Devil Face, Angel Heart

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Devil Face, Angel HeartL'inevitabile ritorno al passato coinvolge generi, autori e strategie del cinema di Hong Kong, che ricicla idee precedentemente sfruttate e tecniche di realizzazione ben cementate. Billy Chung, uno degli esecutori più interessanti dell'attuale panorama cantonese è tra i più vivaci nel cercare di coordinare il passato artistico con le urgenze economico-pratiche moderne. Questo dibattito tra desiderio di lasciare il proprio marchio, un'indiscutibile professionalità e la commercialità dei suoi prodotti, porta paradossalmente ad una parvenza di stile, confermato nella circostanza dal discreto Devil Face, Angel Heart. In tempi di vacche magre bisogna accontentarsi: la storia è un unico déjà-vu, gli attori un po' trascurati, certe soluzioni narrative opinabili. Eppure, sia per l'estrema sintesi, soprattutto formale, sia per alcune sequenze ben congegnate, il curioso poliziesco dalle pesanti venature macabre non è spiacevole.
Chung ha finora dimostrato di preferire situazioni stereotipate come teatro delle sue opere. Ottenuto il suo scopo, ovverosia far sentire lo spettatore a suo agio, cullato tranquillamente da atmosfere conosciute, il regista colpisce all'improvviso e con violenza, sfruttando un singolo elemento e portandolo all'esasperazione. Qui l'unico fattore determinante è il sangue: la vendetta porta violenza, il tradimento porta violenza, la repressione emotiva può portare violenza, il rancore porta violenza e anche l'ingenuità, se di mestiere si fa il killer, porta violenza. Di conseguenza si arriva ad un'esagerazione dei toni che non è grottesca, bensì plateale, esibita, quasi festosa. La regia, per essere credibile, ha bisogno di una cornice esile (non priva di citazioni e riferimenti) da riempire a piacimento. Il soggetto - un killer deforme1 alle prese con una donna doppiogiochista - è adatto allo scopo, quanto mai funzionale nella sua estrema semplicità. Il pathos nasce e muore con l'effetto truculento: scotennamenti, pallottole che penetrano nella carne in primissimo piano, amputazioni, tutti mostrati nel dettaglio.
Senza una simile categorica impostazione di base, Devil Face, Angel Heart sarebbe probabilmente potuto essere ben altra cosa - il cast multicolore è completamente sprecato (soprattutto Stephen Fung, Sam Lee e Kelly Lin, ingaggiati solo per un cammeo): solo lo spietato David Lee e l'ambigua dark lady Gigi Lai riescono a risultare credibili -, un thriller efficace, un poliziesco movimentato, un mélo-noir intenso. Biasimare una scelta di fondo così coraggiosa è però un atto subdolo, un modo come un altro per rinnegare la possibile autorialità di un artigiano in costante crescita.

Nome:
1. Il personaggio di Daniel Wu è diretta filiazione del famoso Il Gobbo di Notre Dame di Victor Hugo, con tanto di storia d'amore con la bella di turno.

Hong Kong, 2002
Regia: Billy Chung
Soggetto / Sceneggiatura: 
Cast: Daniel Wu, Gigi Lai, Stephen Fung, Lam Suet, David Lee

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