Il beniamino del Far East: Pang Ho-cheung

Scritto da Pierre Hombrebueno. Postato in INTERVISTE

Pang Ho-cheungPang Ho-cheung è, con tutta probabilità, l’autore hongkonghese più amato e celebrato dal Far East Film Festival di Udine. Per farci capire: un paio d’anni fa la manifestazione friulana ha persino proiettato i primissimi cortometraggi amatoriali che il regista girò nella sua infanzia assieme ai fratelli più grandi; un trattamento, questo, che il FEFF non aveva mai riservato a nessuno. E come dargli torto: Pang Ho-cheung è definitivamente uno dei migliori talenti che possa offrirci oggi l’ex colonia britannica, un autore che ha sfornato un cult dietro l’altro fin dall’esordio You shoot, I shoot.
Oggi, 24 aprile 2010, è presente a Udine per la quinta volta per presentare la sua ultima fatica, Dream Home, probabilmente uno dei film più violenti e sadici mai usciti da Hong Kong.

L'Europeo di Hong Kong: Patrick Tam

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in INTERVISTE

Patrick TamSimbolo della New Wave, incarnazione di tutto quanto ci fu e in parte c'è di buono e sano nel cinema di Hong Kong, mentore (ma l'interessato rifiuta la definizione) di Wong Kar-wai. Tutto questo è Patrick Tam, un autore (per una volta proprio di «autore» si può parlare, anche a Hong Kong) il cui valore è inversamente proporzionale alla diffusione e visibilità delle sue opere, anche in tempi di dvd e tendenza coatta a ristampare ogni cosa. A maggior ragione è meritoria la retrospettiva che il Far East Film Festival di Udine è riuscito a dedicargli nella sua nona edizione. Tam è il più europeo dei registi di Hong Kong e, se non bastassero i suoi rimandi a Godard e a Bresson, lo conferma l'ottimo inglese che sfoggia durante il nostro colloquio; un'autentica rarità per l'estremo oriente.

Wonder Woman: Barbara Wong

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in INTERVISTE

Barbara WongIl sorriso di Barbara Wong è una delle più belle sorprese che l’industria cinematografica di Hong Kong abbia saputo produrre. Regista e autorice poliedrica, è uno dei nomi nuovi più interessanti. Emersa a cavallo tra vecchio e nuovo millennio con un documentario sperimentale sulla sessualità delle donne cinesi, è poi approdata, con buoni riscontri anche se sempre a modo suo, al cinema commerciale, rivelando un istinto naturale per la commedia generazionale e un’attenzione non comune alle tematiche giovanili.

Memorie di un veterano: Jamie Luk

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in INTERVISTE

Jamie LukCome è iniziata la tua carriera?
Quando avevo diciassette anni, un giono il mio miglior amico venne da me e mi disse che aveva intenzione di inviare una lettera alla compagnia Cheung’s Film, appena fondata dal regista Chang Cheh, per partecipare a un bando ed essere messo sotto contratto. Mi ha chiesto se volessi provarci insieme a lui e io gli ho detto di sì. Tutto quello che ho dovuto fare è stato consegnare al mio amico due mie foto e lui ha fatto tutto il resto in vece mia. Due settimane più tardi ho ricevuto una lettera in cui mi si chiedeva di presentarmi per un provino; il mio amico ricevette la stessa lettera. Erano state inviate circa duemila lettera per pochi posti disponibili: solo trecento giovani ragazzi avrebbero potuto farcela. Durante il colloquio ho incontrato il regista Chang Cheh, che mi rivolse un’unica battuta: «Sei molto alto per avere appena diciassette anni…».
Dopo due settimane, un uomo venne a trovarmi a casa mia e mi annunciò che dovevo presentarmi per un provino filmato. Ho firmato la lettera per l'accettazione prima di correre a scuola. Il test aveva luogo in un vecchio studio cinematografico, il famoso Wah Tak Studio. C’erano solo dieci aspiranti attori quel giorno. Ho fatto alcuni esercizi di combattimento con diversi cascatori e più di un provino in cui recitavo da solo. Sono passate altre due settimane, quindi lo stesso uomo è venuto a trovarmi di nuovo e mi ha consegnato una cartolina per incontrare il regista, Chang Cheh, il quale voleva vedermi per propormi di firmare un contratto in veste d’attore per la Cheung’s Film Company.
A firmare il contratto eravamo solo in sei. Dopo averne discusso con i miei genitori, ho deciso di accettare il lavoro e così è cominciata la mia vita nel mondo del cinema. Anche se a raccontarla oggi sembra che sia stata una passeggiata, in realtà è stato difficile farcela… ne hanno presi solo sei su duemila! Ho lavorato sotto contratto per la Cheung’s Film Company per tre anni, comparendo come comparsa o caratterista solo in film diretti da Chang Cheh. Erano tutti film di kung fu e arti marziali. Dopo due anni in cui la compagnia si era trasferita a Taiwan, Cheh decise di tornare in seno agli Shaw Bros Studios, e io l’ho seguito, firmando un nuovo contratto direttamente con loro.

Hai lavorato per molti anni come caratterista nei film di arti marziali prodotti dagli Shaw Brothers. Cosa ricordi di quel periodo?
Lavorando per la Cheung’s Film e per gli Shaw Bros partecipavo quasi solo a film di arti marziali. Di questi pochi non erano in costume, ma comunque erano ricchi di scene d’azione. Quei giorni erano felici e piacevoli, ho imparato molto riguardo la lavorazione cinematografica sotto gli Shaw perché all’interno dei loro studi c’erano tutti i tipi di reparti dedicati alla produzione dei film. Dato che vivevo nel dormitorio degli Shaw finivo per avere accesso a tutte le aree degli studi ed ero libero di curiosare in sala montaggio, in sala doppiaggio, dove si sviluppavano i negativi, e così via. Guardavo e cercavo di imparare il più possibile, a quei tempi ero solito ripetermi: «Finalmente posso direHeroes Two di sapere cosa voglia dire girare un film». Diversi altri giovani che come me risiedevano all’interno dei quartieri Shaw erano sempre interessati a parlare di produzione, di sceneggiature, di regia. Così è nato il nostro interesse a lavorare dietro le quinte, dietro la macchina da presa.

