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Cynthia Khan

Scritto da Stefano Locati. Postato in PROFILI

Cynthia KhanCynthia Khan (vero nome Yeung Lai Ching o Yang Li Ching, a seconda delle traslitterazioni) è una di quelle star minori venute alla ribalta per una concatenazione fortuita di eventi, ma che ha saputo guadagnarsi un piccolo posto nel cuore degli appassionati dei film d'azione. Nata nel dicembre del 1968 a Jiayi (Taiwan), da piccola si dedica alla danza, sua grande passione. Recita in parti secondarie in film locali, ma la grande opportunità arriva quando Michelle Yeoh, reduce dai successi di Yes, Madam e Royal Warriors, abbandona le scene per dedicarsi al matrimonio. Dickson Poon (allora marito della Yeoh e boss della D&B) la recluta come sostituta, unendo i nomi delle due attrici marziali più in voga all'epoca: Cynthia Rothrock e Michelle Khan (nome con cui era inizialmente nota Michelle Yeoh). In the Line of Duty III e In the Line of Duty IV la lanciano nell'empireo dei polizieschi moderni con protagoniste femminili. Cynthia è sicuramente meno carismatica della Yeoh, dominando meno le inquadrature, ma ha dalla sua una simpatia elettrica che si trasforma rapidamente in durezza prima delle scene di combattimento. Volto insolito, non smaccatamente bello, ma particolare, riesce a ritagliarsi uno spazio autonomo, con ruoli da protagonista spigliata e autoironica: spazio purtroppo delimitato dal sottogenere donne con pistole e da produzioni non sempre all'altezza. Middle Man, Forbidden Arsenal e Sea Wolves (a volte presentati come seguiti della serie In the Line of Duty) continuano a girare attorno ai soliti stereotipi. Con il declino incipiente del genere, Cynthia cerca di aprirsi nuove strade, ma riesce a mettere a segno solo un pugno di interpretazioni in film da retrovia in costume. Lo strambo Deadend of Besiegers ha qualche elemento di interesse, ma è incostante. Zen of Sword e The Thirteen Cold Blooded Eagles (quest'ultimo rilettura di The Avenging Eagle, del 1978) la vedono in ottima forma, ma sono funestati da budget non esattamente luculliani, mentre The Invincible Constable è una rilettura farsesca (fortunatamente) dimenticabile. Infine in Blade of Fury, decisamente superiore quanto a meriti filmici, è relegata in secondo piano, anche se l'intenso finale contribuisce a salvare la giornata. Il tentativo di allontanamento prosegue con It's Now or Never, in cui si prende in giro nella parte di una bulletta convinta di essere un'esperta di arti marziali, e con la commedia corale Pink Bomb, su un gruppo di scombinati hongkonghesi in vacanza in Thailandia: il mercato la richiede però nei soliti panni d'eroina pura, e Cynthia cavalca gli ultimi vagiti del sottogenere con annoiata fierezza. Appena decenti risultano Madam City Hunter e The Avenging Quartet, meno digeribili A Serious Shock! Yes Madam! (nonostante le buone premesse del soggetto, su due poliziotte innamorate dello stesso uomo) e Though Beauty and Sloppy Slop (nonostante la presenza di Yuen Biao, si tratta di una rilettura disarticolata di Police Story III Supercop, anche se l'assurdo titolo lascerebbe presagire tutt'altro). Addirittura disarmante l'ultimo periodo, con pochezze del calibro di Yes Madam 5. Fortunatamente Cynthia Khan sembra capire l'antifona, in un trend discendente che non poteva che peggiorare, e ha preferito arroccarsi nel piccolo schermo. Un peccato non le sia stata data la possibilità di esprimersi appieno in qualche ruolo diverso dal solito: così rimane solo uno dei tanti volti (simpatici, ma per nulla indispensabili) del sottobosco del cinema bis locale.

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