A Queer Story

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A Queer StoryQuando in un filone commerciale e redditizio si inserisce un autore con specifiche velleità narrative e con un background tecnico adeguato, la differenza con le mille imitazioni, esclusi ovviamente i prototipi, è presto detta: The Wedding Banquet di Ang Lee e He's a Woman, She's a Man Peter Chan danno involontariamente il via a un mini-trend di stampo omosessuale, che affonda nella commedia la ridicolizzazione del dramma. A Queer Story di Shu Kei, da sempre vicino a certe tematiche, come sceneggiatore e come regista (il successivo Hu-Du-Men) mette alcune cose a posto. Principalmente riporta la figura del gay da macchietta a essere umano, che non deve essere dunque riconvertito a tutti i costi né biasimato, va solo ascoltato, come chiunque altro, se e quando ha qualcosa da dire. Il problema del protagonista, Law Kar-sing, è che ha paura di ammettere la propria scelta sessuale, anche oggi che la situazione si è un po' allentata e che, a quarantasei anni suonati, potrebbe permetterselo. Il suo convivente, Sonny, è l'esatto opposto: una testa calda, simpatico parrucchiere fanfarone che non ha particolari pudori e, giustamente, niente di cui vergognarsi.
Shu Kei porta la solitudine interiore di un uomo medio che si sente costretto a mentire quotidianamente pur di celare la sua presunta diversità a chi gli sta vicino. Il che non gli crea particolari problemi sul lavoro (ironia della sorte, è consulente matrimoniale), o nella vita di tutti i giorni, ma aumenta esponenzialmente con il passare del tempo il malessere, gli scrupoli e le frustrazioni personali. Con stile semplice - senza dimenticare temi difficili quali l'AIDS, gli scandali e la prostituzione maschile - e pochi alleggerimenti comici - per lo più riusciti, specie le veloci divagazioni meta-cinematografiche -, la regia, appesantita da una certa insistenza dei monologhi, che rallentano il ritmo, prova a insinuarsi sottopelle, sfruttando ogni possibile spiraglio per dare una visione parziale ma non partigiana dell'argomento di discussione. Il regista si affida totalmente ai suoi due ottimi protagonisti, il dimesso George Lam, che tra canzoni romantiche e lacrime trattenute è sempre all'altezza, e il vivace Jordan Chan, cresciuto in casa U.F.O. e sbocciato a tutti gli effetti in un ruolo coraggioso. Meno indicati, anche se non mal recitati - è il caso della devota Christine Ng: ci sarebbe voluta un'attrice più matura d'età per renderne meglio il conflitto sentimentale -, gli spazi ristretti affidati alle guest star (Waise Lee, Anita Yuen, Meg Lam, Alfred Cheung, Shu Qi, Francis Ng), accorse numerose in segno di stima nei confronti di uno degli autori meno prolifici ma più apprezzati del panorama contemporaneo.

Hong Kong, 1997
Regia: Shu Kei
Soggetto / Sceneggiatura: Shu Kei, Abe Gwong
Cast: George Lam, Jordan Chan, Christine Ng, Meg Lam, Francis Ng

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