C’è un regista che ha influenzato il tuo lavoro? Un «maestro» che ti ha aiutato a indirizzare la tua carriera sia come attore che come regista?
L’unico regista che posso dire abbia influenzato il mio modo di recitare è stato Chang Cheh. Questo è sicuramente dovuto al fatto che lui è la persona che mi ha introdotto all’interno dell’industria cinematografica. Prima di entrare a far parte del mondo del cinema guardavo molti film, e anche dopo non ho mai smesso. Ogni regista ha il suo stile e anch’io, così facendo, ho pian piano sviluppato il mio personale modo di girare.

Hai lavorato con Chang Cheh e Chor Yuen, due nomi illustri del genere wuxiapian. Che ricordo hai di loro?
Come ti ho detto, Chang Cheh è stato il mio insegnante, colui che mi ha spinto a lavorare nel cinema. Chor Yuen mi ha invece insegnato i rudimenti del linguaggio cinematografico, le basi del mio futuro mestiere di regista. Entrambi avevano le loro opinioni in merito ai film d’azione, molto diverse direi, e tutti e due avevano un modo unico, molto particolare, di illustrare una forte vena romantica nei loro film cappa e spada.

Nei primi anni ottanta hai scelto di variare e di provare nuove strade e nuovi ruoli, lavorando non più solo come attore ma anche come organizzatore, come direttore di produzione, come sceneggiatore e aiuto regista. Mi spieghi come sei giunto a questa decisione? Di tutti i ruoli che hai ricoperto quale pensi ti si addica di più?
Dopo aver maturato una certa conoscenza dei processi produttivi che stanno dietro alla creazione di un film, ho cominciato a dedicarmi anche alla sceneggiatura, a quattro mani con Derek Yee. Il nostro primo progetto fu The Legend of the Owl, un film che è stato prodotto a Taiwan nel 1980. Ne ho approfittato anche per lavorare come aiuto regista della pellicola, visto che conoscevo bene lo script e che avevo imparato a padroneggiare a sufficienza i diversi aspetti di come si gira un film.
RobotrixDopo il buon risultato ottenuto con The Legend of the Owl ero soddisfatto del mio operato, per cui mi sono sentito pronto a intraprendere una strada tutta mia. Ho preso parte ad una giovane compagnia di produzione indipendente e ho deciso di impegnarmi come direttore di produzione e ancora come assistente alla regia per la maggior parte dei film che loro hanno finanziato. Con le mie idee aiutavo a concepire e a rifinire le sceneggiatura; in più dato che avevo una lunga esperienza di scene d’azione come attore, per diverse opere prodotte da questa compagnia ho ricoperto anche il ruolo di coordinatore degli stunts e delle arti marziali.
Dopo aver maturato per tre anni esperienza con loro, mi sono detto che ero pronto a debuttare come regista, che ero preparato per mettermi alla prova, e così ho iniziato a lavorare sullo script che avrebbe portato al mio primo film. La carriera di regista è quella che mi ha sempre affascinato e stimolato di più, il ruolo che sin dall’inizio avrei voluto ricoprire.

Il tuo debutto registico, Love with the Perfect Stranger, ha riscosso grandi consensi sia presso il grande pubblico che da parte della critica, tanto da guadagnarsi due premi importanti alla cerimonia di consegna degli Hong Kong Film Award di quell’anno. Sei soddisfatto del film? Puoi raccontarmi nel dettaglio come è nato e come si è sviluppato il progetto?
Nel momento in cui ho avuto sufficiente fiducia nei miei mezzi da decidermi a tentare la strada come regista, ho speso un anno intero a occuparmi della sceneggiatura di Love with the Perfect Stranger. Trattandosi del mio primo film da regista ho chiesto a Derek Yee di aiutarmi nel doppio ruolo di interprete principale e di produttore esecutivo. Gli Shaw Bros mi hanno concesso l’opportunità di far partire il progetto e di avverare le mie velleità di regista. Abbiamo scelto Pauline Wong come protagonista feminile; anche lei come me era al debutto.
Siamo stati costretti a lavorare con un budget ridotto perché eravamo quasi degli esordienti: un team di produzione giovane, un regista debuttante, Derek alla prima esperienza come produttore esecutivo e anche l’attrice principale era al suo primo ruolo in assoluto. Proprio ciò ci ha spronati a metterci il massimo impegno, a spendere tutto il nostro entusiasmo e a sforzarci duramente perché credevamo nella nostra idea di partenza. Fortunatamente, quando è uscito, il film ha sorpreso positivamente molti, diverse persone non si capacitavano di come Jamie Luk, un attore abituato ad avere a che fare solo con le arti marziali, potesse aver scritto e diretto una commedia romantica di quel tipo. Nessuno di loro se lo sarebbe mai aspettato.
Love with the Perfect Stranger ha vinto due premi alla quinta edizione degli Hong Kong Film Academy Awards, per la miglior sceneggiatura e per la miglior interpretazione femminile. Abbiamo raccolto tre premi in totale quell’anno; la pellicola è stata anche nominata tra i 10 migliori film della stagione, ed è piacuto tanto da essere incluso tra i film rappresentativi del panorama cinematografico locale all’Hong Kong International Film Festival di quell’anno.

Come ti sei trovato con i due protagonisti (Derek Yee a Pauline Wong) di Love with the Perfect Stranger? Più in generale, Love with a Perfect Strangercome collabori con i tuoi attori? Come li scegli?
Quando Love with the Perfect Stranger era in fase di produzione, Derek Yee era già una star di successo, con un nome di richiamo; al contrario Pauline Wong non era niente di più di un volto nuovo per l’audience che bazzicava allora i cinema. Derek si è sempre comportato in maniera estremamente professionale, mentre Pauline era dotata di un'incredibile purezza e di un proprio modo di fare che ne metteva in risalto il grande talento: lei ha sempre seguito alla lettera tutte le direttive che le davo per indirizzarla alla recitazione che volevo. In questo modo è riuscita a donare al film un aspetto fresco e originale, che ha colpito chiunque andasse a vedere la pellicola quando il film è uscito al cinema.
In generale scelgo gli attori sulla base dei personaggi che ho scritto, che fanno parte delle mie sceneggiature. Ho sempre bisogno di essere in costante contatto con loro, di discutere e di comunicare molto, sia prima che durante la lavorazione. Di regola bastava comunque che si attenessero alla sceneggiatura, in cui preferisco scrivere dettagliamente tutte le istruzioni così da rendere agli artisti la vita molto semplice, senza sorprese.

