Interviste

Notte e nebbia a Hong Kong. Intervista a Julian Lee

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in INTERVISTE

Julian LeeCome hai iniziato la tua carriera?
Negli anni '80 ho lavorato come direttore artistico e sceneggiatore in alcuni film, ma non era il campo che mi interessava. Scelsi di allontanarmi da Hong Kong per girare il mondo; così ho frequentato il Royal College of Art di Londra. Ho studiato fotografia al posto di cinema perché sono un individualista, e la fotografia era adatta alla mia personalità. Poi sul set si deve lavorare in gruppo e io non mi sentivo totalmente a mio agio con il mio inglese. Nonostante tutto, però, avevo il cinema nel sangue, specialmente i film di culto. A Londra era possibile vederli al Ritz, all'Everyman, all'ICA, al Metro Cinema, al Theatre di King Cross, dove ho conosciuto i film di Dario Argento e David Lynch. Ricordo di aver incontrato proprio Lynch alla cerimonia di laurea della mia scuola, ero così emozionato che quando fu il mio turno non riuscii neanche a presentarmi.

La fotografia mi ha permesso di stabilirmi permanentemente a Londra. Mi piaceva la mia vita da esiliato; mi trovavo bene in Europa, e avevo il permesso di soggiorno, così mi dimenticai di Hong Kong. Poi nel 1994 ebbi la possibilità di partecipare a un programma di scrittura cinematografica organizzato dal British Film Institute. L'obiettivo era realizzare un film sulle minoranze razziali. Inseguivo l'idea di un adattamento cinese di My Beautiful Laundrette: avrebbe raccontato un amore omosessuale esplicito tra un giornalista cinese della BBC e un senza tetto, un ragazzo inglese del nord. Questa stramba relazione doveva avere un tocco surreale, un'orgia di senza tetto nudi attorno a un fuoco nelle strade deserte di Londra. Lo script, chiamato Nightfire, era finito, ma nessuno sembrava intenzionato a dirigerlo. Solo allora decisi di diventare regista. In quel periodo incontrai Wong Kar-wai. Lo conoscevo tramite Patrick Tam, un mio amico, anche lui regista. Wong sapeva che ero uno scrittore e amava trovare le più disparate ispirazioni, così gli mandai un mio romanzo, dal quale trasse Happy Together. Si dimenticò di scriverlo nei titoli, ma mi ringraziò invitandomi come fotografo di scena a Buenos Aires. L'ho osservato per due mesi mentre girava. La regia è un lavoro stancante e neanche troppo creativo. Mi disse che il 50% del lavoro consiste in relazioni umane, in cui ero debole. Il suo discorso mi spronò a cercare di migliorare, tanto da poter diventare leader in un gruppo. Mi convinse a tornare a Hong Kong, dove avrei avuto opportunità migliori. Credo fosse vero, chi vorrebbe un regista cinese a lavorare in Inghilterra? E poi mi ero stancato della mia vita di fotografo e corrispondente. Capii di non avere una reale prospettiva, e decisi di lasciare Londra per Hong Kong.
Mostrai la trama di Night Corridor a Wong Kar-wai. La trovò interessante, ma subito mi chiese dove avrei trovato i 2 milioni di dollari (statunitensi) secondo lui necessari a produrre il film, consigliandomi di partire da qualcosa di meno dispendioso. Sinceramente non sembrava intenzionato a produrre il film, anche se in quel periodo stava producendo First Love: Litter on the Breeze. La nostra amicizia si interruppe bruscamente quando smise di rispondere alle mie chiamate, dopo che gli avevo chiesto esplicitamente di produrre la pellicola. Mi disse che ero troppo precipitoso, e che la mia sceneggiatura non era pronta. Per un po' smisi di pensare al cinema e mi guadagnai da vivere come editor di una rivista. Un giorno entrò nel mio studio fotografico Almen Wong; le proposi senza pensarci troppo di diventare la protagonista di The Accident, se l'idea fosse andata in porto. «Perché non contatti il mio agente?», mi ha risposto. Cosa che non esitai a fare. Ancora qualche incontro e l'accordo era fatto. Non so se sono stato eccessivamente fortunato. All'inizio il suo agente mi chiese Night Corridorperché avrebbe dovuto supportare uno sconosciuto senza esperienza, così gli dissi: «Stanley Kwan, o chiunque tu voglia, è il mio produttore». The Accident è diventato realtà.

The Accident, il tuo primo film, è stato appunto prodotto da Stanley Kwan. Come lo hai conosciuto? Come hai iniziato la collaborazione con lui?
Ammiro Stanley Kwan, lo considero il miglior autore che abbiamo a Hong Kong, con una sensibilità rara e profonda riguardo la psiche umana. Avevamo amici in comune, ma non lo conoscevo di persona. Lo avevo chiamato solo una volta, in vacanza ad Hong Kong, per chiedergli se era interessato a ridurre per il grande schermo un mio romanzo. Lavorò per un po' di tempo alla trasposizione: scrissi la sinossi mentre lui cercava di mettere insieme i cocci, ma il progetto fallì. Così, per sdebitarsi, ha accettato di seguirmi in entrambi i progetti.
Non ho visto spesso Kwan sul set del mio secondo film, anche perché era impegnato in Cina per una serie tv. Ma se per The Accident avevo bisogno del suo aiuto per superare i numerosi ostacoli presentatisi durante la lavorazione, con Night Corridor, un film indipendente, non ce n'era bisogno. Lui stesso mi disse che ero pronto a prendere da solo le decisioni più impellenti, così mi sono concentrato sulla regia, propendendo per un approcio diretto, in modo da essere il più intenso possibile. Il suo coinvolgimento è stato comunque importante, perché ha invitato Daniel Wu a prender parte al progetto, e Daniel è stato felice di essere anche produttore. Le cose sono funzionate bene tra noi. Daniel si è impegnato e ha speso molte energie. Lo staff era molto unito, e mi sento in debito con tutti loro, perché non ho potuto pagarli. Erano lì in segno d'amicizia. Il produttore esecutivo mi disse che avevo vinto ancora prima di iniziare: «Ho visto pochi film girati con tanti professionisti»: L'assistente di Wong Kar-wai, il direttore artistico di Ann Hui, e il compositore, il montatore, gli attori, il meglio dell'industria. Anche Daniel ha accettato di recitare a paga ridotta. Tutto questo mi commuove, ma mi porta a riflettere. Dov'è stato il supporto degli investitori? Totalmente assente. E' tipico dell'industria di Hong Kong, nelle mani di pochi che non hanno altro interesse se non il denaro, che pensano al cinema solo come a un mezzo per far soldi.

