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Anita Mui

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in PROFILI

Anita MuiNata in Cina nel 1963, Anita Mui comincia presto la sua carriera nel mondo dello spettacolo, come cantante: a 6 anni vince un concorso per giovani talenti e inizia a incidere dischi. Ben presto il suo nome si impone anche presso il grande pubblico. Come tante colleghe, Anita flirta con il cinema e la televisione, componendo le colonne sonore di film e sceneggiati. Debutta su grande schermo nel 1983, con un ruolo minore in Mad Mad 83. Per Behind the Yellow Line di Taylor Wong l'anno dopo vince un Hong Kong Film Award come miglior attrice non protagonista. Pur ricevendo numerose offerte non si concede del tutto al mondo del cinema, preferisce piuttosto privilegiare la carriera musicale, cui dedica studio (danza, canto) e attenzione, e scegliere pochi copioni purché degni del suo innegabile talento.
Carismatica, dal fascino elegante, non particolarmente bella ma dallo sguardo magnetico, la Mui, soprannominata dal pubblico «la cento volte mutevole» per la sua capacità di stupire le platee con look e stili sempre diversi, oltraggiosa e al tempo stesso tradizionale, è per certi versi la risposta orientale a Madonna, con la medesima facilità nel lanciare trend e imitatori. Una donna matura, di grande classe, amata dalle migliaia di fans e dai colleghi - come Andy Lau, che le è sempre stato vicino -, coinvolta raramente in scandali (fece notizia un fattaccio in un karaoke di Tsim Sha Tsui, dove fu schiaffeggiata da un boss mafioso per cui non aveva voluto cantare; episodio ricostruito fittiziamente in Tragic Fantasy - "Tiger of Wanchai") e impegnata contro molti malcostumi (era in prima fila durante la manifestazione contro l'ingerenza delle triadi nello show business).
Consacrata come cantante, ottiene a cavallo tra anni '80 e '90 la palma di primadonna anche nelle vesti di attrice. E' stupenda e memorabile in Rouge di Stanley Kwan, per cui vince l'Hong Kong Film Award e il Golden Horse taiwanese. Vi interpreta - accanto a Leslie Cheung - una donna di Shanghai, tradita, che torna come fantasma dopo il suicidio per ritrovare l'amante che non ha avuto il coraggio di compiere l'estremo gesto con lei. In A Better Tomorrow III di Tsui Hark è una pasionaria che inizia il giovane Mark Gor (Chow Yun Fat) al culto delle armi, finendo per rubargli la scena. In Eighteen Springs di Ann Hui (da un romanzo di Eileen Chang), per cui vince ancora un premio come miglior non protagonista, e in Saviour of the Soul, dove dà vita a un doppio personaggio (l'epica eroina e la sua gemella demenzialmente impazzita), dimostra grande versatilità in caratterizzazioni non per forza positive.
Famosa in occidente per il dittico The Heroic Trio / Executioners, incarna l'idea della protagonista per eccellenza, star da melodramma, amante vulnerabile, adeguata alla modernità del cinema che rappresenta (come nel divertente Who's the Woman, Who's the Man, in cui irretisce con la sua estrema sensualità un giovane cantante ignara del fatto che sia una donna en travesti). Versatile, dotata di grande auto-ironia (ai limiti del masochismo, come quando appare al fianco di Jackie Chan), di charme, è spiritosa e scatenata nella commedia (in Justice, My Foot e The Mad Monk incontra Stephen Chiau, tenendogli testa), adeguata con arti marziali e scene d'azione (The Moon Warriors), abile con le pistole (My Father Is a Hero) e sopraffina interprete di drammi coinvolgenti (in Kawashima Yoshiko di Eddie Fong riesce a smussare gli angoli di una controversa collaborazionista).
Il suo ruolo migliore è probabilmente la cantante contesa negli anni della guerra sino-giapponese da due focosi spasimanti - un rivoluzionario e un ufficiale nipponico - nello splendido Au revoir, mon amour di Tony Au, inno nostalgico e lancinante all'amore impossibile e doloroso. Negli ultimi anni limita i suoi impegni cinematografici, ma il suo status non è mai in discussione: in Wu Yen si mangia le due emergenti Cecilia Cheung e Sammi Cheng ed è l'unico motivo per pagare il biglietto; in July Rhapsody è l'intensa moglie in crisi con il marito (insegnante tentato da una sua giovane studentessa); in Dance of a Dream e Let's Sing Along torna spiritosamente come commediante, sbarazzina e simpatica. Glaciale, divina, inarrivabile, femme fatale d'altri tempi, Anita Mui, scomparsa per un cancro all'utero a soli quarant'anni, è, e rimarrà nel ricordo collettivo ancora a lungo, la vera regina dello spettacolo cantonese, la cui fama si è propagata per vent'anni senza eguali in tutto il Sud Est asiatico.

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