Love and Sex in the Eastern Hollywood

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Love and Sex in the Eastern HollywoodLove and Sex in the Eastern Hollywood elegge il gossip a soggetto artistico, anche se non è necessario essere esperti del rumorama locale per apprezzare il film. Aman Chang, alla terza regista, dà vita ai pettegolezzi che la temibile stampa scandalistica hongkonghese non ha mai tenuto segreti. Il lato oscuro della mecca del cinema orientale prevede, in sequenza (tra parentesi, per gli eventuali interessati, i nomi dei personaggi reali parodiati): la moglie snob di un famoso cantante [Kenny Bee] che ne sperpera i guadagni e, non paga, lo tradisce con il marito di un'attrice malata terminale di cancro; una cantante senza contratto - e senza futuro commerciale - costretta a prostituirsi per un principe in un paese remoto; la diva delle dive [Maggie Cheung] combattuta tra un rapporto in crisi con un regista in declino [Derek Yee] e il corteggiamento serrato di un industriale truffaldino; una starlette di poco conto [Veronica Yip] che riesce a rilanciarsi grazie alla chirurgia plastica e alla partecipazione ai vituperati categoria III; un'attrice comica [Sandra Ng] che, abbandonata dal fidanzato musicista [Alex To], si rifugia tra le braccia di una nota dj radiofonica.
Al di là dei riscontri e del buon gusto (assente: qui da noi un simile ritratto avrebbe provocato querele a non finire) Aman Chang si conferma buon esecutore, sobillato e spronato dal mentore Wong Jing, uomo di cinema - e di affari - capace di inventarsi una sceneggiatura dal nulla. Love and Sex in the Eastern Hollywood è un excursus piacevole in un panorama mondano dove l'unica luce è quella dei riflettori: le star, per contrasto, non sono brillanti come sembra a chi sta fuori, ma vittime più o meno inconsapevoli di malafede, tradimenti e, nel peggiore dei casi, crimini impuniti (stupro, prostituzione, ricatti). Merito di Chang è contenere quanto possibile la volgarità (limite infranto dalle poche scene di nudo toccate alla diva soft-core Karen Yeung e da un appassionato bacio lesbico tra Athena Chu e Monica Chan esibito con eccessiva lascivia), e di costruire una tensione agrodolce che, come ai bei tempi della commedia all'italiana - ma i paragoni sono ancora fuori luogo, qui si respirano solo la medesima cattiveria di fondo e uno spirito profondamente dissacratorio -, diverte implicando parallelamente una piccola riflessione.
Film prevalentemente di attrici, che non temono il confronto e si divertono ad impersonare colleghe più celebri, la pellicola è relativamente poco adatta a palati troppo raffinati e a chi non avesse interesse a farsi svelare i peccati del who's who della Hollywood cantonese. Il senso morboso che spinge lo spettatore ad approfondire personalità e motivazioni dei caratteri coinvolti non differisce molto dalla curiosità inarrestabile che permette a tanti tabloids scandalistici di vendere migliaia di copie strombazzando scoop veri o montati dal nulla. Qui almeno, a sorreggere un intento moralmente biasimabile, c'è una messa in scena di livello medio-alto e la prova di tante interpreti bellissime, ispirate e ben valorizzate.

Hong Kong, 1999
Regia: Aman Chang
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Athena Chu, Angie Cheung, Pauline Suen, Kathy Chow, Karen Yeung

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