"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Il re della risata: intervista a Michael Hui - Il re della risata: intervista a Michael Hui - parte 2

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Michael Hui 3

Hai detto di odiare i capi, ma nei tuoi film interpreti sempre il capo. In Security Unlimited (M. Hui, 1981) ad esempio sei il capo delle guardie, e anche in Front Page (Phillip Chan, 1990) sei a capo del giornale...

"Si tratta di un caso. In passato lavoravo con i miei due fratelli, ed essendo io il maggiore era naturale che facessi la parte del capo e loro quella dei sottoposti, ma è una coincidenza".

Sorge spontaneo il paragone tra gli Hui Brothers e i fratelli Marx. Ci sono grandi differenze, ma anche delle somiglianze, in particolare tra il tuo personaggio e quello di Groucho, che è il capogruppo. Tuttavia Groucho di solito è il capo ed è un vincente, mentre tu interpreti un perdente, che al massimo porta a casa qualcosa solo dopo una serie infinita di peripezie...

"Non succede quasi mai, alla fine il mio personaggio perde sempre, haha! Guardo la realtà dei fatti, l'ambiente, per attingere da lì e ritrarre le cose che detesto. Trasferisco questo sentimento di odio dentro di me e lo rappresento al pubblico, che quando ride di me in realtà ride di se stesso. Di solito il contrasto con mio fratello – quello bello, Sam – funziona molto bene da questo punto di vista. Alla fine, essendo il cattivo, perdo, ed è giusto che sia così. E la cosa divertente è che questo succede dopo che ho messo in atto tutta una serie di trucchi ed espedienti che falliscono immancabilmente".

Ma ti sei ispirato ai fratelli Marx?

"Abbiamo in comune il fatto che i personaggi degli altri fratelli contrastino fortemente con il mio dal punto di vista fisico e caratteriale".

Parlando delle coprotagoniste femminili dei tuoi film. Sembrava essersi creata una particolare affinità con Anita Mui, con la quale in Inspector Chocolate (Phillip Chan, 1986) vi scambiate i ruoli comici o li condividete - ad esempio quando le insegni a camminare come una modella.

"Avevo intravisto in lei delle potenzialità comiche, quindi ho deciso di lasciarle spazio e libertà di svilupparle. Era più di un'attrice drammatica, era bravissima anche nella commedia. È un peccato che sia morta così giovane; avrebbe potuto diventare una grande attrice drammatica e comica".

E riguardo a Josephine Siao in Always on my mind (Jacob Cheung, 1993)?

"Anche Josephine è bravissima e sa fare praticamente di tutto; di solito interpreta ruoli drammatici, ma a me piace di più nei ruoli comici. In quel film i due ruoli si confondono. Si trattava di un film drammatico, sulla morte, e non intendeva far ridere, ma ci sono anche sfumature comiche. Se fosse dipeso da me, avrei fatto un film diverso, più leggero, più comico. Anche se parlava della morte, avrebbe potuto diventare una commedia. È la mia filosofia di vita, in ogni genere di questione".

Hai girato una trentina di film nella tua carriera, sia come protagonista che come regista. Per Hong Kong sono ritmi quasi bassi, come mai non sei più prolifico?

"Sono sia sceneggiatore che attore e regista. Parte tutto dalla scrittura: prima elaboro un'idea in fase di sceneggiatura, poi la interpreto e la dirigo. Devo essere davvero entusiasta di un'idea per poterci fare un film, ed è piuttosto raro che io provi quel tipo di entusiasmo. Una volta che ho lo spunto giusto, lo metto per iscritto e lo dirigo senza preoccuparmi troppo dei problemi tecnici di regia, luci, recitazione eccetera. Quello che mi diverte è lo spunto iniziale; una volta che ho scritto la sceneggiatura che avevo in testa, per me il progetto è finito. La parte tecnica della regia è secondaria. Di recente non ho trovato tante storie divertenti".

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