Il tuo legame con Derek Yee è molto forte; avete lavorato insieme diverse volte e da quanto mi hai detto finora è facile suppore che siate buoni amici. Come vi siete conosciuti? Ora che lui è tornato a dirigere film di successo e che è di nuovo un nome di punta dello star system, cosa ne pensi dei suoi film, sia di quelli recenti che di quelli precedenti?
Io e Derek ci siamo conosciuti quando, davvero molto giovani, negli studi degli Shaw Bros abbiamo cominciato a lavorare insieme. Entrambi dormivano presso i cameroni comuni per cui abbiamo avuto molto tempo per stare insieme, per parlare dei reciproci interessi e per scoprire gradualmente la nostra uguale passione per il cinema. Abbiamo scritto la nostra prima sceneggiatura insieme, e dopo quell’esperienza siamo riusciti ad accapparrarci insieme un premio per il miglior trattamento.
Il suo stile e il suo modo di dirigere è molto differente dal mio, è molto più pesante, si vede molto di più. Mi piacciono i suoi film e in più di un’occasione lui ha chiesto il mio aiuto, coinvolgendomi nelle sue produzioni sotto diversi ruoli.




Nella tua carriera di filmaker hai deciso di dirigere pellicole di diverso genere, senza mai focalizzarti su un unico tipo di film. C’è un’opera che preferisci o che ricordi con maggior piacere? C’è un particolare tipo di film che preferisci dirigere?
Mi piacciono le atmosfere allegre, mi diverte vedere la gente che ride, ragione per cui ho privilegiato nella mia carriera pellicole con una the Case of the Cold Fishsfondo di gioia, di felicità. Ho una certa predilezione per le commedie, in special modo per quelle romantiche. Ma contemporaneamente non disdegno neanche le pellicole d’azione, in cui posso mettere a disposizione il mio passato di attore marziale. Inoltre sin dagli esordi ho imparato come produrre film action, per cui dirigendoli mi trovo spesso a mio completo agio.
Se escludiamo Love with the Perfect Stranger, sono film come Guests in the House , King of the Stanley Market e The Case of the Cold Fish che potrei scegliere come le mie produzioni preferite. Mi farebbe piacere che la gente cogliesse la possibilità di riguardarli, ancora oggi, così potrebbero avere un’idea precisa dei miei gusti cinematografici e di quello che cerco di creare quando mi trovo dietro la macchina da presa.

The Case of the Cold Fish è uno dei tuoi film che più mi hanno colpito: è ironico, interessante, una vera «boccata d’aria fresca» nel panorama un po’ asfittico del noir d’azione di metà anni novanta. Puoi parlarmi di questo film, di come è nato e di come si è svolta la sua lavorazione?
The Case of the Cold Fish è stato riconosciuto come uno dei migliori otto film dell’anno da parte dell’associazione dei critici di Hong Kong nel 1993. E’ stato anche prescelto nel cartellone dell’Hong Kong International Film Festival e, successivamente, è stato selezionato da diversi festival stranieri, come l’Hawaii Film Festival, l’Helsinki Film Festival e due altre manifestazioni statunitensi di quell’anno.
The Case of the Cold Fish è stato girato in un piccolo villaggio di pescatori che si chiamava Tai O e che si trovava nelle isole Lantau, prima che fosse costruito il nuovo aereoporto. L’intero film è stato girato lì nell’arco temporale di poco più di un mese; io e la troupe ci siamo trasferiti a vivere lì durante il periodo delle riprese. E’ stata un’esperienza memorabile,estremamente piacevole.
Anche se la sceneggiatura completa è stata ultimata prima che iniziassimo a girare, io e Danny Lee, produttore del film, insieme allo sceneggiatore, abbiamo continuamente rimaneggiato il trattamento, ogni giorno tra una ripresa e l’altra, a Tai O. Tutti gli attori coinvolti hanno svolto in maniera eccellente il proprio lavoro: Michael Wong e Michael Chow erano appena rientrati a Hong Kong dagli Stati Uniti e dall’Australia, dove risiedevano, e hanno potuto mettere in mostra il loro inglese e il loro humour influenzato dallo spirito dei paesi in cui hanno vissuto. Questo fattore ha contribuito a rendere originale e a elevare il film sopra la media. Anche il doppiaggio con la voce over aggiunta in seguito è stato un’ottima idea, ha concorso in maniera fondamentale, incrementando il grande successo del film.

My Will, I Will ha goduto di una cast eccellente, con Chow Yun Fat and Carol Cheng a dividere le scene. Trovo che sia una Dark Warcommedia romantica molto intrigante. Tu cosa pensi del film?
My Will I Will mi è sempre piaciuto moltissimo. Anche lui va annoverato tra le mie regie che ricordo con maggior piacere. Le due big star sono state ingaggiate subito dopo che avevo ultimato lo script. Entrambi hanno accettato di buon grado di prendere parte al progetto dopo aver letto il copione, e devo ammettere che sono stati tutti e due bravissimi, hanno fatto un lavoro eccellente e si sono impegnati a fondo. Vederli recitare è sempre stata una grande soddisfazione, una sorpresa continua, Chow e Carol formano una coppia perfetta per una love story. E’ stata un’esperienza meravigliosa avere a che fare con entrambi, sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Ambedue avevano sempre colto l’occasione per suggerire valide idee nuove per rendere le scene ancora migliori di quanto lo fossero in origine, su carta, di come le avessi immaginate io mentre le scrivevo. Mi hanno aiutato molto.

