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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Astonishing

AstonishingTra un horror ultra cheap (il risicato Dating Death) e una commedia ambiziosa (Papa Loves You, che non ha raccolto i risultati sperati) Herman Yau, stanco di girare nella solita Hong Kong, trasferisce armi e bagagli a Shenzen e confeziona un thriller psicologico, Astonishing, accolto male da pubblico e critica e subito abbandonato nell'armadio dei flop da dimenticare. Il regista propende per un approccio meno diretto alla materia e invece di esibire con la sua abituale sfacciataggine corpi, sangue e sesso, prova a costruire attraverso atmosfere cupe e graduali sbalzi urlati un giallo familiare che del nucleo minimo intimo vuole essere allo stesso tempo negazione e recupero spirituale. In realtà le velleità si riflettono in un unico tour de force della protagonista Christy Chung, sempre in scena e costantemente sotto la lente del microscopio - di un gruppo di scienziati ai limiti della follia, nientemeno, oltre che del pubblico perversamente attratto dalla sua caduta inarrestabile da ricca e viziata mogliettina a sconcertata vittima del caso - che ne studia le reazioni in seguito all'improvviso e inesplicabile voltafaccia del dolce maritino Alex Fong.
Purtroppo in una pellicola mal ponderata c'è poco che stupisca davvero, come il brutto titolo - di cui il regista per sua stessa ammissione non è responsabile - vorrebbe promettere, e tanta prevedibilità che tradisce le attese: dopo lunghi prepararativi a base di mistero e tensione (potenziale) la montagna partorisce un topolino. Le idee, anche interessanti (siamo tutti possibili cavie, la società aliena l'individuo, nulla è eterno, e via di seguito), sono appena abbozzate e emergono solo in quanto pedantemente esposte attraverso lunghissimi flashback - con l'aggiunta di un confusissimo trip finale - che spezzano l'alone di incertezza che si era riuscito a creare all'inizio. Gli attori - meno di una decina, a tradire la poca sostanza economica del progetto, che sperpera la maggior parte del budget per mostrare location e scenografie all'altezza delle premesse narrative - reagiscono bene alla sceneggiatura scombinata. Alex Fong gioca con il suo inquietante fascino maturo; Christy Chung piange e si dispera da perfetta scream queen; le guest star appaiono e scompaiono a comando, senza lasciare davvero il segno della propria inutile presenza. Il paragone con Seven, incautamente citato dal regista come fonte d'ispirazione, lascia il tempo che trova, anche se c'è del coraggio a tentare una strada così difficile partendo già privi di reali possibilità di successo e a affondare senza disonore insieme a una nave che strada facendo imbarca sempre più acqua.

Hong Kong, 2004
Regia: Herman Yau
Soggetto / Sceneggiatura: Herman Yau, Albert Lai
Cast: Christy Chung, Alex Fong, Toby Hou, Rain Li, William So

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