Mi hai detto che non sei regista a tempo pieno. Cosa fai quando non sei sul set?
Lavoro in università, o viaggio, per stare lontano da Hong Kong. Non mi piace questa città. La mia attuale metà vive in Francia. Ci vediamo soltanto tre volte all'anno, per un totale di due mesi scarsi. Per adesso funziona. Sono un professore alla City University di Hong Kong, insegno fotografia, cinematografia e scrittura creativa. Ho pubblicato molti romanzi. Mi piace insegnare, il che tra l'altro mi permette di dedicarmi con continuità alle mie sceneggiature, alle mie idee. E non sono costretto a badare solo alla sostanza, potendo parlare di ideali con i miei studenti. Quando faccio un film, gli studenti sono sempre in giro per aiutarmi. Non posso permettermi di diventare regista a tempo pieno perché qui non c'è un'audience per determinati tipi di film. Per questo mi lamento dell'industria, in cui la creatività non trova posto.
Anche per questo Night Corridor contiene tanti temi tabù: incesto, pedofilia, cannibalismo e molta violenza. Credo che girare film voglia dire agitare e stimolare lo spettatore, non solo intrattenerlo. Mi rifiuto di accodarmi alla formula standard a base di triadi, gangster, commedie becere e noiosi drammi matrimoniali di stampo televisivo.

Secondo te Hong Kong non è il luogo adatto per i film d'autore. Come ci si trova a lavorare al di fuori dalle case di produzione più grandi, da indipendente?
Tutti i film con potenzialità artistiche hanno un finanziamento inferiore ai 100.000 US$ da parte del governo. Noi diciamo che si tratta di mangime per polli, ma sarebbe uno spreco non approfittarne, per quanto poco sia. E' un regalo, una donazione. Così si può scegliere di lavorare con non professionisti o chiedere ai collaboratori di lavorare come volontari, a paga ridotta. La strategia del governo è produrre una manciata di piccoli film indipendenti da mostrare ai festival internazionali, ma l'industria cinematografica di Hong Kong è tutta un'altra cosa, visto che le compagnie commerciali non apprezzano i film indipendenti. I problemi più grandi sono il non avere una distribuzione adeguata, la mancanza di investimento per la pubblicità e la totale assenza di pubblico. Ma abbiamo una piscina piena di giovani talenti. Il dramma è che prima o poi saranno assorbiti dal mondo commerciale o semplicemente si arrenderanno. Le cose stanno cambiando, visto che quest'anno si sta assistendo a una commistione. Alcuni film indipendenti vantano nomi di grande rilievo e l'uscita nelle sale. Night Corridor per esempio ha retto per due settimane in due cinema. Non è male. Ma è un peccato che una città con 6 milioni di abitanti non riesca a tenere viva la scena indipendente. Il governo se ne occupa poco e non c'è nessuna politica di sviluppo dei film, solo alcuni fondi per dare a vedere che fanno qualcosa. Abbiamo bisogno di maggior impegno per cambiare le cose. Hong Kong non è nel periodo e nel luogo giusto per il mercato asiatico, ormai. La Corea del Sud e la Thailandia ne hanno approfittato velocemente, e noi siamo stati dimenticati.
Però non è mia intenzione fare film del rigorosamente indipendenti per tutta la vita, potrei passare al mondo commerciale. Il mio prossimo progetto sarà un thriller alla Hitchcock. Se ci sarà la possibilità di adattare la sceneggiatura a certe esigenze commerciali, non avrò timore di farlo. Il film manterrà comunque uno spirito indipendente, se non lo status.




