Ordinary Heroes

Stampa

Ordinary HeroesAnn Hui, a più di vent'anni dal debutto, non ha perso la voglia di raccontare le sue storie, di povertà, di sentimenti, di emozioni nascoste per anni nel silenzio e rivelate da uno sguardo indiscreto. Con Ordinary Heroes la regista torna ai grandi temi politici che ne avevano caratterizzato gli esordi, concentrandosi stavolta su un gruppo di attivisti nell'arco degli ultimi due decenni di storia di Hong Kong. Procedendo su due strade parallele, una rappresentata in maniera teatrale attraverso un monologo, l'altra corale e romanzata, la Hui ci mostra quanto difficile fosse la vita di chi, allora come oggi, non aveva diritti ma solo oneri. Nel caso specifico una piccola comunità di pescatori, che vivono sulle loro barche e che vengono considerati dal governo solo quando c'è da sacrificarsi. Un terribile tifone mette in pericolo la loro vita; le loro mogli, immigrate dalla Cina, sono deportate al paese d'origine nonostante siano regolarmente sposate e con tanto di figli; un incendio ha distrutto diverse imbarcazioni portandosi via molte vite. Si incrociano per caso le vite di Tung, un ragazzino ribelle ma non troppo, di Kam, un benefattore rispettato da tutti, di Sow, una giovane che ha perso tutto, di Yau, il più intraprendente degli attivisti, pronto al grande salto nella politica istituzionale.
Romanticamente trasposta per catturare l'attenzione, la trama è una plateale drammatizzazione degli eventi; ma ciò non diminuisce la forza del discorso intrapreso. Sebbene l'aspetto della finzione prevalga, quello che se ne ricava è un ritratto credibile della storia recente di una minoranza. Ann Hui calca troppo la mano - alcuni passaggi in bianco e nero che simulano il realismo documentaristico; la morale del narratore solitario, un po' asfittica -, e finisce per esagerare nell'intento di educare il pubblico. Ma al di là dei difetti, grandi e piccoli che siano, il messaggio arriva diritto al bersaglio, e colpisce anche lo spettatore poco attento o disinformato. La scelta drammaturgica dà colore ad alcuni risvolti altrimenti difficili da sottolineare: la possibilità, ad esempio, che un uomo politico di grandi capacità e di grande generosità, disposto a tutto per cause collettive, nel privato non sia automaticamente il migliore degli esseri umani. Funzionale allo svolgimento è la recitazione dei quattro protagonisti, volti in disuso presso il grande pubblico, ad eccezione di un Anthony Wong straordinariamente misurato: l'ex bomba sexy Rachel Lee - al ritorno dopo una lunga pausa: da qui in poi non più Loletta - è la ragazzina un po' ingenua ma buona; Lee Kang-sheng - attore feticcio di Tsai Ming-liang - il suo angelo custode, innamorato di lei ma non corrisposto; apparizione speciale per un attore, Tze Kwan Ho, dal curriculum teatrale è impressionante, ma che non ha mai sfondato al cinema. A dispetto di quanto recita la traduzione del titolo cinese (Thousand Words and Ten Thousand Utterances), le parole soccombono e sono i silenzi a dominare. Candidato - e premiato - a numerosi Hong Kong Film Award ma subito dimenticato, Ordinary Heroes rispecchia il suo titolo: nel rumore quotidiano di una società che non si ferma mai, la voce che si alza - il pensiero in prima persona della regista sul post 1997? - è troppo isolata. Ed è un peccato che sia così difficile trovare un momento per ascoltarla.

Hong Kong, 1999
Regia: Ann Hui
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Kin-chung
Cast: Rachel Lee, Lee Kang-sheng, Anthony Wong, Tze Kwan Ho

Joomla SEF URLs by Artio