A True Mob Story

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A True Mob StoryA True Mob Story dimostra come anche la macchina da cinema più prolifica dell'intera S.A.R. abbia un cuore da cineasta puro. Un animo addirittura romantico quando delinea la triste storia di Cheung-dee Wai, piccolo malavitoso tanto ambizioso quanto ingenuo. Sfruttato e maltrattato dai suoi boss, minacciato dai rivali che ne minano le sicurezze familiari, infelice perché non può coronare il suo sogno d'amore con una bella avvocatessa e perché non riesce ad accorgersi dell'assoluta devozione di una bella maitrêsse nei suoi confronti.
Andy Lau è eccellente nel ruolo del criminale di poco conto che non riesce a stare al passo con i tempi, costretto dal suo rigido codice d'onore a scelte difficili, se non impossibili. Solo grazie al suo estremo coraggio e alla sua grande forza d'animo questo (anti-)eroe riuscirà a superare mille difficoltà, colpito troppe volte alla testa (e di rimando al cuore pensante). Non si tratta di un eroe impersonale nella sua perfezione, bensì di un personaggio umano e a tutto tondo, che sbaglia e che dai suoi errori riparte cercando nuove soluzioni. Viso migliore di quello del noto cantante pop non si poteva trovare: i tratti sensuali di un viso da sbruffone segnano il personaggio, insicuro, tenero e violento. Brava Suki Kwan, cui giova il ruolo di chi ama in silenzio, aspettando in eterno il suo momento. Meno ispirati gli altri attori: Gigi Leung, che compare verso metà film come elemento di disturbo, Alex Fong e i soliti cattivoni Mark Cheng e Ben Ng.
Il confronto tra legge e crimine è un punto all'ordine del giorno. Fino a che punto può e deve la legalità abbassarsi ed essere elastica? Senza scendere a compromessi, può la norma giuridica rimanere integra o rischia di diventare un'arma a doppio taglio che ferisce più facilmente chi la crea che non i soggetti contro cui è destinata? Qualcuno ha visto, come chiave di lettura della parentesi pre-procedurale, una critica ai boss delle triadi che cercano di costruirsi, attraverso l'uso di ogni mezzo - non escluso quello cinematografico -, un'apparenza rispettabile.
Senza essere troppo raffinato, ma evitando di eccedere nella retorica - pur esagerando con un finale melodrammatico troppo allungato -, Wong Jing scrive una storia reale e senza troppi compromessi. Un loser come Wai è un modello di vita per i giovani con la testa tra le nuvole: a suo modo sincero, rappresenta il lato crudo del mondo del crimine, così diverso dagli eroi cool di Young and Dangerous, ma altrettanto attento ai rapporti umani - l'amore per il figlio, l'affetto per gli amici - e alle loro conseguenze. Il regista, come è solito fare, usa il mezzo scenico per prendersi le sue vendette personali e per inserire una sorta di morale. Il fenomeno della pirateria dei video-cd, vera piaga del mondo del cinema, è attaccato con grande veemenza. Uno dei modi con cui le triadi sfruttano il povero Cheung-dee è costringerlo a fare da prestanome per uno stabilimento per la stampa dei vcd dietro alla facciata del quale si cela una raffineria per il traffico di droga.

Hong Kong, 1998
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Andy Lau, Suki Kwan, Gigi Leung, Alex Fong, Ben Ng

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