The AccidentI tuoi film sono tratti da tuoi romanzi. Sei stato un redattore di City Magazine, hai scritto racconti, poi sei passato alla fotografia, oltre ad aver lavorato per la TVB. Sembra che tu abbia provato a sperimentare tutti i media, prima di diventare regista. E' il cinema la strada migliore per esprimere ciò che senti?
Credo di sì. In Night Corridor si possono vedere alcune delle mie fotografie, realmente inquietanti, che ho intitolato Ritratti di dolore. Tutti i film comunque sono incentrati sul concetto di identità, perché solo un film può trasportare con facilità gli spettatori nel mondo creato dall'artista. Il romanzo non è un medium con potenzialità altrettanto vaste. Ho venduto solo poche migliaia di copie dei miei racconti, in Cina. Non si riesce mai a raggiungere un pubblico sufficiente. Non sono mai stato tradotto in altre lingue, così uso i film per parlare al posto dei romanzi. Al massimo i film, se apprezzati, potrebbero essere il tramite perché i romanzi vengano tradotti. In fondo quando scrivevo i romanzi, li pensavo come la trama di un film, con molte descrizioni visive e degli ambienti. Se volessi fare un altro film, potrei benissimo cercare spunto tra i miei libri, anche se pochi di loro sono commercialmente validi.
Ci si potrebbe chiedere perché ho iniziato come scrittore e fotografo per finire a fare il regista. La verità è che sono una persona pragmatica. In fotografia vedere e sentire sono immediatamente collegati, non c'è nulla da capire. Anche se, per come intendo il cinema, i film sono da sentire, come quadri o foto, e non necessariamente da interpretare e sviscerare sino in fondo. E' la qualità emotiva che conta. Se ti senti attanagliato, perplesso, perso, confuso, allora va bene. Una spettatrice mi ha fatto notare che dopo aver visto Night Corridor ha avuto mal di testa tutta la notte. Allora ho saputo che funzionava.
Così ho iniziato come fotografo per una ragione pratica, per sistemarmi più in fretta. Ho vinto diversi premi grazie alle fotografie. Addirittura hanno messo in ombra il mio stato di artista immigrato, avendo rappresentato l'Inghilterra in molte mostre in giro per l'Europa. I curatori non sapevano neanche che fossi cinese. Ma dopo qualche anno ero stufo, e sono tornato a scrivere, e ho collaborato con un quotidiano un anno intero. Adesso sto scrivendo i soggetti dei miei film da solo, mascherandoli come racconti brevi.
Dirigere un film è divertente. Mi piace dare agli attori parti difficili, che siano una sfida. Molti attori hanno raggiunto una recitazione consapevole grazie ai miei film: Ben Ng, Wong Hei, Daniel Wu. Si sono messi in gioco con ruoli diversi, che prima avevano interpretato raramente, e ne hanno tratto personaggi convincenti. Mi piacerebbe che gli attori capissero che lavorare in un film di Julian Lee è un'esperienza interessante. E' stato Stanley Kwan a farmelo capire. In fondo è il motivo per cui molte attrici adorano lavorare con lui. Se si deve far precipitare gli attori nella parte, il regista deve dar loro fiducia, e al contempo loro devono scoprire tutte le loro paure, le loro gioie e i loro sentimenti. E' una sorta di terapia. Gli attori sono animali davvero fragili.
Mi piacerebbe cimentarmi sul serio come attore. Solo come interprete ci si può mettere alla prova con personalità diverse dalla propria. Una sorta di libertà assoluta. Così forse in futuro potrei tentare anche questa strada. Molto tempo fa ho avuto due parti, una in Double Fixation di Yonfan. E ho una piccola parte in Night Corridor.

A inizio carriera hai scritto Chaos by Design, hai recitato in Double Fixation e sei stato direttore artistico in Walking Besides Me. Si tratta di film commerciali, con budget consistenti e che andarono piuttosto bene al botteghino. Quali erano le tue aspettative professionali a quei tempi? Cosa ti ricordi di quel periodo?
E' successo perché il capo della rivista per cui lavoravo, John Chan, era sceneggiatore per la D&B, la compagnia di Dickson Poon. Io ero il The Accidentfotografo, e incontravo molte star: ho anche scattato una foto famosa di John Woo, vestendolo come uno dei killer dei suoi film. A quell'epoca volevo provare tutto: sceneggiatore, direttore artistico, fotografo, e così via. Poi però sono andato all'estero, in Inghilterra, e per otto anni mi sono completamente disinteressato della scena locale, cosa che adesso rimpiango. Avrei potuto passare alla regia già allora, e rimanere a Hong Kong. Ma di sicuro stare a Londra a studiare è stata una delle esperienze più stimolanti della mia vita.
Quando mi sono rivisto recitare in Double Fixation, guardandolo in video-cd, non ho potuto che ridere. Ero io? Ricordo che ho avuto anche un piccolo ruolo in Almost Disappear di Walerian Borowczyk. Sono stato pagato, ma non ho mai visto il film completo. Sarei curioso di vederlo. Ero un fotografo guardone, il mio primo ruolo internazionale. Ricordo gli anni '80 come una dolce fragranza. Giravo tra Parigi e New York ed ero giovane e strambo.

Yonfan è uno dei pochi registi "arthouse" di Hong Kong, ma è ancora largamente sottovalutato. Ti piacciono i suoi film?
Sì. Dovrebbe essere tra i famosi, ma è un reietto nell'industria attuale. Si comporta come un figliol prodigo, fa film con soldi suoi per piacere personale. Perché no? Era anche lui un fotografo, e lo conoscevo bene. Gli piacevano le foto che gli avevo fatto per la rivista, ma è molto tempo che non ci vediamo. L'ultima volta in cui ho avuto occasione di parlargli è stato quando gli ho mostrato i miei Ritratti di dolore. Ha risposto: «Ah... sei così sperimentale?». E' stata la fine della nostra conversazione. Ma di certo è una persona unica, sottovalutata. D'altra parte i sui film non puntano al box office.

Com'è andato The Accident al box-office?
Ha guadagnato circa 150.000 US$, ma ne è costati quasi 400.000. I diritti per l'home video sono stati venduti in Germania, a Taiwan, e così via, ma non c'è stato un gran ritorno. E' stato come affrontare un esame per diventare regista. Ce l'ho fatta, il che è la soddisfazione più grande, in questo caso. Durante la lavorazione ci furono alcuni problemi, ma Stanley Kwan arrivò sul set e li risolse. Ma anche se ho passato la prova passando da romanziere a regista, il film non è stato mandato ai festival, perché non piaceva alla casa di produzione: è stato trattato come un Cat. III e poi dimenticato. E' stata la punizione per aver fatto un film fuori dagli schemi quando avevo promesso di farne uno commerciale.

