Twilight Garden

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Twilight GardenIl fin troppo prolifico Aman Chang, quasi sempre innescato da Wong Jing, sa barcamenarsi tra generi e situazioni, con l'unico comune denominatore della mancanza programmatica di budget. In Twilight Garden il produttore Frankie Ng spende gran parte del contante disponibile - invano: in due settimane di programmazione il film ha incassato pochissimo - per garantirsi qualche attore di richiamo: la taiwanese Annie Wu, Julian Cheung, Michael Tse, Helena Law - costretta a fare il verso al suo ruolo in Bullets Over Summer -, Tats Lau e Lam Suet. La sceneggiatura tiene conto delle scarse possibilità e limita al minimo le spese: non a caso sposta l'azione dalla più costosa Hong Kong ad un'isola dei Nuovi Territori (la cui natura fiorente fornisce però uno splendido scenario). L'assunto di base ha il sapore del déjà-vu: storia di anime tormentate in cerca di redenzione per gli errori commessi in precedenza. Anche gli umani entrano a far parte di questo processo di purificazione e pagano il peso di leggerezze imperdonabili (non aver salvato un'aspirante suicida). Il senso della morale è fortemente critico, chi sbaglia, paga. Subiscono lo stesso trattamento la nipote che ha abbandonato la nonna dalla quale vuole ottenere il perdono, i poliziotti trasferiti per incompetenza (uno dei quali ha vissuto un'infanzia difficile), un uomo cinico e senza pudori che sfrutta ogni occasione per tirare acqua al proprio mulino. A quest'ultimo personaggio spetta la sorte peggiore, punito prima con la deturpazione dell'anima - diventa un vampiro dopo essere stato morso da un pipistrello - e poi con quella del corpo: è costretto ad accoppiarsi con una dottoressa tutt'altro che attraente.
Sincretismo di aspetti differenti, quali vampiri - succhiasangue all'occidentale - e fantasmi reincarnati, Twilight Garden tiene ben separati i diversi risvolti della trama, affidando a ciascuno dei propri interpreti un ruolo definito: la love story melodrammatica tra umano e fantasma coinvolge Julian Cheung, Annie Wu e Helena Law, la parentesi buffa a base di vampiri è appannaggio di Michael Tse e Tats Lau. Le due strade non si incrociano se non quando è strettamente necessario. Dopo un inizio molto stentoreo, grazie al lavoro della regia la situazione migliora. Chang riesce in alcuni frangenti a rivitalizzare l'atmosfera fiacca con intervalli interessanti: lo stile da comica del muto, con l'accelerazione dell'azione, o il surreale fraseggio senza parole, tutto vignette e sottotitoli, tra Tse e il compare Lau. Inevitabile la caduta di tono in altri momenti - il ballo di Helena Law e Annie Wu, mero riempitivo -, dove la scarsezza di idee e di mezzi è più difficile da nascondere. Il problema principale resta la trama, scontatissima, che si basa su un unico colpo di scena che lo spettatore meno sprovveduto anticipa dopo dieci minuti di visione. Aman Chang dimostra ancora una volta di possedere sufficiente disinvoltura tecnica e un istinto comico basilare in grado di tenere in piedi, senza troppo artifizi, buona parte dell'opera.

Hong Kong, 2000
Regia: Aman Chang
Soggetto / Sceneggiatura: Aman Chang, Chan Gin Tak
Cast: Julian Cheung, Annie Wu, Helena Law, Michael Tse, Tats Lau

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