Raped by an Angel

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Raped by an AngelSenza falsi intenti morali, ma per il mero piacere di intrattenere il pubblico con perversioni spettacolarizzate, Wong Jing propone uno stupratore seriale come protagonista di Raped by an Angel, da lui prodotto. Ripropone la coppia Simon Yam - Chingmy Yau, protagonista di Naked Killer: i due attori, destinati a recitare insieme numerose altre volte, si corteggiano e civettano. Lei è una studentessa di legge resa famosa da uno spot pubblicitario, lui un membro delle triadi che lei contatta per motivi di studio. Yuk condivide l'appartamento con l'amica Man Man, anche lei attrice televisiva, ed entrambe sono insidiate da un astuto stupratore che ha messo loro gli occhi addosso.
Diretto da Andrew Lau, stimato direttore della fotografia e regista ancora immaturo, Raped by an Angel dimostra subito tutti i suoi limiti e palesa con poca grazia le sue intenzioni. Seguendo i dettami di Wong, di cui è esecutore e braccio destro, Lau mette in scena la vicenda senza personalità propria ma immedesimandosi nel mentore-e-mecenate. Defraudato della possibilità di dirigere con personalità, il regista si limita ad apportare qua e là dei tocchi estetizzanti: le scenografie colorate, le luci che esaltano i contrasti, i costumi sono sintomatici di un cura formale eccessiva. Colpiscono semmai l'estrema linearità e l'assenza di fronzoli con cui viene svolto il compito; messe purtroppo in secondo piano dalla preponderanza del cattivo gusto, con ogni tipo di sberleffo (Yuk che beve da un bicchiere dell'acqua usata per un giochino sessuale) e di perversione in primo piano e senza censure (le scene di nudo). Senza intenti sociologici - che immagine si ricava da un simile progetto di una società in perenne contraddizione? - si rischia facilmente di cadere nella retorica e di fare il gioco di Wong Jing, che immaginiamo sorridente e soddisfatto a fronte delle inevitabili polemiche (e di un resoconto degli incassi che anche grazie a queste sono più cospicui). Il tabù di fondo è un semplice tranello: smascherarlo non è difficile, tutto in nome della fruibilità. Come sempre in prodotti mainstream di tal fatta la sceneggiatura da un lato concede all'immaginazione, dall'altro sottrae allo sguardo (limitandosi alle seconde linee per le scene osé). A riprova la morale finale (lo stupratore, diligente, mette sempre il preservativo tranne che in un'unica fatale occasione), l'ennesima presa in giro.

Hong Kong, 1993
Regia: Andrew Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Chingmy Yau, Simon Yam, Ng Suet Man, Mark Cheng, Yuen King-tan

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