The Accident è un film triste, notturno, scuro. Mi è piaciuta l'atmosfera presente nell'hotel in Cina dove è rinchiusa la star di film erotici. Si respira un'aria decadente, come nei film di David Lynch, con personaggi surreali come le gemelle o il regista. Cosa ne pensi? Come immaginavi la storia?
La storia è in parte basata su una mia esperienza vissuta alla stazione centrale di Milano, quando una notte mi persi per le strade, proprio come accade a Gigi Lai nel film. Era una notte piovosa di dicembre e ho camminato per l'intera città. Un taxi mi scaricò nei pressi di una discoteca piena di travestiti brasiliani. Alla mattina mi ritrovai in Galleria Vittorio Emanuele, senza la chiave dell'appartamento dell'amico che mi ospitava. Quando viaggio, sono mosso da particolari stimoli visivi o dalle azioni delle persone. Ho spostato la scena ad Hong Kong, ma sogno di farne un remake ambientato a Milano.
Nella messa in scena stravagante e malinconica sono stato influenzato da L'avventura di Antonioni. Amo i film italiani per questo aspetto, e di solito cerco di venire in Italia una volta l'anno per trovare ispirazione. Per questo trovo che The Accident sia un film italiano ambientato a Hong Kong. Un critico ha scritto che il mio cuore era altrove. Il film era ambientato a Hong Kong senza che io la mostrassi veramente. Stavo infatti ritraendo l'ambiente notturno che avevo in mente, che poteva essere ovunque.
Per quanto riguarda le gemelle, è stato un colpo a vuoto. Se infatti all'epoca le Twins fossero state famose, le avrei volute nel cast, visto che lavorano per lo stesso agente. Il regista invece è interpretato dall'aiuto di Wong Kar-wai. Lo avevo incontrato sul set di Happy Together. Ha una caffeteria cinese qui. E' un tipo divertente. La gente dice che in quel ruolo sembra Wong Jing, e forse inconsciamente ne ho fatto una parodia. Questi strani personaggi sono vagamente ispirati ad Almodovar, è come se Fellini incontrasse Antonioni. Recentemente un critico ha detto che Night Corridor è pieno di figure felliniane. So cosa intende, ma i personaggi di Fellini solitamente sono felici e stupidi. Non mi è mai piaciuto Fellini, e non ci sono riferimenti a lui. Non l'avevo in mente mentre giravo.




The AccidentIn The Accident hai un cast solido. Com'è stato lavorare con gli attori? Sei soddisfatto del risultato? Penso tu abbia fatto uno splendido lavoro con Ben Ng, la sua metamorfosi è notevole. Sei soddisfatto delle tue scelte?
Ripensando a come è andata, è stato un misto, in parte progettato, in parte casuale. Almen Wong ha accettato grazie all'interessamento del mio capo, che mi ha aiutato a tenere i contatti con gli investitori. Devo ringraziarla se il progetto è diventato realtà. Andrew Lin, invece... in realtà volevo Louis Koo, che all'epoca non aveva ancora un cachet esorbitante, ma non è stato possibile. Ho sempre desiderato lavorare con Koo, tanto che ho già una sceneggiatura pronta scritta appositamente pensando a lui. Aspetterò. Andrew è bravo, ma non è riuscito ad aprirsi completamente, è un tipo piuttosto introverso. Ben Ng è molto professionale, e mi ha dato ciò che cercavo. Wong Hei invece è più opportunista, recita sostanzialmente se stesso. Gigi Lai ha provato intensamente a essere diversa dal solito, ma lei e Patrick Tse non si sono trovati.
Non credo comunque si tratti di un cast di star, secondo lo standard hongkonghese. Si tratta semplicemente di un buon bilanciamento, pensando al budget e al fatto che era il mio esordio.
Per Night Corridor ho avuto l'opportunità di scegliere gli attori in prima persona. Ho ottenuto chi volevo, e sono soddisfatto del risultato, considerati i soli 13 giorni di riprese, contro i 25 di The Accident. Sono loro debitore. Per farti un esempio, ho conosciuto Eddy Ko quattordici anni fa. Fui il primo a fotografarlo e intervistarlo per City Magazine. Credo sia il più grande attore di Hong Kong, semplicemente non ha avuto fortuna. Lo considero più un amico che un semplice attore. Dopo tutti questi anni in cui non ci siamo sentiti, si ricordava ancora di me e mi ha confessato di avere ancora una copia della rivista.

