Eason Chan

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in PROFILI

Eason ChanNato a Hong Kong nel 1974, Eason Chan comincia la carriera nel mondo musicale. Nel 2001 firma per la EEG e consolida la sua posizione: alfiere di un canto-pop dai ritmi sostenuti - tra la fonti che ama citare i Nirvana e Lenny Kravitz - e dai toni vicini al rhythm'n'blues, sfonda facilmente in qualità di cantante, giovane alternativa ai quattro Heavenly Kings. Dopo qualche timido passo di approccio - il misterioso Ghost Story 'Godmother of Mongkok' di Steve Cheng -, entra in pianta stabile anche nel mondo del cinema. Già con il secondo film, Rumble Ages, riesce a dare buona prova di sé, rendendo vivo un personaggio interessante, un fiorista ritardato che duetta a meraviglia con l'altrettanto giovane e inesperta Miriam Yeung. Se in City of Glass è poco più di una comparsa, solo due anni più tardi, nel maturo Twelve Nights dell'esordiente Aubrey Lam, è pronto per il grande salto di qualità. Al fianco di Cecilia Cheung rende credibile una love story tremendamente complessa e piena di dubbi, di incertezze, di momenti di crisi.
Chan comincia a costruire la sua immagine di ragazzo moderno, che dietro la facciata aggressiva e scanzonata è in realtà timido e sensibile. Playboy improvvisato, scapestrato combinaguai, amico su cui fare conto, irresponsabile vitellone: un personaggio che ripete in Feel 100% II, dove incarna a meraviglia lo spirito libero dell'Hau Lok del fumetto d'origine. In Lavender e Tiramisu si presta come spalla comica e comincia a costruirsi una credibilità professionale nella commedia leggera, disimpegnata: spesso ai limiti della macchietta (interpreta rispettivamente un gay molto kitsch e un buffo coinquilino tragicomicamente alle prese con mille delusioni amorose), Eason non ha paura del ridicolo, sfida i gusti del pubblico cambiando continuamente immagine. Per quanto in Cop Shop Babes, dove gigioneggia dall'inizio alla fine, e nel sottovalutato Comic King, se la cavi molto bene - del primo mediocre film, diretto da Aman Chang, è anzi una delle poche note positive -, non riesce a convincere del tutto i produttori circa la sua affidabilità come prima stella comica. Non aiuta il tonfo di If U Care..., pellicola troppo debole e scritta evidentemente male per metterne in luce le potenzialità doti à la Stephen Chiau. Molto meglio il cambio di rotta repentino impostogli da Joe Ma che lo fa recitare ad altissimi livelli nel dramma strappalacrime Funeral March. La stessa operazione non riesce a Ann Hui, che nel vacuo Visible Secret lo affianca a Shu Qi e gli crea un'immagine da icona dark del nuovo millennio.
Eason, che continua ad alternare con successo le due carriere, quella musicale e quella cinematografica, con pazienza dimostra grande lungimiranza, scegliendo copioni di discreto spessore e perseverando nel tentativo di affermarsi come stella comica. E' un eccentrico regista televisivo fissato con i wuxiapian dei bei tempi in Frugal Game di Derek Chiu, è posseduto dallo spirito di una cantante d'opera cinese in Demi Haunted di Patrick Leung, per cui ha dovuto sostenere intensi esercizi di danza classica. Simpatico, fotogenico, Eason Chan rappresenta a meraviglia il tipico ragazzone hongkonghese capace di tutto, dotato di un'astuzia tutta particolare nel cercare le scorciatoie più improbabili, spigliato, irriverente. In attesa di vederlo nel suo primo ruolo d'azione in Ambush di Dante Lam e di apprezzarne lo spirito in Enter the Phoenix, diretto dall'amico Stephen Fung, dove si è ispirato a Karl Maka per un criminale ai limiti del grottesco, è possibile gustarne la verve farsesca nel divertente Naked Ambition, in cui al fianco di un'altrettanto scatenato Louis Koo veste i panni di uno scrittore pornografico in carriera.

Guk Fung

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in PROFILI

Guk FungGrande caratterista, icona popolare del cinema cantonese, Guk Fung, talvolta accreditato come Ku Feng, è uno dei volti più impiegati, anche solo per ruoli marginali, su grande schermo degli ultimi quarant'anni a Hong Kong. E' il classico caso di riconoscibilità minima: quello di Guk è un volto visto mille volte, mai con esposizioni di rilievo, ma la grande quantità di apparizioni è sufficiente a incuriosire. Il che non significa che si sia limitato, nell'arco della sua lunga carriera, a ruoli di scarso valore o poco impegnativi. Debutta come figurante per gli Shaw in Vermillion Door, acquista maggiore spazio solo l'anno dopo partire da The Knight of Knights e The Golden Buddha.

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