"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Una panacea per il cinema? [Parte 1]

CEPA: Una panacea per il cinema di Hong Kong?

Infernal Affairs IIINegli ultimi 10 anni a Hong Kong la produzione di film è drasticamente diminuita. Durante gli anni '80, il picco più alto raggiunto dell'industria, venivano realizzati circa 200/300 film all'anno. E anche se nel 2001 sono stati distribuiti 133 titoli locali, nel 2002 la produzione è crollata a 92 pellicole, 25 delle quali girate in digitale - destinate al mercato dei VCD piuttosto che a una distribuzione nelle sale. Fino alla metà degli anni '90 il mercato domestico, insieme all'esportazione privilegiata verso Taiwan e il sud est asiatico, era più che sufficiente a sostenere l'industria. Oggi il mercato è strozzato.

Nel 2002 la quota di mercato raggiunta dalle produzioni autoctone è caduta al 38,7% sul totale degli incassi, un declino rispecchiato nei tradizionali paesi importatori. La crisi generale che ha colpito l'Asia, gli alti costi di produzione e la scarsa qualità dei supporti (VCD), hanno tutti contribuito. L'invasione dei film hollywoodiani a Hong Kong, Cina e nella regione circostante è un sintomo altrettanto chiaro.

L'anno scorso l'industria cinematografica ha continuato a dibattersi, nonostante il successo della trilogia di Infernal Affairs. Il numero di produzioni è sceso ai minimi storici con 79 pellicole. La prima metà dell'anno ha inoltre visto gli effetti dell'epidemia di SARS, col risultato di una passegera impennata nella vendita dei biglietti in estate, a crisi rientrata. Tutto sommato, la media totale è migliorata rispetto al 2002; un successo, considerati i problemi. Ma per dirla schiettamente, l'idustria cinematografica di Hong Kong sta morendo e la Cina è vista come la soluzione logica, sia quale partner produttiva che come mercato.

Di questi tempi CEPA (Closer Economic Partnership Agreement, il patto per una più stretta collaborazione economica) è così diventata la parola più in voga a Hong Kong. L'accordo, che copre 273 categorie di prodotti, permette alle compagnie di Hong Kong il normale accesso al mercato cinese. L'accordo è stato varato anche per dare ai film hongkonghesi un vantaggio rispetto agli impegni della Cina con il WTO (l'organizzazione mondiale del commercio) per l'apertura alle aziende internazionali entro 4 anni. Il CEPA, che è entrato in vigore dal 1 gennaio 2004, è quindi visto come una panacea per il cinema di Hong Kong. La condizione principale del patto è che «le pellicole di lingua cinese prodotte a Hong Kong», in altre parole le co-produzioni, saranno considerate come film domestici, mentre prima i film hongkonghesi erano soggetti alla quota sui film stranieri che impone un tetto di 20 titoli l'anno (ma con l'ingresso nel WTO il numero è destinato ad aumentare). Anche se le co-produzioni tra Cina e Hong Kong non sono nulla di nuovo, il CEPA garantisce alcuni ulteriori vantaggi:

  • Il numero di lavoratori cinesi nelle co-produzioni scende dal 50% al 30%
  • Le compagnie devono aver sede a Hong Kong, ma possono essere di qualsiasi nazionalità
  • Le compagnie devono possedere almeno il 75% dei diritti dei film
  • Non è obbligatorio che le co-produzioni siano interamente completate in Cina
  • In aggiunta, le compagnie hongkonghesi possono aumentare le loro quote di cinema e sale audio-video possedute sul suolo cinese.

Il mercato cinese è visto praticamente come una miniera d'oro. Nel 2003 il botteghino ha totalizzato incassi per 96,6 milioni di dollari, la metà dei quali per film stranieri. Guadagnando 24,2 milioni di dollari (un quarto del totale), Hero è stato preso come esempio di co-produzione di successo tra Cina e Hong Kong (sostenuto dalla Miramax). Gli spettatori asiatici domandano a gran voce film a budget sempre più alti: le co-produzioni possono controbilanciare i costi e i rischi potenziali tra gli studios coinvolti. Inoltre la Cina può fornire personale qualificato, costi minori e location pittoresche.