Sia The Accident che Night Corridor hanno una forte connotazione sessuale: in generale ho l'impressione che la sfera sessuale sia un fattore importante per te. Una volta hai detto: «Voglio il sesso prima dell'amore, dico sesso prima di amore!». Cosa ne pensi?
Credo che il sesso sia un mezzo. Anche le storie di vampiri, per esempio, sono connotate sessualmente. Il sesso è un modo di accrescere la propria relazione con l'altro. Dominazione e sottomossione, spesso in un breve arco di tempo. Poi ci si chiede, ci sarà una storia dopo il sesso? Sarà scomparso la mattina successiva? Vorrà restare? E' una speranza, una promessa, ma sempre un tradimento. Tutto l'irreale diventa così reale. Ricordo che una volta qualcuno a letto mi disse: «Andremo a Barcellona un giorno». Naturalmente non è mai successo, ma in quel momento ho creduto alle sue parole. Si possono sviluppare così tante cose a partire dal sesso: il dramma, la tensione, il climax. In questo senso una scena di sesso nei miei film è un veicolo per esplorare i sentimenti, ma visti da un punto di vista differente. Non è certo l'occasione per mostrare un nudo femminile o per avere un accento melodrammatico con musichetta di sottofondo. La cruda scena di sesso omosessuale in The Accident ha a che fare con una promessa, che per forza di cose è una menzogna. Wong Hei si convince che avrà un amante, il mattino successivo. E' un contratto prima di un'illusione. Due persone hanno scambiato la loro identità tramite il sesso.
In Night Corridor Daniel Wu dice al suo ex-compagno di scuola: «Voglio che mi scopi». E' uno stratagemma per far esplodere le sue paure represse e sperimentare l'impossibile, essere scopato da un eterosessuale, per soddisfare una fantasia.
Per quanto mi riguarda, in un periodo della mia vita ho cercato la mia vera identità tramite il sesso, ma adesso mi sono tranquillizzato, cerco di non esercitare questo potere, per non lasciare libera l'immaginazione troppo spesso. Anche se poi, nell'animo, sono un libertino.

La musica e il montaggio sono elementi importanti nei tuoi film. Entrambi sono originali rispetto agli standard hongkonghesi. Cosa hai preteso da musicisti e montatori? Sei soddisfatto del loro lavoro?
Ti sembrerà strano ma la musica d'apertura di Night Corridor l'ho scritta io, anche se molto prima di girare il film. Se avessi studiato musicaNight Corridor avrei potuto essere un buon compositore, ma scrivere un  pezzo valido non è sufficiente, bisogna trovare qualcuno in grado di approntare l'intero tema. Jun Kung è stata una scelta inevitabile. Daniel Wu, anche produttore, non ha voluto nessun altro. Il film era già in fase di montaggio. Io non lo conoscevo, non conosco la scena rock in cui è famoso. Preferisco la musica dolce e misteriosa delle colonne sonore europee, come in Diva, con quel tocco di opera. Ma fin dall'inizio ho avuto la certezza che Jun Kung fosse la scelta giusta. Non solo ha cambiato il tema iniziale, variandolo con arrangamenti d'effetto, ha anche dato vita a un'atmosfera gotica e oscura adatta alla Hong Kong che avevo in mente. La storia è ambientata nel periodo natalizio: volevo ci fosse un contrasto tra la musica interiore di Sam Yuen, il protagonista, e l'aria festosa della città. Ogni volta che Sam si trova nei meandri della biblioteca, il tema principale torna a risuonare. Quella musica rappresenta la psiche contorta del protagonista. Penso che Jun meritasse maggiori riconoscimenti per il lavoro svolto nel mio film. In ogni caso la sua scelta è stata una scommessa, perché non è possibile indirizzarlo. Si può soltanto aspettare e pregare per il meglio. Con le persone dotate di talento è sempre così.
In The Accident la colonna sonora è opera di Ronald Ng, che ha scritto diverse canzoni pop melodiche per artisti di successo. Si trovò d'accordo con me nel sapore europeo da dare al film, inizialmente. E' stato più scaltro: ha scritto diversi temi e me li ha fatti ascoltare, sviluppando solo ciò che mi piaceva. E' stato più semplice lavorare con lui, in un certo modo più professionale, ma con meno sorprese. Nell'insieme, è stato più prevedibile. Anche per questo non ho lavorato con lui una seconda volta. Mi piace prendere rischi, e in Night Corridor ho preso tutti i rischi possibili, dal casting alla musica. Mi piace che le persone mi sorprendano. E' questo il problema a Hong Kong, in questo periodo; nessuno vuole rischiare. Io potevo permettermelo, in quanto indipendente, e lo scopo era fare esattamente qualcosa di impensabile in un film commerciale.
Il montaggio è attualmente il lato più debole della catena produttiva. Ho un buon oreccho musicale e un occhio esigente per la fotografia, sono parte integrante del mio modo di raccontare storie. Il montaggio è l'ultima parte, quella meno divertente. Con The Accident ho lavorato insieme a due montatori diversi, nessuno dei due scelto da me. E' stato Maurice Li a completare l'opera. E' il favorito di Stanley Kwan e Mabel Cheung. E' molto razionale. Ma io a volte sono imprevedibile, e non voglio che la storia sia narrata in modo tradizionale. Me ne sono disinteressato per un po' e li ho lasciati fare ciò che volevano, poi ho guardato il lavoro: non era male. L'unico aggiustamento che mi sono riservato è stato scegliere le scene che mi piacevano di più: ho delle preferenze per certe scene, specialmente per gli effetti di luce. Ricordo che ero particolarmente attratto dalle luci che colpivano Wong Hei nella scena del taxi, così ho rifatto la scena molte volte. Non intervengo troppo in fase di montaggio, curo solo l'atmosfera e le luci, così non ho imparato molto sul tavolo di montaggio di The Accident, e mi dispiace. Ma sembra comunque di essere riuscito a donare un'atmosfera unica ai miei film.
Per Night Corridor qualcuno mi presentò Yau Chi Wai, che aveva lavorato alla serie Police Story di Jackie Chan. All'inizio ero riluttante; mi sembrava troppo commerciale, anche se ha accettato di lavorare entro il mio budget. Non ci conoscevamo minimamente. Gli ho lasciato campo libero, senza dargli istruzioni. A Hong Kong i montatori non sono coinvolti durante le riprese, arrivano a lavoro finito. Ma il montaggio può realmente cambiare il senso di una storia, solo dopo il film acquista la sua struttura logica. Fortunatamente la versione che mi presentò era molto simile a quello che avevo in mente. Era stato esplicito solo in qualche passaggio che volevo restasse oscuro; volevo che il film risultasse più astratto. Doveva poter essere interpretato ambiguamente, si doveva poterlo sentire più che comprendere, esattamente l'approcio di David Lynch. In effetti la mia scelta ha sollevato qualche protesta, come previsto. Ho cercato di sfumare deliberatamente la storia e ho lasciato volutamente un finale aperto, confuso. Forse un montatore commerciale non avrebbe accettato un finale così aperto, ma non volevo dare al pubblico la soddisfazione di un finale comprensibile, così l'ho accorciato deliberatamente. Yau mi ha aiutato molto nel dare ritmo alla storia. Ha inconsciamente applicato a un film artistico il passo rapido caratteristico dei film d'azione di Hong Kong. E' per via di questo montaggio veloce che il film è risultato più corto di quanto mi aspettassi, solo 75 minuti. Yau ha tagliato ogni singolo fotogramma che non spingeva la storia, per non dare allo spettatore lo spazio per rilassarsi, aumentando la suspense. Prima che Yau arrivasse, alcuni studenti mi avevano aiutato a fare un montaggio rozzo, ma ero all'inzio, perso in un vicolo cieco. Yau mi ha mostrato come procedere. Così ho scoperto che il montaggio dei film di Jackie Chan, vivace, pulito, immediato, più veloce di quanto gli spettatori si aspetterebbero, può essere adattato in modo economico a un thriller artistico.

