Color of Pain

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Color of PainColor of Pain è l'ennesima dimostrazione del malessere attuale del noir made in Hong Kong. Contemporaneamente si acuisce il disagio del pubblico, che non offre neanche mezza possibilità ai registi che tentano di emergere: i panni di Sam Leong sono pertanto scomodi a prescindere dalle sue reali capacità. Perché il valoroso ha deciso di riportare, per quanto gli è possibile, in auge i generi un tempo classici: il poliziesco, la commedia nera (The Stewardess) e il thriller (Maniacal Night).
Si vede che Leong ha studiato i modelli di base e li ha memorizzati, forse esagerando in alcuni momenti con corsi e ricorsi, ma dimostrando per lo più di possedere tecnica, inventiva e una certa classe nel domare la macchina da presa. Fatto sta che finché non comincerà a scegliere dei veri attori da dirigere poche saranno le speranze di vedere una sua opera recitata in maniera decente. Ad esclusione di Raymond Wong, un curriculum di tutto rispetto grazie al marchio Milkyway, e del sempre simpatico Sam Lee, è impossibile non biasimare lo scarso impegno degli interpreti, vera e propria lacuna principale. I nomi dei colpevoli sono dunque quelli di Kenya Sawada, di Tony Ho, di Terence Yin, di Josie Ho, di Lam Suet.
Leong si spinge ai limiti del plagio nei confronti del cinema di John Woo: stesso approccio alla materia, stesso montaggio che svela dettagli morali (si veda la scena del cimitero quando una carrellata improvvisa si focalizza sulla statua di un angelo), ma minore propensione all'epifania dell'azione pura. Colpisce piuttosto come tornino a ripetizione i temi cari del regista oggi a Hollywood: l'amicizia tra un poliziotto in crisi e un killer che conosce il significato della parola onore è mutuata da The Killer; non mancano poi la vendetta per il compagno ucciso a tradimento (sempre The Killer), una pallottola in testa che costringe un professionista dell'omicidio a non poter tornare a casa (Bullet in the Head), i sensi di colpa di un cecchino che ha ucciso senza volerlo una collega (Hard Boiled), i combattimenti clandestini (non più Woo, ma il suo allievo Patrick Leung). Memore invece del miglior Kirk Wong è la sparatoria in massa in strada al momento della rapina (Organized Crime & Triad Bureau) e non cade nel vuoto neppure una lontana citazione da Johnnie To e Wai Ka-fai (la caratterizzazione del sicario ai limiti della sbruffoneria cui poco importa della sua vita presa dal recente Fulltime Killer).
Nonostante tanti omaggi il soggetto è abbastanza originale e potrebbe reggere fino alla fine. Piuttosto la sceneggiatura è povera di battute, e, senza un vero motivo, continua ad alternare idiomi diversi (giapponese, inglese maccheronico e cantonese), spazientendo la platea.

Hong Kong, 2002
Regia: Sam Leong
Soggetto / Sceneggiatura: Sam Leong
Cast: Kenya Sawada, Raymond Wong Ho-yin, Terence Yin, Sam Lee, Tony Ho

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