Love in the Time of Twilight

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Love in the Time of TwilightIl miglior cinema targato Tsui Hark, sia nel ruolo di regista che in quello di produttore, è totalmente privo di coordinate e punti di riferimento, talmente libero da sembrare improvvisato. Si tratta però di un'esecuzione controllata, furbescamente razionale. Il viaggio privo di obiettivi e di traguardi torna in Love in the Time of Twilight, che presuppone i protagonisti e le emozioni del precedente The Lovers e lo sorpassa a sinistra, in volata, grazie ad un innesto ancora più corposo di materiale fantastico e colpi di scena. I paradossi temporali, i voli pindarici e i riferimenti incrociati, lo spirito giocoso non sono attenuati da necessità commerciali (e infatti il film ha incassato molto poco) e nonostante il ritorno alla normalità dell'epilogo risolutore, la storia è senza dubbio tra le più inventive del catalogo di Tsui.
Il regista rimette insieme Charlie Yeung e Nicky Wu e li cala in un contesto più moderno ma ancora non contemporaneo. Due ragazzi nei rocamboleschi anni '20 si disprezzano e si scherniscono prima di innamorarsi. In breve si sviluppa il gioco delle parti che spinge i due a conoscersi, tramite una strana re-incarnazione di lui, nel frattempo defunto, e la doppia versione di lei, costretta a viaggiare indietro nel tempo, sfruttando l'elettricità, per impedire all'ex odiato nemico di farsi turlupinare da una donna malvagia e di finire brutalmente assassinato. Lei, Yan Yan, giovane interprete di opera tradizionale, si presenta recitando un riadattamento di Biancaneve e i sette nani in versione cinese; lui è invece un impiegato bancario timido e speranzoso di trovare la sposa ideale; l'altro - perché il terzo in questi casi c'è sempre - è Eric Kot, comico dal viso stralunato che ambisce a una donna qualsiasi.
Il racconto è viscerale, sanguigno, procede per gradi: l'inizio è un inseguimento spensierato durante il giorno dell'affinità poi irrompe con prepotenza l'inspiegabile, dapprima sotto forma di fantasma, e il mélo, apparentemente morigerato, impazzisce e diventa una feroce sarabanda spazio-temporale. Un approccio che fa dell'assurdo la propria regola essenziale e che senza una sceneggiatura di ferro (scritta a sei mani) avrebbe facilmente potuto rovinare in un pasticcio inconcludente. Questo grazie anche alla credibilità di Tsui, cui lo spettatore, poi ben ripagato, concede più pazienza del previsto per rimettere a posto il disordine. Ma soprattutto grazie alla verve di tutti gli interpreti; su tutti spicca ovviamente Charlie Yeung, meravigliosa. Qui preferisce come modello Anita Yuen e il suo umorismo auto-distruttivo e prende di mira i due uomini che per un motivo o per l'altro le ronzano attorno, salvo poi maturare, dopo una serie di eventi incredibili, e rimpiangere gli errori commessi in precedenza.
Il contrasto tra presente, futuro e passato causa una atemporalità cronologica (e corporale: lo strano ibrido formato dai due amanti uniti come gemelli siamesi) che si riflette sui caratteri dei protagonisti. Senza eccedere nel patetismo e senza esagerare il versante comico-grottesco (comunque ben radicato, in un'alternanza riuscita di sacro e profano, di umorismo raffinato e scatologia: il vomito e le dichiarazioni d'amore che convivono completandosi a vicenda), Tsui adotta una formula che non ha regole. E non deve mai ricorrere a scuse o a scorciatoie per ottenere il suo scopo: si ride, ci si commuove e si simpatizza per i personaggi seguendo tempi e modi prescelti dall'autore. Alla fine il regista riesce nell'obiettivo più incredibile: plasmare gli interpreti, i loro personaggi e parallelamente gli spettatori, che non resistono alla sovra-eccitazione cui sono esposti e rispondono di conseguenza.

Hong Kong, 1995
Regia: Tsui Hark
Soggetto / Sceneggiatura: Tsui Hark, Szeto Cheuk-hon, Sharon Hui
Cast: Nicky Wu, Charlie Yeung, Eric Kot, William Ho, Cheung Ting

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