Entrambi i tuoi film sono tristi e pessimisti. Preferisci la notte al giorno?
Devo ammettere di essere pessimista e malinconico per natura, non ci posso fare nulla. Mi piace più la notte del giorno. Ricordo che risposi Night Corridora domande simili quando entrai alla scuola di cinema in Inghilterra. Ci pensai per un po', non risposi immediatamente; solo il giorno dopo dissi all'intervistatore che di notte cambiamo, perdiamo la nostra identità diurna. Siamo creature della notte, in cui quasi tutto può accedere. La notte rivela la nostra vera identità. Amo particolarmente la notte di Parigi o di Milano e di tutte quelle città al neon in cui si susseguono incontri, incroci. Che poi sono il tema di The Accident. Nosferatu si risveglia solo di notte, e dorme di giorno. Lo stesso vale per Night Corridor.
Io stesso cerco di tirar tardi, di non addormentarmi troppo presto. Quando ero piccolo la notte scrivevo, con mio padre che urlava perché spegnessi la luce. Ho molte ispirazioni durante la notte, vengono, passano, e al mattino sono scomparse. O forse sono semplicemente spaventato all'idea di risvegliarmi il giorno dopo. A volte vorrei poter fermare il tempo in una notte perenne. La notte è il corridoio che non ha fine.




L'atmosfera notturna di Night Corridor mi ha aiutato nel vedere le cose con gli occhi del protagonista. Sei soddisfatto della fotografia del film?
Sono più soddisfatto del lavoro di luci in Night Corridor di quello in The Accident, che comunque non era malvagio. In The Accident volevo che i movimenti di macchina fossero intriganti, mentre il fotografo non era di per sé artistico. Mi disse di preoccuparmi della storia, che lui avrebbe badato anche alle riprese. Provai a spiegargli e gli mostrai alcuni film che mi piacevano, ma a causa della mia inesperienza non sono riuscito a fargli comprendere la parte più intima dei miei pensieri. Essendo io stesso un fotografo, vorrei portare la cinema uno stile espressionista. Sono piuttosto critico nei miei confronti; mi sono detto che anche se i miei film fossero brutti, la fotografia deve essere bella, così da lasciare un'impressione positiva sugli spettatori, che almeno possono ammirare le immagini. In The Accident non ho curato lo stile. Sapevo ciò che volevo, ma ero troppo preso da altri aspetti. Quando stavo preparando Night Corridor, invece, mi sono imposto di non lasciarmi sfuggire il controllo della fotografia. E' stato semplice. Night Corridor è il tipo di film alla Nosferatu. Tutte quelle ombre, quei corridoi, idee che è possibile sviluppare da molti film precedenti. Alla fine ho scelto un approccio moderno all'espressionismo, nei colori controllati, pittorici. Ci sono arrivato pensando ai quadri di Goya, Caravaggio, Velasquez, Zurbaran, El Greco. Adoro i loro dipinti, semplicissimi eppure carichi di stile. Il mio aiuto era il meglio in assoluto, collaboratore di Wong Kar-wai, anche se in altri film di Hong Kong era risultato meno convincente. Essendo un amico e non potendo pagarlo ho voluto che provasse il direttore della fotografia, come contributo alla sua carriera. L'ho sfidato, e ha funzionato.