Com’è andata con Amy Yip in Robotrix? Ai tempi era la regina del gossip, sempre sulle prime pagine dei giornali scandalistici…
Amy è una persona fantastica, una donna stupenda. Alla gente è sempre piaciuto chiacchierare a sproposito e inventare pettegolezzi sul suo corpo, ma lei non ci ha mai fatto grande caso ed ogni volta era pronta sul set con il sorriso sulle labbra. Abbiamo lavorato in grande sintonia per Robotrix, perché lei si è sempre comportata da grande professionista, rischiando in prima persona grande parte delle scene pericolose. In quel film Amy ha girato senza controfigura quasi tutte le sequenze d’azione e di combattimento, non c’è mai stato il minimo motivo di disaccordo tra di noi, né tra lei e le altre due sexy protagoniste, con cui ha diviso la scena con gran senso del mestiere.

Allargando il discorso, Robotrix è tutt’ora considerato un «cult movie» qui in occidente, da parte dei fans del cinema di Hong Kong. Sei soddisfatto di come è venuto il film? Puoi svelarmi qualche dettaglio relativo alla sua creazione?
Robotrix è stato un nuovo test per me, una prova impegnativa. La compagnia di produzione aveva messo insieme, per l’occasione, tre starlettes sexy provenienti da Hong Kong, da Taiwan e dal Giapponese. In teoria l’idea di base è che questo espediente avrebbe dovuto rendere il film appetibile per tutti e tre i mercati. Bisognava quindi spingere su elementi forti, per conquistare il pubblico di paesi diversi, ed eravamo tutti d’accordo che a dare mordente sarebbero stati il sesso e l’azione, che questo fosse il miglior modo per rendere esportabile la pellicola e garantire un buon incasso interno. Quando il film è uscito sono iniziate a girare un sacco di voci, di pettegolezzi, ma ciò poco importa visto che avevamo ottenuto il nostro scopo: si parlava tanto di Robotrix, indipendentemente dal suo valore artistico e dal fatto che fosse un film bello o brutto, e la gente era incuriosita e lo andava a vedere. Il che si è tradotto in incassi lusinghieri e tanti soldi nella casse The Case of the Cold Fishdella compagnia di produzione. Proprio quello che ci interessava in partenza.

Se guardi indietro e rifletti sulla tua carriera, hai qualche rimpianto o qualche progetto mai completato o rimasto irrealizzato in un cassetto?
Il passato è passato, mai voltarsi indietro, altrimenti ci saranno sempre dei rimpianti che ti lasciano insoddisfatto. Al momento la situazione del cinema di Hong Kong è di generale debolezza, e il volume di film prodotti è molto basso. Anche se ho nel cassetto diverse idee e alcune sceneggiature già pronte che vorrei portare su grande schermo, mi rendo conto che non è il momento adatto per proporle ad un produttore e per rischiare economicamente. Le cose sono difficili, per cui attendo con pazienza la mia prossima occasione di tornare a girare un film tutto mio. Proprio in quest’ultimo periodo passo gran parte del tempo lavorando in Cina, dove ci sono diverse chance per un regista della mia esperienza. Ciò nonostante Hong Kong rimane la mia base operativa, e detto in tutta sincerità non smetto mai di guardare ai mercati europei e americani, riuscire a sfondare lì oggi come oggi sarebbe un gran colpo, equivarrebbe a colpire il bersaglio più ambìto.

Visto che me ne hai appena accennato, cosa ne pensi della situazione attuale del cinema di Hong Kong e della crisi che sta attraversando?
Come ti dicevo la situazione non è rosea, Hong Kong produce troppo poco ogni anno. Nel 2005, per esempio, hanno visto la luce solo una cinquantina di film, una miseria rispetto al passato. Credo che l’anno prossimo potrebbe anche andare peggio e il numero di pellicole destinate al grande schermo diminuire drasticamente. In queste condizioni i film a basso budget non hanno la minima speranza di sopravvivere, perché non hanno la benché minima possibilità di godere di una distribuzione decente. Tutte le case di distribuzione concentrano i propri sforzi e i propri capitali per progetti costosi, importanti, e neanche così hanno la garanzia di un ritorno al box office che li ripaghi di quanto hanno sborsato. Se continua così ho paura che l’industria cinematografica di Hong Kong si troverà presto con le spalle al Troublesome Night 15muro, in un vicolo cieco senza via d’uscita.

Puoi anticiparmi a quali progetti stai lavorando ora e quali sono i tuoi impegni per il futuro prossimo?
Ora sto lavorando ad alcuni progetti televisivi girati direttamente in digitale ad alta definizione. Faccio la spola tra Shanghai e Hong Kong. Si tratta di produzioni locali, interamente cinesi, finanziate da compagnie mainlander. E’ un nuovo modo di affrontare il mercato e di girare film. Secondo me questo sarà presto l’unico modo possibile per continuare a produrre pellicole, e infatti non a caso gran parte dei registi e delle compagnie hongkonghesi si stanno rivolgendo alla Cina. Potete vedere come anche personaggi importanti come Jackie Chan, Stanley Tong, Tsui Hark o Wong Kar-wai si stiano dirigendo sempre di più verso la Cina, per ridurre i costi e aprirsi ad un mercato enorme in espansione. Praticamente tutti i registi di rilievo di Hong Kong occhieggiano alle strategie produttive locali e spostano i loro set qui, a Shanghai, a Pechino… Se pensi che addirittura alcune grande major hollywoodiane ed europee hanno cominciato a fare sopralluoghi in territorio cinese per tagliare le spese e ottenere lo stesso ottimi risultati grazie alle troupe locali, allora non resta che immaginare che sia proprio la Cina l’ultima possibile scappatoia per l’industria hongkonghese, e che oggi sia l’unica soluzione possibile per restare in piedi.