Il senso di attesa creato dal CEPA è palese. Ai ventitreesima cerimonia degli Hong Kong Film Award, tenutasi nell'aprile del 2004, i presentatori riflettevano sull'avvenuta equiparazione tra i filmmaker cinesi e quelli hongkonghesi, con l'inclusione dei mainlander Zhou Xun, Xu Jinglei, Feng Xiaogang e Jiang Wen. Anche il capo dell'esecutivo Tung Chee Hwa è apparso alla cerimonia, a simboleggiare il supporto del governo all'industria cinematografica e più nello specifico per dare il via a un fondo di sostegno. L'ottimismo sull'apertura del mercato cinese ha rinvigorito il morale di un'industria in affanno.

Ma cosa ha comportato questa strategia? Quali sono gli effetti del CEPA sul cinema hongkonghese? Quanto vantaggio avranno i film cinesi rispetto al competitivo mercato globale?

Anche con il libero accesso al mercato cinese, una volta superata la censura, i film hongkonghesi avranno comunque bisogno di essere distribuiti. In anni recenti nella madrepatria si è assistito al declino e all'erosione delle compagnie statali, in precedenza dominate dalla China Film Group, in favore degli investimenti privati. Ciononostante in Cina gli spazi espositivi rimangono lontani da una competizione equa.

Inoltre secondo Screen Digest i cinesi sono spettatori poco assidui, con una media individuale di 0,11 spettacoli visti all'anno, rispetto ai 3 spettacoli visti dagli hongkonghesi e all'1,55 degli italiani. C'è stato senza dubbio un rapido declino: nel 1992 i cinesi andavano al cinema una media di 9,75 volte all'anno. L'aumento della disponibilità di home video potrebbe essere la causa principale; si tratta di un trend fortemente preoccupante. Lo scorso dicembre ad esempio i DVD di Infernal Affairs III sono apparsi tre giorni dopo l'uscita nelle sale. Con un costo di 12 RMB (circa 1,40 euro) sono andati esauriti nel giro di un'ora. Il CEPA da solo non può sanare degli incassi tanto deboli, e i guadagni aggiuntivi rimarranno minimi se questo trend dovesse continuare.

Senza contare che gli studios di Hollywood non si limiteranno a guardare le compagnie di Hong Kong prendersi la fetta migliore del mercato cinese. Ad esempio Warner Bros ha lanciato nell'aprile di quest'anno Looney Tunes: Back in Action esclusivamente nei cinema equipaggiati in digitale. In precedenza, i film erano distribuiti contemporaneamente in 35mm e digitale, ma dato che questo film non era girato in 35mm ha potuto bypassare la quota protezionistica. Anche se ad oggi ci sono soltanto 54 sale di questo tipo, il successo dell'esperimento apre alle corporazioni statunitensi nuove strade per fare irruzione in Cina.

Da un altro punto di vista, se il capo dell'esecutivo Tung Chee Hwa l'avrà vinta, il CEPA potrebbe avere poco da dire sulla produzione di film a Hong Kong e trasformare piuttosto la città in una testa di ponte verso la Cina per i produttori mondiali. Qualsiasi film girato da compagnie registrate di Hong Kong (incluse quelle basate su investimenti stranieri) sarà considerato una pellicola cinese. Nel 2004 ci si aspetta che a Hong Kong verranno prodotti 140 film, un aumento del 77% rispetto al 2003; di questi, 100 saranno con ogni probabilità co-produzioni, rispetto alle 40 dell'anno precedente.

Per gli spettatori del resto del mondo, forse la domanda scottante è: come cambierà il cinema di Hong Kong con il CEPA? Ci sono già numerosi esempi di film adattati per soddisfare il mercato della madrepatria.

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