An Ocean of Love

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An Ocean of LoveMarito e moglie, ricchi industriali hongkonghesi, vengono svegliati di soprassalto dalla telefonata che annuncia l'arrivo dell'amica di una collega facoltosissima di Singapore, con sua figlia. I due, dopo un litigio coi contadini fiorai, si precipitano all'ereoporto, insieme al figlio balbuziente e al gruppetto di aiutanti più o meno toccati. Purtroppo però la signora e sua figlia, siccome hanno preso un taxi, sono già arrivate da sole alla tenuta, senza ricevere nessuna accoglienza, ma solo tante scuse al ritorno dei padroni di casa, confusi, sudati e agitatissimi. Cominciano le visite alla città, alla fabbrica di bottiglie dell'industriale, e ai locali notturni. La giovane ospite si annoia a morte, e così una sera sgattaiola in città con abiti da proletaria, accompagnata da una delle domestiche. Davanti a un chiosco di bambole, la signorina perde di vista la domestica, e si ritrova sola soletta in un caos di gente festante e dalle maniere non propriamente elganti. Per sbaglio rompe la ciotola di pasta di un signore, che si mette a urlarle contro. Per fortuna arriva il figlio del fioraio, si presenta, e offre da mangiare a questa poverella sconosciuta, indifesa e imbarazzata. Da questo momento in poi la ragazza tenterà di passare più tempo possibile col ragazzo, guardandosi bene dal rivelargli la sua vera identità e nascondendo alla mamma le scorribande e i travestimenti da povera.
An Ocean of Love, come Opposite Love, comincia con un prologo-flashback che ha luogo durante i bombardamenti dell'ultima guerra, fornendo dei dettagli che, accantonati per tutto il film, verranno poi ripresi e chiariti solo nel finale, dandogli una svolta inaspettata. Nam Hung con le sue boccacce (in tutto cinque, insistite e buffe), le bugie e i travestimenti (la bocca piena di cioccolatini per camuffare la voce...), e Bowie Wu Fung con il suo temperamento da buono spartano, pezzo di pane che però quando s'arrabbia diventa passionale e testardissimo, reggono insieme questa commedia fatta di qualche equivoco e tante situazioni divertenti, assurde, ripetute e chiaramente giocose, anche se nell'ultima mezz'ora tutto cambia, e il tono generale rallenta sui litigi seri e sulle lacrime di disperazione e commozione. Niente è grossolano, tutto è a fuoco con profusione di fantasia: la scena iniziale del risveglio è stata velocizzata in truke, come una comica; le uscite segrete di Nam Hung e Bowie Wu Fung sono sempre la scusa per rivelare qualche dettaglio in più sulla personalità dell'uno o dell'altro (Nam Hung che fa la schizzinosa davanti a un piatto di riso, preparato con le mani sporche del gestore del chiosco); le domestiche piangono per finta, responsabili della scomparsa momentanea di Nam Hung, indecise tra il suicidarsi con una corda, con un coltellaccio o con una bottiglietta di veleno (strumenti tipici dei drammi di Chor Yuen), ma ridono in piena libertà scatenata quando è il padrone a piangere ragliando come se cantasse (uno Yue Ming coi suoi modi da mingherlino collerico, scattoso e perdente, comandato a bacchetta dalla solita Lee Heung Kam, vigile e opportunista). La felicità di Nam Hung, ragazza ricchissima, si trova nella casetta campestre poveramente arredata e abitata da Bowie Wu Fung e suo padre. La casetta nel bosco: paradigma del pensiero di Chor Yuen, e come sempre nei suoi film, palcoscenico raccolto sul quale accadono le cose vere, ci si dice sempre la verità, e poi niente può più essere come prima, gli animi sono in subbuglio e hanno perso la spensieratezza, mentre arriva l'ora delle responsabilità. A parte qualche segno dei tempi (e della fretta) tutto sommato ampiamente passabile (uno zoommone nei campi, un pezzetto di colonna sonora idilliaco con Moon River di Henry Mancini, un gruppo di figuranti imbambolati alla fermata dell'autobus a fare un ping pong di sguardi tra Nam Hung e la cinepresa, e l'ombra di un colonnato che rivela la finzione di Hong Kong disegnata e non vera, fuori da una finestra), An Ocean of Love è un film piacevole e divertente, pieno di grazia e con una comicità spigliata e mai eccessiva, mai volgare, e un finale teatrale, come piaceva a Chor Yuen, con tutti i personaggi che sfilano in passerella, ma una volta tanto in esterni, e non su una pedana rialzata del salotto, come al solito!

Hong Kong, 1965
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Chor Yuen
Cast: Nam Hung, Wu Fung, Lee Heung Kam, Yue Ming, Wong Man-lei

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