Red Dust

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

Red Dust Dopo un'adolescenza tragica, vissuta in una stanza, segregata dal padre, la scrittrice Shen Shao-hua trova l'amore in Chang Nang-tsai. Ma è il 1938 e i giapponesi controllano la Cina: Chang è un collaborazionista, ma per Shao-hua a contare è solo l'amore.

Qualunque possibile dejà vu con riferimento a Lussuria - Seduzione e tradimento di Ang Lee non appartiene al caso. L'origine è infatti la medesima: la vita di Eileen Chang, scrittrice controcorrente della Cina del XX secolo, a cui entrambi i film si ispirano liberamente. L'autrice ha spesso mescolato nelle sue opere vicende autobiografiche e finzione narrativa, raccontando di un'esistenza travagliata, segnata da eventi drammatici e dalle guerre, che l'hanno obbligata - come la Cina - a rimettere continuamente in gioco la propria identità. 

La diva dai mille volti: Brigitte Lin Ching-hsia

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in INTERVISTE

Cloud of Romance

Ci si chiede come abbia potuto rimanere lontano dal grande schermo per 23 lunghi anni un viso così radioso: uno sguardo che mantiene intatta la sua unica commistione di innocenza e complicità, lo stesso di quando debuttò a soli 19 anni. Brigitte Lin Ching-hsia ha detto basta nel 1995 a una carriera iniziata 22 anni prima.

A Hong Kong e in Estremo Oriente avviene di frequente: superati i quarant’anni la diva si dedica al mondo reale e lascia la polvere di stelle ai sogni dei cinefili a venire. E nel caso di Brigitte Lin la malìa si ripete identica in ogni occasione, come ha dimostrato anche la mini-retrospettiva che le ha dedicato il Far East Film Festival numero 20.

My Heart Is that Eternal Rose

Scritto da Emanuele Sacchi, Gianpiero Mendini. Postato in FILM

My Heart Is that Eternal RoseSi apre su un mazzo di rose e si chiude nel sangue, come un mélo intrecciato con il noir. È la fine degli anni 80 quando Patrick Tam gira il suo heroic bloodshed, sulla scia del successo di A Better Tomorrow di John Woo. Ma My Heart is That Eternal Rose - la frase viene da Artaud - non potrebbe essere più distante dallo stile e dall'intento del regista di The Killer (che uscirà a breve distanza dal film di Tam), nonostante la presenza copiosa di sparatorie e ralenti.

Far East Film Festival 20: svelata la ventesima edizione

Scritto da Alvise Wollner. Postato in NEWS

FEFF 20

Dall'inaugurazione nel segno di Brigitte Lin, alla serata finale con il restauro dello splendido Throw Down di Johnnie To. Il cinema di Hong Kong avrà un ruolo chiave alla ventesima edizione del festival friulano. Ottantuno i titoli in programma, ventuno di questi saranno opere di giovani cineasti emergenti.

Passano gli anni ma il Far East Film Festival di Udine non perde il gusto e la passione per il cinema dell'estremo Oriente. L'edizione presentata nella mattinata di mercoledì 11 aprile sembra infatti avere tutte le carte in regola per essere ricordata come una delle più ricche e innovative degli ultimi anni. Cibo, cinema e avanguardia sono le tre parole chiave della rassegna di quest'anno. Per la prima volta nella sua storia, il Feff aprirà le porte al mondo della cucina orientale, trasformando l'amatissimo cinema Visionario in una succursale di Casa Ramen, celebre ristorante milanese guidato dallo chef Luca Catalfamo, presente a Udine per preparare un ramen indimenticabile a tutti gli spettatori del festival.

La cucina orientale non sarà l'unica grande novità della ventesima edizione: nel 2018 raggiungerà il culmine l'ambizioso progetto del Far East a sostegno dei cineasti asiatici emergenti. Una scelta che ha portato la rassegna friulana a mettere in concorso ben ventun opere firmate da registi e nuovi autori del panorama orientale che verranno valutate da una speciale giuria internazionale altamente qualificata, composta dal produttore hongkonghese Albert Lee, dal produttore americano Peter Loehr e dallo sceneggiatore italiano Massimo Gaudioso. Saranno loro ad assegnare il Gelso Bianco, nuovo premio istituito per il ventennale e dedicato alla migliore opera prima o seconda presentata in concorso al Feff.

Hong Kong Film Awards: vince Our Time Will Come

Postato in NEWS

Jackie Chan e Zhao Wei

Serata piena di star, in una notte favolosa al Cultural Centre di Tsim Sha Tsui. Anche senza le polemiche delle edizioni precedenti, caratterizzate da istanze di autonomia e indipendenza nei confronti della Cina, gli Hong Kong Film Awards 2018, giunti alla 37ma edizione, hanno ribadito un certo orgoglio hongkonghese. Dominatore della serata si è rivelato infatti Our Time Will Come, coproduzione sino-hkese diretta da Ann Hui e già recensita su queste pagine.

Pur trattandosi di un film che "unifica", sotto il segno della resistenza anti-giapponese, lascia emergere sottopelle un orgoglio che è pura "hongkongness", con il tributo a chi si è sacrificato per salvare la città. Al film della Hui vanno i premi principali per il miglior film e la migliore regia. Oltre che migliore attrice, con una Deanie Ip nuovamente straordinaria dopo A Simple Life (dove era sempre diretta dalla Hui). Sorprendente invece il premio come migliore attore per l'infaticabile Louis Koo, a cui appartiene il più memorabile degli speech della serata. Il suo appello a Hong Kong - "Dobbiamo rimanere uniti! L'industria ha bisogno del vostro sostegno" - ha ancora una volta ribadito l'orgoglio di una cinematografia che rischia costantemente l'estinzione.

Sconfitto invece Love Education dramma famigliare girato da un'altra iconica regista, Sylvia Chang. Su dieci nomination il film - in verità una coproduzione tra Cina e Taiwan - porta a casa solo il premio per la migliore sceneggiatura.

Di seguito l'elenco dei premi principali.

Our Time Will Come

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

Our Time Will Come Hong Kong, tra il 1941 e il 1944. Dopo l'invasione giapponese, Hong Kong pullula di collaborazionisti e di oppositori al regime. Tra questi ultimi c'è il poeta comunista Mao Tun, ospitato dalla signora Fong che è all'oscuro di tutto. Man mano che i servizi segreti giapponesi si interessano a Mao Tun, la signora e la figlia Lan dovranno decidere con chi schierarsi.

Con la sobrietà e l'attenzione all'empatia umana che la caratterizzano, Ann Hui ritorna su uno dei temi fondativi dell'identità hongkonghese, la resistenza anti-giapponese degli anni '40.

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