Da rondine d'oro a volpe di giada: Cheng Pei Pei

Scritto da Stefano Locati. Postato in INTERVISTE

Intervista raccolta sabato 2 ottobre 2004, in occasione della ventiseiesima edizione degli Incontri Internazionali di Cinema e Donne di Firenze. Il tema di quest'anno era "La rosa e la spada", e ospite speciale era proprio Cheng Pei Pei, che presentava tre vecchi film (Come Drink With Me, Golden Swallow, The Shadow Whip), oltre a un documentario autobiografico da lei stessa diretto (Swords and Roses, del 2004). L'attrice, diventata famosa negli anni '60 grazie a King Hu e tornata alla ribalta con La tigre e il dragone, si è dimostrata aperta e gentile: ha risposto alle domande con schiettezza e un sorriso divertito sulle labbra. Alta, dal portamento fiero, non dimostra per nulla la sua età: sarà merito del buddismo, della dieta strettamente vegetariana o del continuo esercizio fisico? Si ringrazia per la disponibilità e il supporto la direttrice del festival, Paola Paoli, e tutte le volontarie dell'associazione.



Come Drink with MePuoi raccontare del tuo arrivo a Hong Kong e agli studios Shaw Brothers?
Sono nata a Shanghai nel 1946. Dopo le elementari mia madre portò me e tre miei fratelli e sorelle a Hong Kong, da uno zio, il fratello di mia madre. La ragione era che mio padre era stato arrestato, dai comunisti. A quel tempo non ero a mio agio a Hong Kong, specialmente per problemi con la lingua. Parlavano tutti cantonese. Capisco il cantonese, perché mia madre è del sud, ma non lo parlo molto bene, così mi sentivo persa, specialmente a scuola, dove non avevo amici. Gli Shaw Brothers però avevano delle scuole di recitazione dove si parlava mandarino. Io ballavo da quando avevo otto anni, così mi sembrò un posto dove poter stare. Non pensavo veramente che sarei diventata un'attrice, lo vedevo semplicemente come un posto dove fare delle amicizie. Ma fui molto fortunata: dopo il periodo di apprendistato firmai un contratto di sette anni, e così iniziai la mia carriera nel mondo dell'intrattenimento!

Com'era la vita negli studios?
Vivevamo tutti in grandi dormitori. All'epoca infatti i trasporti non erano così comodi come sono oggi. I teatri di posa erano distanti dalla città, a Clear Water Bay: per questo gli Shaw avevano costruito questi casermoni, dove risiedevano gli attori, le attrici, persino i registi. Per me fu molto conveniente. Mia madre era dovuta emigrare in Australia, così io ero andata a vivere con mia nonna: entrare negli studios fu come arrivare in una nuova grande famiglia. Le attrici mi aiutarono molto, facendomi ambientare. E inoltre se avevi successo al botteghino c'era la possibilità di passare in stanze più grandi. C'erano persone provenienti da città diverse, come ad esempio alcune maestranze da Taiwan. Tutti avevano la loro stanza, anche se, per dire, gli aiuto-registi vivevano in camere molto piccole. Ma si trattava di un ottimo affare, era tutto gratuito! L'ulteriore vantaggio per me fu che la scuola Southern City, dove mi ero diplomata in danza, fu inglobata negli studios. In questo modo potevo insegnare e recitare senza problemi. La scuola ingaggiò anche nuovi istruttori, sia di danza che di arti marziali, così potevoHong Kong Nocturne continuare a migliorarmi e a tenermi in allenamento.

Hai studiato danza, ma sei diventata famosa per i tuoi ruoli di eroina marziale. Qual è il rapporto e l'eredità dell'opera cinese nei film wuxia? E quali le somiglianze tra danza e arti marziali nella loro rappresentazione?
Come danzatrice, ho trovato una parte dell'addestramento [nelle arti marziali] molto simile. Ad esempio dovevamo sempre rendere le articolazioni molto flessibili. Ciononostante la danza rimane piuttosto diversa, specialmente per le attrici che danzavano nei balletti, che dovevano dare un'idea di leggiadria e levità. Io ebbi la fortuna di avere un maestro molto intransigente, che mi facilitò lo studio dei passi anche molto complicati dell'opera pechinese. Quindi per me il passaggio alle arti marziali fu relativamente semplice. Ma fui aiutata anche dal mio carattere. A quel tempo ero considerata un ragazzaccio, un'attaccabrighe: non ero come le altre ragazze, non mi spaventavo facilmente, e questo mi aiutò. Ma sto dando l'idea che il passaggio dalla danza alle arti marziali sia semplice, in realtà non è così, anche se molte attrici hanno fatto lo stesso mio percorso. E' anche una questione di recitazione. Tutti pensano che ad esempio Bruce Lee fosse semplicemente un lottatore eccellente. Ovviamente lui conosceva le arti marziali benissimo, ma più di tutto era un grande attore. Quando lui combatteva, potevi vedere ogni singolo muscolo muoversi. E la sua espressione di ferocia... Perciò, nei film di arti marziali, la cosa più importante è come si riesce a trasporne la forza sullo schermo, e questo è un problema soprattutto di recitazione.

Il tuo primo ruolo da protagonista fu in Lotus Lamp, di Yueh Feng. Recitavi nel ruolo di un ragazzo, una scelta comune nel cinema degli anni '60. E' stato difficile impersonare un uomo?
Non proprio. Quando ancora studiavo alla Southern City mi capitava di danzare in ruoli maschili, così ero abituata. E poi ero alta, molto più delle altre ragazze, e la mia corporatura mi ha aiutato. Nel film interpretavo un uomo dalla giovane età fino alla vecchiaia, perciò dovetti usare molto trucco, come la barba finta... fu molto divertente! Purtroppo la lavorazione del film durò a lungo, a causa del tragico suicidio della star, Linda Lin Dai. Così in effetti il mio primo film a essere distribuito fu Lover's Rock, nel quale interpretavo una studentessa, un ruolo completamente diverso.

