The Log

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The LogAncora una volta i ragazzi escono dal coro e mostrano la faccia cattiva. Dei poliziotti protagonisti di The Log un tipo come Aldrich andrebbe orgoglioso: sono vivi, umani e hanno il diritto e il coraggio di commettere errori. Sbaglia l'indefesso Dixon, poliziotto tutto d'un pezzo che uccide per eccessiva foga un ostaggio; sbaglia Gump, il suo sottoposto, che tradito dalla vita e dai nervi impazzisce e cerca vendetta; sbaglia anche il giovane Jerry, sbarbato scialacquatore e poco accorto nell'usare la pistola d'ordinanza. L'errore non prevede redenzione, ma solo responsabilità: non c'è possibilità di rimediare, se è vero che la strada che porta all'inferno è lastricata di buone intenzioni.
A un passo dal 1997 il pessimismo dell'industria in vista della incombente riunione con la Cina esplode con l'urgenza di alzare la voce finché ancora si può fare. Derek Chiu mette insieme i pezzi e aggiusta una storia sbilenca fatta di segmenti: tre vite all'insegna del fallimento, personale e professionale. Il regista dimostra per l'ennesima volta che la sicurezza con cui narra le vicende e la cura con cui coccola i suoi personaggi non escludono il cinismo per abbandonarli quando di loro non c'è più bisogno. La pellicola amalgama diversi umori, correggendoli con sorsate di dolore e di partecipazione alla miseria umana (mai compassione). La misura sta nel dettaglio stilistico: piani sequenza alternati a riprese statiche, step framing, campi e controcampi, un uso parco della macchina a mano ma una fotografia che letteralmente non sa trattenersi dall'essere scintillante. Ogni singolo colore spicca e risalta di luce propria, colpendo l'occhio: se prima l'effetto è affabulatorio il vero scopo è infastidire e mostrare come non tutto quello che brilla è davvero prezioso. Ricco di metafore e di sottotesti, The Log dice molto di più di quanto dovrebbe. Non sa tenere la bocca chiusa e finisce per spiattellare l'amara verità senza volerlo: è una cupa ammissione di malessere. Lo è nella sostanza, come si intuisce una volta smaltita la sbornia di colori e immagini, che celano allo sguardo superficiale un mondo sotterraneo dove la paura è il primo sentimento. Il cedimento della polizia è sintomatico: è la destrutturazione di un'intera generazione. La tradizione del noir e dell'hardboiled è rivisitata nel segno comune dell'inadeguatezza, e resa umana e reale. Se è vero che le pallottole uccidono al primo colpo, allora i veri duri sono quelli che riescono a non estrarre mai l'arma dalla fondina. E a morire d'infarto pochi giorni dopo essere andati in pensione. Perché stavolta l'unica pace possibile è nel silenzio di un caricatore vuoto.

Hong Kong, 1996
Regia: Derek Chiu
Soggetto / Sceneggiatura: John Chan, Teddy Chan, Lu Bing
Cast: Michael Wong, Kent Cheng, Jerry Lamb, Cher Yeung, Stephen Fung

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