The AccidentNight Corridor è passato all'Hong Kong Film Festival. Com'è andata?
Credo ne siano rimasti vagamente confusi, nel senso che l'hanno trovato interessante ma incomprensibile. Credo che anche il pubblico fuori da Hong Kong lo troverà così. I tempi sono cambiati, alla gente non piace usare il cervello, al cinema. Ho lasciato molti indizi per riscolvere il mistero, come quando Umberto Eco scrisse Il nome della rosa: i romanzi, o i film, sono come labirinti. Ho strutturato la biblioteca del film come un castello gotico in cui perdersi insieme a Daniel Wu. Se si accetta la sfida, ci sono molti indizi. Ad esempio il nome del bibliotecario è Luk Si Fan, che pronunciato Luc-Si-Fer si trasforma in Lucifero, il diavolo. Per questo ho preso ispirazione da La nona porta. Il finale è multistratificato e probabilmente necessita di più di una visione. Sono solito vedere i film di David Lynch due o tre volte prima di afferrare ciò che voleva comunicare. Ma a Hong Kong gli spettatori non lo fanno. Ho deliberatamente lasciato un finale misterioso, aperto. Non sono io dover dare una spiegazione razionale, non posso dire questa è la verità, anche se di questi tempi la gente lo pretende. Negli anni sessanta, invece, molti film, specialmente italiani, come quelli di Antonioni, ti lasciavano a un crocevia, senza spiegazioni. Come se stessero sussurrando «Sai dove ti sto conducendo?». Erano così toccanti proprio grazie a quei finali. E invece il finale del mio film ha irritato molte persone.

Ho letto diverse critiche positive al film, e quasi sempre viene fuori il nome di Almodovar. Quali registi ti piacciono? E da quali hai preso ispirazione per i tuoi lavori?
Non posso dire di essere un loro fan, ma i mondi misteriosi creati da David Lynch, la psiche oscura che emerge dalle prime opere di Polanski, il tocco gay-kitsch di Almodovar e la malinconia di Antonioni mi hanno ispirato, in un modo o nell'altro. Ci sono certi film che lasciano una forte traccia in me, come Il quarto uomo, tratto da un romanzo di Gerard Reve, che racconta di un uomo intrappolato in un misterioso gioco vampiresco, in cui la donna è una ragnatela. E' un film profondamente cattolico, esasperato. Mi piacciono alcune opere di Jean Cocteau che trasudano sensibilità omosessuale. Fragola e cioccolato, un melodramma omosessuale cubano. El lado oscuro del corazon, su un poeta argentino con un tocco di realismo magico nella descrizione della città. E Cortesie per gli ospiti di Schrader, totalmente sottovalutato, fosse anche solo per il piacere di vedere il bel Rupert Everett pugnalato da Cristopher Walken.
Un critico ha detto che sono un ibrido della sensualità occidentale e asiatica. Non so se sia vero, indubbiamente gli autori e le opere che ho menzionato mi hanno aiutato a costruire una poetica di desiderio e decadenza. Non posso dire di essere stato influenzato da registi cinesi.

Da quanto hai detto, il personaggio di Sam Yuen in Night Corridor è una trasposizione autobiografica. E' un artista e un'anima sperduta che vaga in una città notturna che non gli piace.
Sì, ho basato il personaggio e la sua psiche escapista da io contro il mondo sui miei sentimenti di quando lasciai Hong Kong per Londra. Odiavo Hong Kong per la sua ristrettezza e volevo conoscere il mondo e l'arte. Ho avuto qualcuno come Vincent ai tempi della scuola, ma non sono mai stato molestato da un prete, anche se non credo fossi sul libro dei buoni quando studiavo in una scuola gesuita. Alle superiori ero un cattolico non battezzato. Mia madre era piuttosto oppressiva e non ero in ottimi rapporti con mio fratello. Conoscevo una ragazza di nome Chan Sau Ping, e ho deliberatamente usato il suo nome nel film, dato che è stata la prima ragazza che ho incontrato, strano a dirsi, proprio in una biblioteca. Ma questi elementi sono stati solo un punto d'inizio. Nella mia vita non è successo nulla di così estremo come quello che si vede nel film. La scrittura è un'imitazione della vita, e non bisogna dimenticare che il film è un adattamento di un mio romanzo. A partire da questo, il resto è immaginazione. Ho cercato di mischiare un tema omosessuale con il classico tema dei vampiri, seppure adesso trovo la parte thriller meglio riuscita di quella gay. Il film è troppo corto perché sia possibile entrare nel risvolto sentimentale, si è più portati a chiedersi cosa accadrà nella scena successiva, come in un romanzo giallo.
Voglio vivere la vita delle altre persone e scoprire i loro segreti. Nel tempo libero, ho sempre cercato di essere qualcun altro, di entrare nella psiche nascosta delle persone ordinarie, e di immaginare cosa farebbero. Ma forse adesso sono troppo vecchio per questi giochi.

