Love and Sex Among the Ruins

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Love and Sex Among the RuinsQuello della confusione sessuale è un tema che ritorna spesso nel cinema di Hong Kong: il regista Cheung Chi-sing (I Wanna Be Your Man!) ne ha fatto il proprio punto di forza. Non fa eccezione Love and Sex among the Ruins, strana commedia popolata da donne lesbiche, bisessuali e eterosessuali. Un panorama in cui gli uomini, pur presenti e attivi, stanno soprattutto a guardare le proprie prede e i loro comportamenti. Le vere protagoniste sono Billie, Man e Ron, tre donne dai gusti sessuali differenti: la prima è attratta solo dalle donne, la seconda da uomini e donne, la terza solo dagli uomini. Il tassista Man Cheung e l'immigrato cinese Tung aggiungono pepe alla pietanza, visto che il primo è temporaneamente impotente e il secondo ama la promiscuità di un possibile ménage a trois con la moglie Man e con l'amante di lei, Billie.
Molto caos, molta sostanza. Il regista fa sue le dottrine taoiste che affermano che è auspicabile un bilancio tra yang e yin, e che gli impulsi naturali non vanno repressi, senza però cedere alla volgarità e senza esitare su particolari espliciti. Cheung conferma sul campo di essere attratto da storie in cui l'omosessualità e l'eterosessualità sono messe a confronto, senza che alla fine ci sia necessariamente un vincitore. Sposare la gradevolezza e il ritmo della commedia sentimentale a un simile impegno nello studio delle divergenze sessuali è intento lodevole ma difficile da raggiungere senza cadute di tono. Non mancano i personaggi macchietta (lo psicologo che usa metafore poco ortodosse per aiutare il paziente afflitto da impotenza, la virago che alla festa delle sorelle organizzata da Billie affronta fisicamente Man Cheung) e le situazioni al limite dell'esasperazione parossistica. Aiuta a più riprese l'umorismo con cui Cheung porta avanti il discorso, un'ironia malsana capace di stemperare le situazioni critiche nel sorriso se non nella risata, soprattutto quando i dialoghi e i contrasti diventano troppo seri (Cheung Tat-ming en travesti che prova a sedurre Ada Choi; lo stesso Cheung che sproloquia citando Trotzkj per giustificare la sua voglia di adulterio). Non è facile orchestrare tanti dialoghi (ben recitati) e così poca azione: l'unico artefice della pellicola - opera sua anche soggetto e sceneggiatura - sceglie la via più impervia ma, alla fine dei conti, quella che garantisce maggiori soddisfazioni al pubblico.

Hong Kong, 1996
Regia: Cheung Chi-sing
Soggetto / Sceneggiatura: Cheung Chi-sing
Cast: Dayo Wong, Ada Choi, Liz Kong, Cheung Tat-ming, Pauline Suen

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