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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Boy's?

Boy's?Storie di (stra)ordinaria omosessualità. Fennie ha solo amici gay, un fidanzato prestante (in procinto di scoprirsi sessualmente confuso) e un fratello solo apparentemente perfetto. Jaffee è un latin lover, passa ogni notte in un letto diverso, ma è anche l'oggetto del desiderio di Pauline, che non si rassegna alla sua scelta di vita e prova continuamente a tentarlo e a riconvertirlo all'eterosessualità. Joey ama travestirsi e una notte conosce Edmond, appena lasciato dalla fidanzata, che lo corteggia con insistenza: ma la storia diventa impossibile nel momento in cui Joey smette i panni femminili. Bitchy, bruttino e vistosamente kitsch, è costantemente depresso perché privo del coraggio e dell'autostima necessaria per abbordare le sue potenziali prede.
Sulla scia del successo di Who's the Woman, Who's the Man di Peter Chan, a due anni di distanza da un mini-filone di breve durata (lanciato dallo stesso Chan con He's a Woman, She's a Man e composto prevalentemente da commedie quali He and She o Oh! My Three Guys), parlare di gay al cinema torna di moda. In Boy's? commedia leggerissima e dramma esistenziale appena accennato si fondono confusamente, oscurati dalla patina low budget abbassata di un paio di semitoni per sembrare più patetica e profonda. John Hau è un artista dell'exploitation puerile: non esce da schematismi banali e ricorre come suo solito a dialoghi frivoli e privi di mordente, lasciando che i suoi personaggi, evidentemente abbandonati e alla deriva, filosofeggino alla spicciola, psicanalizzandosi a vicenda, con toni più da night club di periferia che da salotto colto. Il miscuglio che ne viene fuori concede continui ammiccamenti finto-erotici (compreso un tentativo di nudo maschile integrale), spreca le poche pose delle star da cartellone - quasi tutti cantanti giovani, come Edmond Leung e Cheng Ga Wing, più l'inessenziale Pauline Chan e l'ormai cresciuta Fennie Yuen - e si inabissa affidandosi ad una colonna sonora talmente brutta e ovvia da far accaponare la pelle. La sceneggiatura, firmata dietro pseudonimo - Shui Goh, che in inglese si traduce Fruit e in cinese Gay -, riserva le peggiori soprese: le coincidenze insensate - che legano casualmente le transizioni dei protagonisti ma non rendono plausibili i diversi sottotesti -, il cattivo gusto e gli espedienti da terza elementare - Fennie, circondata giorno e notte da gay, che, caso strano, quando scopre la vera identità sessuale del fratello, si arrabbia e lo riprende pesantemente - fanno presto dimenticare l'originalità del punto di vista scelto, che per una volta almeno non prende in giro gli omosessuali - dimostrando razzisticamente come sia facile farli tornare sulla retta via - ma prova a ca(r)pirne le pulsioni interiori.

Hong Kong, 1996
Regia: John Hau
Soggetto / Sceneggiatura: Shui Goh
Cast: Cheng Ga Wing, Chan Kwok-bong, Siu Gwok Wa, Fennie Yuen, Edmond Leung

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