Inside Hong Kong

L'altra metà del cielo: da miss a star

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in INSIDE HONG KONG

Portland Street BluesIl mondo del cinema ha diverse porte d'ingresso, da cui è possibile accedere e da cui è possibile uscire. Da sempre un'importante entrata al femminile è costituita dai concorsi di bellezza, che permettono alle vincitrici di mettersi in mostra e di segnalare le proprie qualità, soprattutto estetiche, ai produttori. I quali sono sempre stati ben contenti di avere nuovo materiale su cui lavorare e da poter esporre nelle loro pellicole. Il pubblico, non di meno, ha dimostrato di gradire al cinema visi e corpi piacevoli che recitano accanto alle star favorite. Non è quindi sorprendente che buona parte delle donne di spettacolo provenga da concorsi e competizioni del genere: gli esempi sono numerosi e non mancheremo di sottolineare i più importanti.
Jackie Chan, attore e regista principe di Hong Kong, simbolo stesso di una cinematografia, è sempre ricorso alla presenza di belle interpreti al suo fianco, contribuendo a lanciarne la carriera: nel 1987, il film è Project A, fa da mentore a una giovanissima Rosamund Kwan, nel seguito dell'anno seguente la primadonna è Carina Lau, al terzo film. Anche di recente l'atteggiamento del nostro non è cambiato: comparire in un film al suo fianco è sinonimo di grandissima popolarità (internazionale). Ultimamente ne stanno beneficiando le dive taiwanesi come Annie Wu (First Strike, 1996) e Shu Qi (Gorgeous, 1999). Se Jackie continuerà a lavorare a Hollywood non sarà improbabile vederlo tenere a battesimo anche attrici occidentali. Il binomio attore affermato - stellina emergente è d'obbligo in tutto il mondo: in Europa così come in America il modo migliore per lanciare una carriera è l'inserimento in una produzione di grosso livello con nomi che attirino l'attenzione. Tra la nuovissime leve, Grace Yip (unica protagonista femminile nel kolossal action Gen-X Cops di Benny Chan, 1999), Kelly Chen (in coppia con Aaron Kwok e Takeshi Kaneshiro in Anna Magdalena, 1997, e con Ekin Cheng e Jordan Chan in Hot War, 1998) e Cecilia Cheung (il cui padrino è stato invece Stephen Chiau in King of Comedy, 1998) sono tutte assurte al successo grazie all'abbinamento a nomi di richiamo. In alcuni casi, è vero, ha aiutato una fama precedente, Peking Opera Bluesmusicale o televisiva, ma senza la benedizione del grande schermo in Asia non si diventa una stella di prima grandezza.
Il concorso di bellezza più famoso nella S.A.R. è sicuramente la competizione per il titolo di Miss Hong Kong, indetta dall'emittente televisiva TVB nel lontano 1973 (menzione d'onore per la prima vincitrice, Elaine Sung). Da lì sono nate cominciate tante storie, di starlettes trasformate in grandi attrici e di starlettes rimaste tali. Ci vuole del tempo prima che i produttori si accorgano che il concorso sia una miniera d'oro anche per il cinema, e non solo per il mondo della moda e della pubblicità. Nel 1979 reginetta è Olivia Cheung (poco più che comparsa in una ventina di film, tra cui Mr. Coconut (1989), accanto a Michael Hui), ma una ragazza, classificatasi solamente quarta, riesce ad emergere e a fare il grande salto: Cherie Chung. Un'attrice la cui fortuna è stata l'inclusione nel cast di The Story of Woo Viet di Ann Hui (1979), con cui ha iniziato un fortunato binomio professionale con Chow Yun Fat. Le frequentazioni della Chung (cui Patrick Tam quasi dedica un titolo, Cherie, della sua splendida esperienza registica) migliorano col tempo, e la ragazza bella ma insipida guadagna ruoli e battute, diventando presenza fissa nei film degli autori più importanti, da Stanley Kwan a Mabel Cheung, passando per Ringo Lam e Tsui Hark (Peking Opera Blues). Di attrici con la A maiuscola dall'ambito dei concorsi non ne escono altre, con due uniche eccezioni, Maggie Cheung e Anita Yuen.
