Her Fatal Ways

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Her Fatal WaysAlfred Cheung, unico vero mâitre-a-penser della satira di costume, con Her Fatal Ways porta su grande schermo le ansie socio-politiche di un'intera generazione. Da buon demiurgo fustiga i timori collettivi in vista dell'handover, unendo in un'unica soluzione tre Cine e tre mentalità. Sulle tracce di un pericoloso fuggiasco, una poliziotta cinese e un funzionario hongkonghese, costretti a collaborare controvoglia, si beccano continuamente, provano invano a comprendere a vicenda le reciproche mentalità e alla fine per assurdo si incontrano quando l'azione forza la mano alle situazioni.
Validissima prima del fatidico 1997 e oggi un po' meno pungente visto il cessato allarme, l'ironia di fondo è invecchiata così così, soprattutto a causa di un gap culturale, con i sottotitoli che non sempre aiutano, che il pubblico occidentale padroneggia con qualche fatica. E' il caso dei duetti forzati e veementi, prima tra i due anti-colleghi, quindi nella convivenza forzata tra la donna, tenace esponente della militanza comunista - riprende all'eccesso i personaggi dei drammoni cinesi di propaganda degli anni '70, oltre al classico Ninotchka -, e il padre dell'ospite, vecchia gloria del Kuo Ming Tang e fervente sostenitore di Taiwan. I terzi incomodi si vedono a malapena, anche se nelle prime battute lo stralunato regista, nel ruolo dell'assistente della mainlander dura e pura, prometteva bene (esilaranti le sequenze del motel, tra rimandi ai Cat. III e Terminator, reinterpretato come combattente nazionalista contro il capitalismo); inevitabilmente, com'era intenzione degli artefici, la scena è tutta per la coppia impossibile - entrambi danno eccellente prova di sé -, con un intrigante strascico quasi romantico nell'epilogo e tanta, tantissima - addirittura troppa? - azione nella conclusione adrenalinica dove non stonano le spettacolari coreografie di Chin Kar Lok. Grande successo di pubblico, tanto da garantirsi tre seguiti e un'imitazione non ufficiale - His Fatal Ways -, in cui lo stesso Alfred Cheung torna come attore, stavolta protagonista, con il medesimo personaggio - un sempliciotto convinto di avere poteri soprannaturali (proprio come Stephen Chiau in All for the Winner) che vorrebbe ardentemente farsi contaminare dalla morale dissoluta - ideato in quest'occasione.

Hong Kong, 1990
Regia: Alfred Cheung
Soggetto / Sceneggiatura: Alfred Cheung, Wong Wang Gei
Cast: Carol Cheng, Tony Leung Ka-fai, Alfred Cheung, Emotion Cheung, Michael Chow

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