| IL VISIONARIO al Far East 13: Michael Hui o Il trionfo della semplicità |
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| RUBRICHE - IL VISIONARIO | |||
| Scritto da Emanuele Sacchi | |||
| Martedì 03 Maggio 2011 01:00 | |||
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Che in comune non hanno niente, significa più o meno accostare La Russa e Olivia Wilde, ovvero due specie agli antipodi del regno animale. Ma il punto del discorso è un altro, ovvero che i due incarnano alla perfezione il "prendersi sul serio" e il "prendersi in giro". Ma partiamo da Nakashima. Non fosse così enfatizzato, non fosse tutto così spropositatamente sottolineato, con la solennità di chi deve raccontarci la Verità, non fosse necessaria una pletora di ralenti per sovraccaricare ulteriormente la materia trattata... Non fosse tutte queste cose Confessions sarebbe il capolavoro che molti dicono. Ma non si parla di bazzecole, quanto sopra è faccenda sufficiente per spingere a chiedersi perché chi ha talento oggi (pochissimi) finisca immediatamente per credersi il depositario del Verbo e tirarsela da qui a Kuala Lumpur. Forse proprio perché si tratta di un circolo ristretto o perché il potere dà alla testa, come ci insegna Bananas ("la lingua ufficiale del Bananas da oggi sarà lo svedese"). Se quel che voglio dirti è fondamentale e sono consapevole della sua importanza, ho bisogno di scrivertelo in grassetto ed evidenziarlo con uno Stabilo Boss? Shakespeare fa il medesimo effetto anche in corpo 6, basta mettersi gli occhiali. Questo a Nakashima sfugge, lui si crede già dio; e pare - ma la notizia è ancora da confermare - che intenda cambiar nome in Anderson, per adeguarsi al vezzo in uso presso i registi megalomani.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 03 Maggio 2011 19:07 |






Puntuali come un orologio svizzero che ha smesso di ticchettare tempo addietro, rieccoci qua nella solita Udine. Per illuminarvi su... Tetsuya Nakashima e Michael Hui.