Hai sempre detto di sentirti molto vicina a Yueh Feng, un regista specializzato in melodrammi e film in costume. Come è stato lavorare con lui?
Come Drink with MeRicordo sempre con gioia quello che mi diceva. Mi ha insegnato come non essere una persona superficiale. Era molto semplice perdersi in un mondo come quello dello spettacolo di allora. Sono molto grata di averlo incontrato. Mi rammentava di continuo come si comporta una brava persona. Siamo sempre rimasti molto amici, fino alla sua morte. Non era un semplice maestro, per me, era più come un padre. Mi diede qualcosa in cui credere, e inoltre mi diede fiducia. Ero molto giovane a quell'epoca; avevo solo sedici o diciassette anni, ma mi chiese di coreografare tutte le danze di Last Woman of Shang e di Lotus Lamp, permettendomi di dimostrare quello che avevo imparato durante lo studio.

E arriviamo a Come Drink With Me. King Hu e Yueh Feng erano due registi molto diversi per stile e modo di girare...
...Erano anche due persone molto diverse! Quando si arrabbiava, Yueh Feng si toglieva gli occhiali e si metteva a pulirli. Non urlava mai contro le persone, semplicemente strofinava le lenti con calma e meticolosità. King Hu invece si rivolgeva singolarmente alle persone: «Sei così stupido», diceva sempre. Era una persona molto dotta, conosceva tutto, e amava leggere. Quando morì vidi il suo appartamento: c'erano libri dappertutto, e tutti fittamente annotati. Non avevo mai bisogno di leggere, quando c'era lui. Mi chiamava e iniziava a dire «Sai...»: a quel punto prendeva a leggere da un libro o da un quotidiano, e io ascoltavo...





A proposito di King Hu, era difficile lavorare con lui? Era duro con gli attori?
Con le attrici era gentilissimo, all'opposto di Chang Cheh! (ride) Quando lavorai con lui non era molto vecchio, penso avesse trentacinque anni, ma era esigente come alcuni anziani. Il problema è che non sapeva trattare le ragazze, ma probabilmente non se ne rendeva conto, arrivava fino a farle scappare in lacrime. Con gli attori era molto duro: quando girammo Come Drink With Me se la prese con Yueh Hua. King Hu stesso era stato un attore, perciò forse per gli uomini era più difficile, perché sapeva precisamente cosa voleva da loro.

Princess Iron FanChe tipo di problemi ci furono con la produzione durante le riprese di Come Drink With Me?
Era un film di tipo assolutamente nuovo, era tutto nuovo. La storia era diversa: di solito nei film Shaw Brothers c'erano un sacco di donne, mentre in questo c'è solo una «mezza-donna», considerato che nella prima parte indosso panni maschili. Anche il modo di mettere in scena i duelli e le battaglie era differente, non si era mai fatto qualcosa del genere. E poi King Hu era lento, perché tentava di elaborare una via inesplorata, e questo richiedeva tempo. La Shaw era organizzata come una fabbrica, non potevano essere d'accordo con i suoi ritmi meditativi. In alcuni momenti sembrò addirittura che non si potesse finire di girare. Questi fatti ferirono profondamente King Hu: quando la sua opera fu completata, lasciò gli studios. Gli Shaw Brothers non riuscirono a prevedere il successo che poi effettivamente ebbe la pellicola, altrimenti non credo che l'avrebbero lasciato andare! Ma King Hu ebbe sempre problemi con la produzione. Voleva mantenere il controllo su tutto quello che faceva, ma questo rendeva difficile il rapporto con gli investitori. Penso che se ci fosse stato qualcuno nel mezzo, a mediare, per lui sarebbe stato più semplice trovare dei produttori per i suoi film...

Riguardo alla scena nella locanda in Come Drink With Me, la prima volta che la vidi mi sembrò girata come un thriller. Sei da sola, seduta a un tavolo, circondata da opponenti che ti fissano. Il ritmo è lento, tutto basato sul tuo sguardo fiero e circospetto. Poi il montaggio ha uno scarto... e tutto è concluso. E' stato complesso girarla?
Questa è la scena per cui feci il provino! E' una sequenza che non capivo molto, perché era la prima volta che mi trovavo a girare qualcosa di simile, perciò seguii attentamente ciò che King Hu richiedeva. Ero ancora molto giovane, avevo diciannove anni, e dovevo recitare un ruolo molto diverso da ciò che ero. Ma lavorammo bene assieme. Ogni sera lui cercava di mostrarci il girato, per farci capire cosa stava cercando di fare. Lentamente compresi quello che voleva, e quando arrivammo alla scena del tempio ero decisamente più a mio agio, in pieno nella parte. In seguito la sequenza alla locanda diventò realmente famosa, tanto che tutti i film di arti marziali successivi avevano almeno una scena simile!

Quali sono state le differenze nel lavorare con King Hu e Chang Cheh?
E' stato abbastanza diverso. Chang Cheh fu importante per i film di arti marziali, perché portò alla ribalta i protagonisti maschili. Negli anni '60 Crouching Tiger, Hidden Dragonusualmente le protagoniste erano donne, mentre gli uomini restavano in secondo piano. I suoi film erano più violenti, più mascolini, e per questa ragione era diverso lavorare con lui, perché si occupava più degli attori, dando l'impressione di non badare alle attrici. All'epoca in cui lavorai con lui in Golden Swallow ero già abbastanza famosa. A posteriori posso dire che mi trattò con gentilezza, rispetto al solito, ma sul momento mi sembrava di non essere considerata. Forse anche perché ero piuttosto giovane, non riuscivo a comprendere le sue scelte, ero arrabbiata perché aveva dato più importanza al personaggio di Jimmy Wang Yu che non al mio. Eppure ripensandoci lavorare con lui è servito. L'ho incontrato prima che morisse e abbiamo parlato molto. Mi ha detto che lui al contrario era stato molto gentile con me - e in un certo senso è vero, solo che non me ne rendevo conto! C'è poi da considerare che non avevo mai visto il film nel suo montaggio definitivo. Mi è capitato di vederlo solo pochi anni fa, a un festival, insieme a Jimmy, e mi ha stupito. L'ho trovato un buon film, dal quale traspare tutta la cultura di Chang Cheh. Molto diverso dall'approccio di Lo Wei, ad esempio, il quale sapeva raccontare bene delle storie. Chang Cheh aveva qualcosa di più.