Maggie arriva seconda nell'edizione del 1983 (sarà poi eletta Miss Universo) e subito fa tappezzeria (Jackie Chan compreso), prima di essere aiutata a raffinare la sua recitazione da Wong Kar-wai, che con As Tears Go By ne crea l'immagine, oggi condivisa all'unanimità, di interprete di assoluta grandezza. Dopo il placit del maestro, arrivano le consacrazioni firmate Stanley Kwan (Centre Stage), Peter Chan (Comrades, Almost a Love Story), Mabel Cheung (Farewell, China) e Ann Hui (Song of the Exile), fino all'ultimo In the Mood for Love, dove torna, per l'ennesima volta, a farsi dirigere dall'amato Wong Kar-wai e dove la sua prova strappa applausi a scena aperta.
Anita Yuen, Miss Hong Kong 1990, è un caso diverso. L'attrice ha la fortuna di legarsi al nome della compagnia di produzione U.F.O., e ne diventa addirittura il simbolo. Le commedie di Peter Chan, di Eric Tsang, di Lee Chi-ngai, la prevedono abitualmente come protagonista, e in tal modo la scalata al successo è velocissima. Al terzo film, C'est la vie, mon cheri (1993), Anita ottiene consensi di pubblico e critica. Diventa presto icona con la sua immagine di ragazza acqua e sapone, romantica e simpatica, ingenua ma non stupida. Prima di ritirarsi nel limbo televisivo, compare in una moltitudine di film, di qualità variabile, tutti di successo, giocando, come in The Chinese Feast di Tsui Hark e in From Beijing with Love di (e con) Stephen Chiau e Lee Lik-chi, con la sua istrionica comicità in grado di conquistare grandi e piccini. C'est la vie, mon cheriPoco casualmente un recente sondaggio su Internet ha incoronato Anita con il titolo di miss più talentuosa, vittoria di stretto margine sulla collega Michelle Reis.
Tre sole primedonne, ma tante attrici di caratura minore, che meritano almeno una citazione: come Cally Kwong (seconda nel 1982), interprete di The Club di Kirk Wong, o come Cher Yeung (vincitrice l'anno seguente), apparsa in Dream Lovers di Tony Au. Altri nomi conosciuti emersi dal calderone delle Miss (e delle aspiranti tali), sono quelli di Elizabeth Lee (Gunmen), Michelle Reis (Miss nel 1988), Monica Chan (Full Alert), Ada Choi, Valerie Chow (Chungking Express). Senza volersi addentrare tra le partecipanti di tutte le altre manifestazioni, da Miss Asia (Kristy Yeung) a Miss Eleganza (Pinky Cheung), che hanno guadagnato le luci dei riflettori.
Il ruolo predominante della televisione, e la crisi del cinema post handover, hanno cambiato il punto d'approdo delle nuove miss, tanto che le ultime elette - Shirley Yeung (2001), Vivian Lau (2000), Sonija Kwok (1998), Anne Heung (1998), Virgina Yung (1997) -, non hanno mai frequentato i set del cinema. La vita della starlette è breve e dura, il sogno di tutte sembra essere il ritiro dallo spettacolo prima dei quarant'anni, meglio se accasate con un uomo ricco, come accaduto alle concorrenti Chingmy Yau (1987, che al cinema ha comunque lasciato il segno), Joyce Godenzi (1984, ha sposato Sammo Hung, al fianco del quale è comparsa in varie pellicole) e Amy Kwok (vincitrice nel 1991, oggi moglie dell'attore Lau Ching-wan e regina indiscussa della fiction sul piccolo schermo). Un'inversione di tendenza che non ha permesso un totale cambio generazionale, ma che ha comunque portato alla luce qualche nome da tenere d'occhio: Kenix Kwok e Teresa Mak (1993), Theresa Lee e Astrid Chan (1994), Lee San San (1996), Grace Lam (1997). Nel nome di una formula che rimane invariata con il passare degli anni, la cui universalità è indiscutibile: bellezza e spettacolo formano un binomio indissolubile.

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