In Night Corridor hai lavorato con veterani del calibro di Kara Hui, Eddy Ko e Guk Fung. In The Accident avevi un altro grande del passato, Patrick Tse. Come ti sei trovato con loro?
Le due esperienze sono risultate opposte. In The Accident il produttore mi disse che Patrick Tse nuoceva alla resa del film, ma era troppoNight Corridor tardi per cambiare. Non abbiamo avuto modo di discutere approfonditamente e Patrick ha recitato il ruolo di eroe romantico che lo ha caratterizzato negli ultimi vent'anni. Tra lui e Gigi Lai non è scattata alcuna alchimia, perché lui aveva messo in scena uno stereotipo. Fortunatamente questo non era un problema, era esattamente il cliché del rispettabile uomo di mezza età, il sogno di alcune giovani. Avevo suggerito Eddy Ko per il ruolo, ma non fu preso in considerazione dalla compagnia. A Hong Kong il casting è tutto. Il film viene venduto in anticipo a seconda del cast, e non sempre gli attori più adatti ricevono la parte.
In Night Corridor invece ho deciso tutto io. Mi piace Eddy Ko, è magnifico. Era bello e sexy, ma in modo diverso dal solito, e per questo non è mai diventato una stella di prima grandezza. Ma tutto sommato è ancora sulla scena, dopo tanti anni. A Kara Hui (Wai Ying Hung) piaceva molto il personaggio della madre pazza. L'avevo vista in un piccolo ruolo in Visible Secret di Ann Hui, dove lottava con tale intensità per non essere posseduta da un fantasma. Per Guk Fung è avvenuta la stessa cosa: quando la prima scelta per il ruolo ha detto di non essere disponibile, il mio produttore mi ha dato due possibilità. Non lo ricordo nei film degli Shaw Brothers, ero troppo giovane, sapevo solo che ha vinto un premio agli Hong Kong Film Award: la sua somiglianza con la scimmia del quadro che si vedeva nel film mi ha convinto, una coincidenza strana.
Il loro stile tradizionale di recitazione è diverso da quello degli attori contemporanei. Loro hanno una solida preparazione alle spalle. Sono veloci nel calarsi nella parte, diventano realmente il personaggio. Così quando spiegavo loro cosa volevo, avevano il loro modo personale di avvicinarsi al ruolo. Una volta che si erano ritagliati il personaggio, c'era poco altro da fare.

Come ti sei sentito dopo la distribuzione nelle sale di Night Corridor?
Senza dubbio sollevato, anche se non completamente; non è facile per un film indipendente uscire nei grossi cinema. La partecipazione a un paio di festival potrebbe essere tutto ciò che si riesce ad ottenere. Forse riusciremo a essere a un festival di film indipendenti, ad agosto. Alla fine Night Corridor è stato in cartellone per due settimane per quattro spettacoli al giorno in un cinema, e per uno spettacolo giornaliero in un altro. Poi abbiamo ottenuto altre tre settimane una volta al giorno in un altro cinema locale. Adesso è uscito il dvd. Ciò che vorrei è che acquisti lo status di cult movie, recuperando i soldi con la vendita nell'home video. Spero che sia possibile vederlo in Europa, anche se fino ad oggi non c'è stato alcun compratore. Sto premendo per partecipare a più festival europei possibile.
Per essere un film indipendente Night Corridor ha generato molte discussioni, ci sono state molte speculazioni. Ho usato lo stesso agente pubblicitario di Turn Left Turn Right e Floating Landscape. L'ho promosso come un film commerciale, inserendo alcune scene di nudo per raggiungere le pagine dell'intrattenimento dei giornali. Il nostro svantaggio, a causa del budget limitato, è stato il non poter avere cartelloni pubblicitari in metropolitana, solo qualche locandina sui giornali e qualche breve incontro con la stampa. I soldi per la pubblicità erano circa 10.000 US$, mentre un film commerciale di solito ne stanzia dieci volte tanto. Anche così però abbiamo raggiunto la televisione, come tutti i blockbuster. Il punto a mio favore è stato avere Daniel Wu come produttore. Abbiamo ottenuto attenzione, sfumando il confine tra grandi nomi e cinema indipendente. Spero che per il futuro Night Corridor possa essere considerato come una guida per i film piccoli su come poter sopravvivere nell'industria.
The AccidentSul versante dei festival si muove tutto più lentamente. Siamo in competizione al Bogota Film Festival e avremo una proiezione al Tokyo Fantastic Film Festival e al Lione Asia Film Festival. Non abbiamo ricevuto molte attenzioni. Forse è il lato peggiore del realizzare un film di genere, o forse, come è stato detto, il mio film assomiglia troppo a quelli di David Lynch. O, più probabilmente, non sono abbastanza famoso.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai detto che vuoi forzarti a essere più commerciale, ad accettare compromessi. Hai qualche idea pronta?
Credo che il modo migliore di sopravvivere come regista sarebbe quello di fare film artistici con fondi stranieri. Fruit Chan e Wong Kar-wai non hanno bisogno degli investitori hongkonghesi, hanno avuto successo. Io ancora no. Hong Kong non significa nulla per loro. Neanche per me. Sono un ibrido strano. Sono cresciuto in un ambiente coloniale, sono nostalgico e introspettivo. Così spero che queste mie qualità emergano anche nei prossimi progetti. Se trovassi una platea internazionale interessata a questo genere di emozioni, sarei più felice che con un successo commerciale qui a Hong Kong.
Una volta ho chiesto a un amico se voleva fare un film. «No», mi ha risposto, «perché non ho nulla da dire». Io invece qualcosa da dire ce l'ho, ho molte idee. Non commerciali, forse, ma di certo interessanti, originali. Guardo a Hong Kong e ai suoi abitanti da un punto di vista differente. Hong Kong può essere tanti posti contemporaneamente. In The Accident è una malinconica città al neon. In Night Corridor è un inferno gotico. In molti altri film Hong Kong è solo uno stereotipo, una città confusa e sfuggente piena di vecchi mercati caotici. E' un peccato. Vorrei filmare Hong Kong come un'isola greca, per sfruttare i villaggi di mare come sfondo di una torbida storia di omicidio e intrigo. La storia si sta sviluppando nella mia testa e gli attori famosi adatti ci sarebbero. Troverò i soldi necessari? Potrei rendere il tutto più commerciale per adattarmi al mercato? Ci proverò. Ma ci ho messo quattro anni a completare il mio secondo film, ed è stato molto difficoltoso. Forse tra altri quattro anni ce la farò. Ad essere ottimisti.

[traduzione dall'inglese di Stefano Locati]

Joomla SEF URLs by Artio