In effetti mi sembra che Golden Swallow, più che un film di arti marziali, sia un melodramma...
...sì, è una storia d'amore, un triangolo tra i due protagonisti e il mio personaggio. Trovo che Chang Cheh abbia commesso un unico errore, nel finale. Credo abbia esagerato la tragicità della fine di Jimmy Wang Yu, quando riprende a combattere. Penso che avrebbe dovuto fermarsi prima, avrebbe avuto un impatto diverso...

Cosa ne pensi della rivoluzione che apportò Chang Cheh ai film di arti marziali, del fatto cioè che diede nuova visibilità ai personaggi maschili? Trovi che fu un errore o era quello che la situazione richiedeva?
Dipinse gli uomini più potenti delle donne, e questa tendenza al cinema è continuata nei decenni seguenti: le donne nei film sono diventate sempre meno importanti. Però forse... (si sofferma a riflettere) nella società cinese gli uomini avevano tradizionalmente più potere. Probabilmente dato che le donne acquistavano sempre più potere all'interno della società, si sentì il bisogno di dare più potere agli uomini almeno nei film! (ride)

Hai girato alcuni film con Inoue Umetsugu. Come ti sei trovata a lavorare con un regista straniero? Come è stato recitare in un musical pieno di colori come Hong Kong Nocturne?
I film che Inoue fece a Hong Kong erano tutti remake di suoi precedenti film giapponesi. Gli Shaw Brothers puntavano molto su questo Hong Kong Nocturneprogetto, e gli accordarono tutte le richieste. Quando lui arrivò a Hong Kong girò due film, in entrambi i quali ero tra i protagonisti. Fui molto fortunata, perché significava che la compagnia aveva fiducia in me. Non ho mai visto Operation Lipstick, e non ricordo molto a parte che si trattava di un film stile James Bond, ma Hong Kong Nocturne è probabilmente il miglior musical tra quelli che ha girato con gli Shaw. Avendo un background da danzatrice, girarlo è stato molto divertente. Trattandosi di remake, forse per lui era più facile. Ciononostante ci sono molte differenze tra la versione giapponese e quella hongkonghese. Un giorno Inoue ci chiamò nella saletta di proiezione, per mostrarci l'originale e assegnare le parti: «Tu farai questo, tu farai quella», diceva. Rivedendo recentemente Hong Kong Nocturne mi sono resa conto di quanto sia diverso dalla versione giapponese che vidi quel giorno. Ho un buon ricordo di Inoue. L'ho rivisto due anni fa, al Tokyo International Film Festival: ero lì con mia figlia Marsha, che mi assomiglia molto, così gli abbiamo fatto uno scherzo. Marsha camminava davanti, e io nascosta dietro di lei. Quando Inoue l'ha vista ha sorriso e si è avvicinato urlando: «Oh, Cheng Pei Pei, sei esattamente la stessa!» (ride) Lui invece era veramente uguale. Alcune persone hanno questa proprietà di non invecchiare: all'epoca non era giovane, e così tanti anni dopo sembrava avere la stessa età indefinita. E' stato molto piacevole incontrarlo, abbiamo cenato anche insieme, ma ai tempi del musical non fu semplice comunicare. Noi non capivamo quello che diceva e avevamo bisogno costante di un traduttore. Oltretutto ci chiedevamo perché la compagnia lo trattasse così bene, persino meglio dei registi cinesi. Eravamo giovani e ingenui. Ma questo Inoue non se lo ricorda, dice sempre che è stato molto divertente lavorare con me.




Com'è stato lavorare con Lo Wei? E interpretare un doppio ruolo per lui in Dragon Swamp?
Mi ricordo ancora molto chiaramente il primo giorno delle riprese. Avevo già indosso il costume di scena ed ero seduta a ripassare la parte fuori dalla locanda, dove si sarebbe girato. Lo Wei era all'interno. A un certo punto sentii del trambusto e Lo Wei tirò qualcosa verso l'esterno, colpendo la moglie, che lavorava nella produzione. Pensai «Oh mio dio, questo è il regista!». Sono rimasta immobile per tutto il Princess Iron Fangiorno, senza osare muovermi. Tanto che lui ancora oggi mi dice che sono troppo calma. (ride) Ma in ogni caso mi piaceva l'idea di recitare in un doppio ruolo, specialmente in quel film, in cui interpretavo una madre e sua figlia. Alla moglie di Lo Wei, che si occupava dei costumi, venne l'idea di vestirmi in due modi completamente differenti. Fu molto divertente passare da un ruolo all'altro. Anche i giornali ne parlarono in modo positivo, il giorno dopo la prima. Da allora io, Lo Wei e la moglie siamo diventati buoni amici. Non posso dire che fosse un regista particolarmente bravo, ma era molto fortunato, riusciva sempre a sbancare al botteghino. Poteva anche non avere talento, ma raccontava delle buone storie. Se guardi un suo film, può non piacerti, puoi pensare che non sia un buon film, ma la storia è sempre divertente. Per questo penso avesse successo.

Con Ho Meng Hua...
Ho Meng Hua era veramente carino, aveva un carattere gioviale. Penso fosse uno dei registi più apprezzati da Run Run Shaw. Non sforava mai il budget, stava sempre nei tempi... era nel suo carattere. Mi sono sempre trovata molto bene con lui. Ogni volta che sono a Hong Kong usciamo a bere un tè o a pranzare insieme.

In occidente Ho Meng Hua è conosciuto soprattutto per i suoi film esploitativi, come The Flying Guillottine, mentre all'epoca girava molti film fantastici come Monkey Goes West e Princess Iron Fan. Aveva un approccio diverso a generi tanto Crouching Tiger, Hidden Dragondifferenti?
Per come ricordo, lavorava con eguale impegno a tutti i film. Qualsiasi progetto gli venisse assegnato, lo portava a termine al meglio delle sue possibilità.

