Eternal Love

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Eternal LoveLo scolaro Man Ping-sang si ammala durante un viaggio e viene soccorso dalla graziosa Chiu Pan-leong, figlia di un ufficiale in congedo. I due ragazzi si innamorano e, presi dalla passione, si sposano. Quando Man torna a casa con la consorte al seguito, sua madre, vedova burbera, non vede di buon occhio l'ospite e fa di tutto per ostacolare il prosieguo della loro unione. Stavolta è la salute di Chiu a subire un brutto colpo, e la suocera si ingegna per separarla dal marito cui fa credere che la malattia sia infettiva. Nel frattempo Man deve recarsi alla capitale per prestare servizio sotto l'esercito; al suo ritorno nelle vesti soldato che si è distinto in battaglia lui scopre che Chiu, che ha rifiutato una ricca offerta economica della suocera per lasciarlo, è scomparsa, forse morta. Distrutto dalla notizia Man si reca sulla tomba dell'amata, per piangere tutto il suo dolore, tanto da cadere svenuto e da minacciare il suicidio. E' a questo punto che Chiu, che ha assistito all'intera scena, può tornare felice tra le braccia del marito.
Con Eternal Love il maestro indisusso dell'opera cinese su grande schermo cambia relativamente direzione e modernizza il suo sguardo nei confronti della tradizione. La sua analisi prevede necessariamente attori emergenti come le giovanissime Connie Chan e Josephine Siao, contrapposte dal regista per testarne l'affidabilità di coppia e la bravura - appurata, anche se in altri contesti - in termini di grazia e movimenti derivanti dal loro lungo apprendistato teatrale. L'operazione funziona, le due eroine si dimostrano perfettamente complementari e confermano il reciproco status tracciando un solco ancora più profondo nelle rispettive carriere. La briosa Connie regge meglio il costume ed è maggiormente credibile come icona transgender al centro dell'attenzione in un ruolo con poche sfumature. Al contrario Josephine spicca per maggior estro recitativo, offre il meglio della sua professionalità nei picchi di pathos tragico e gioca con il pubblico a proprio piacimento, non senza quella malizia necessaria per ingraziarsi la platea. Meno bene il resto del cast, in particolare la mamma cattiva Tam Lan-hing, che nel ruolo cruciale che regge il triangolo di odi e sentimenti brilla solo per piattezza, inventando un ruolo semi-comico da comare cantonese non particolarmente appropriato al contesto formale. Tra i tanti momenti musicali, splendidamente orchestrati in un contesto povero ma non sciatto - le scenografie dipinte, i costumi dignitosi ribaltati dallo splendido pre-finale onirico nel paradiso, tra le nuvole, oltre la vita e la morte -, va ricordata soprattutto la famosa aria Why Not Return?, cantata dallo scolaro affranto in ricordo della sposa che crede morta.

Hong Kong, 1966
Regia: Lee Tit
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Yuen Man, Pong Chau Wa
Cast: Connie Chan, Josephine Siao, Nancy Sit, Tam Lan-hing, Yau Sing-po

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