradizione francese del diabolico cinema-specchio della borghesia intrisa di rigori invalicabili, molto probabilmente filtrato attraverso la Ann Hui di Love in a Fallen City (la scelta di Cora Miu, protagonista con un personaggio molto simile a quello del film di Ann Hui, fa da prova del nove). Passion è esteticamente retro, curatissimo nei costumi e nelle ambientazioni e attentissimo a lasciare non detti, ma solo mostrati, e tra le righe, gli aculei più delicati, più caustici e imprescindibili delle relazioni umane: Cora Miu, sorridente, mite e testarda, non si scompone mai e ha una volontà di ferro, volontà non di essere amata dal marito, ma di possederlo, di considerarlo sua proprietà anche dopo morto. Sylvia Chang al contrario, non vuole possedere nessuno e sembra perdente, ma è quella che invece impara la vita, e impara a spostarne le pedine in modo da costruircisi una parvenza di normalità. Oltretutto Sylvia Chang, anche nel recente 20, 30, 40, rischia di continuo di essere giudicata una regista che mette in scena se stessa con egocentrismo. Se non fosse per il fatto che c`è troppo senso dell'umorismo (amaro) nei personaggi interpretati e scritti da lei; in Passion, la scena che la mostra barcollante, ubriaca e persa a litigare col vestito (bianco) impigliato nella maniglia del bagno, mentre tutti sono in salotto a fare giochi cretini intorno a George Lam e Cora Miu sposi, è una scena sicuramente insistita, ma è anche una scena che sa parlare molto chiaro semplicemente con la forza delle immagini, e con un senso del tragicomico al quale non si può che fare tanto di cappello. Alla fine, quello che è chiaro è che per essere e rimanere amiche c'è bisogno di rinunce e sacrifici, e chi è più intelligente deve ingoiare le regole rigide dell'esistenza decorosa (degli altri), trovando un posticino simil-accettabile anche per sé; chi è più stupido invece si accontenta di rifilare scherzetti perfidi di tanto in tanto, e si rallegra nel possesso di beni superflui, per esempio un marito. Una morale titubante e ambiguissima, come infatti sono ambigue le donne, quando si inoltrano nel mondo dei sentimenti, anzi: nella scala di valori cangianti dei sentimenti.

Hong Kong, 1986
Regia: Sylvia Chang
Soggetto / Sceneggiatura: Sylvia Chang
Cast: Sylvia Chang, Cora Miao, George Lam, Wong Man-lei, Chung Ging Fai

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