All'inizio degli anni '70 ti sei sposata, andando ad abitare negli Stati Uniti. Sei tornata a recitare a Hong Kong negli anni '80, per un breve periodo.
Sì, in quel periodo ho lavorato nuovamente con King Hu, in All the King's Men. Poi ho fatto un film insieme a Sammo Hung, Painted Faces, che parlava del suo maestro. Ma il rientro vero e proprio è stato nel 1992 o 1993, quando ho girato con Stephen Chiau e Gong Li la commedia Flirting Scholar.

Quando sei andata via gli Shaw Brothers dominavano la scena, al tuo rientro non producevano più. Com'era cambiata nel frattempo l'industria?
Sono dovuta tornare a Hong Kong per motivi personali, e così ho ricominciato a recitare per lavoro. Sono stata molto fortunata, perché alcune delle persone con cui avevo lavorato nel passato nel frattempo erano diventate molto importanti. Mi hanno offerto numerose opportunità. Anche se erano ruoli abbastanza piccoli, mi hanno semplificato la vita. In quel periodo avevo bisogno di soldi, per le mie figlie e per sopravvivere, ma ho potuto guadagnarli facendo quello che mi piaceva, recitare. Così cercavo di non pensare al passato. Il passato era stato positivo, perché allora mi permise di avere nuove possibilità. Insomma non rimpiango il passato, perché mi ha portato a essere ciò che sono oggi. Alcune persone potrebbero pensare che io sia triste, a riguardo. In fondo quando c'erano gli Shaw ero piuttosto famosa, mentre in seguito ho avuto solo parti secondarie. Ma io la vedo in modo diverso. Se si guarda al mercato cinese, c'erano molte donne della mia età che cercavano lavoro: io ho avuto la possibilità di avere una parte dietro l'altra, senza pause. Per questo, nell'ottica del lavoro, e recitare è un lavoro, mi sento felice, perché avevo continuamente da lavorare, anche se era trascorso del tempo da quando ero famosa.

Poi è arrivato il successo di Crouching Tiger, Hidden Dragon, specialmente in occidente. Cosa ne pensi?
Questione di tempismo, di scelta del momento opportuno, un fattore davvero importante. Ad esempio penso che King Hu meritasse di più, ma per una questione di tempistiche non abbia mai avuto le opportunità giuste. Ang Lee ha studiato a New York, conosce da vicino gli occidentali, per questo sapeva ciò che gli occidentali volevano provare vedendo un film del genere. Questo è il motivo per cui il film è stato un successo in occidente. È stato molto importante per tutti noi, personalmente gli sono molto riconoscente. Penso che se molte persone Sex and the Beautiesnon mi avessero notato in Crouching Tiger, Hidden Dragon, difficilmente avrebbero mai immaginato che io fossi in Come Drink with Me. Il film di Ang Lee ha portato molte persone ad avvicinarsi al cinema cinese.

Ultimamente hai lavorato con Wong Jing, un regista sempre impegnato su qualche set. Ad esempio Sex and the Beauties...
Sì, sempre con più progetti in contemporanea. Ma non è lui il regista di quel film, era solo il produttore: il regista in realtà è Ching Siu-tung [problema di comprensione con il titolo, probabilmente si riferisce a Naked Weapon]. Non amo molto quel film. Wong Jing è davvero scaltro, anche in questi tempi di crisi, in cui il mercato è ridimensionato, realizza sempre molti progetti. Questo significa che riesce a trovare un pubblico interessato ai suoi film. Però... (alza le spalle) Comunque recentemente ho parlato con un regista taiwanese molto simile a Wong Jing, di cui adesso non ricordo il nome, ma ha davvero lo stesso approccio di Wong Jing. Lui mi ha detto una cosa che trovo significativa: «Ne abbiamo bisogno, ma se ci fossero esclusivamente registi come King Hu, con forti propositi artistici, molti di noi sarebbero alla fame, perché non ci sarebbe lavoro, dato che questi registi impiegano anche un anno per finire un solo film. Però nel mondo del cinema lavorano molte persone, e nel frattempo devono sfamarsi». Perciò Wong Jing è necessario. Perché fa ancora film, in modo che la gente possa dar da mangiare alle proprie famiglie. Vista da questa prospettiva, mi sento più tranquilla. Certo, spesso non mi trovo d'accordo con lui, ma in ogni caso ha le sue ragioni.

Parliamo adesso del futuro. Stai lavorando a qualche progetto?
Dopo questa visita in Italia ho un lungo viaggio da intraprendere per tenere dei seminari sul buddismo. Volerò a New York, quindi Vancouver, San Francisco, Los Angeles. Quando tornerò in Cina sarò sul set di un film drammatico. Il mio sogno resta comunque quello di realizzare un remake di Come Drink with Me con protagoniste le mie figlie. Magari in forma di musical! Se riuscissi a realizzarlo, poi potrei dedicarmi solo al buddismo...

A questo proposito, come ci si sente sapendo che le proprie figlie [Eugenia e Marsha Yuen] hanno seguito le orme materneCome Drink with Me e sono diventate attrici?
Molti potrebbero pensare sia stato un mio desiderio, ma non è così, è stata una loro scelta indipendente, è la loro vita. Come madre l'unica cosa che posso fare è dar loro tutto il mio supporto e provare ad aiutarle come posso. Non ho nessuna speranza o desiderio, per loro, se non che siano felici con la strada che hanno scelto, come lo sono stata io con la mia. Una strada che ho amato e che mi ha permesso di sopravvivere. Eugenia e Marsha sono molto diverse tra di loro. Ad esempio, non ho ancora visto The Eye 2, ma so che Peter Chan, il produttore del film, adora la recitazione di Eugenia fin dai tempi di Three. Pensa sia un'ottima attrice e gli piace la sua espressività. Marsha invece è più aperta, fa musical, film d'azione. A Marsha non importa se qualcuno dice che mi assomiglia molto, mentre Eugenia ne è spaventata. (ride) Ma non è importante, che mi assomiglino o meno sono persone diverse, e questo mi piace.

Vorresti lavorare insieme a loro?
Quando lavoravo e loro erano più piccole, non volevo averle intorno, perché sul set sono completamente un'altra persona. Ma adesso è diverso. Se dovesse succedere... succederà. (sorride) In questo seguo il buddismo: se avviene, avviene.

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