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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Double Vision

Double VisionHuang Huo-tu, poliziotto della sezione affari esteri dal passato tormentato (denunciò dei colleghi corrotti) e dal presente invivibile (si dà la colpa del trauma che impedisce alla figlia di parlare), è coinvolto nelle indagini su una serie di omicidi inspiegabili quando, dagli Stati Uniti, è chiamato un investigatore FBI, Kevin Richter, perché aiuti la polizia locale a risolvere il caso. Si farà strada una spiegazione sovrannaturale, che coinvolge credenze taoiste e un parto gemellare avvenuto anni prima...
Sospeso tra Cina e occidente, razionalità e spiritualità, le premesse restano interessanti, pur se viste decine di volte: lo scontro/incontro tra due mentalità diverse - il disilluso poliziotto taiwanese (Tony Leung Ka-fai) e il veterano statunitense (David Morse) - terreno per un delicato scambio culturale, i misteriosi omicidi, apparentemente slegati l'uno dall'altro, l'afflato mistico e allegorico. Il problema è che, in un contesto alla Seven, con il taoismo a rimpiazzare Dante e la religione cristiana, Double Vision assomiglia più a un episodio (medio-alto , va detto) di un serial televisivo dell'ultima generazione, incrocio spurio tra X-Files e C.S.I., piuttosto che a un'esperienza cinematica in grado di lasciare il segno. La tensione creata, pur altalenante, è ragguardevole, con anche gustosi accenti macabri: a mancare è semmai una visione unitaria, la capacità di affondare il colpo con decisione, sino in fondo, e una regia che punti a qualcosa di più che raccontare didascalicamente gli eventi. Certo l'afosa ambientazione taiwanese, con una fotografia colante e sudata, le prove sottotono, quasi narcotizzate, dei due protagonisti (ottimamente caratterizzati) e la rabbia repressa, l'abbandono, di Rene Liu, rimangono impressi; ancora poco, però, per far scolorire l'impressione che Double Vision non sia altro che una frettolosa rilettura di spartiture già famose in passato, e suonate con tutt'altro brio. Valga tutto il finale, dove - pur tra ottime intuizioni e la volontà di colpire lo spettatore - si perde di vista l'equilibrio generale, lanciando allusioni e suggestioni che non si è in grado di gestire, lasciando un'impressione di incompletezza. L'intrattenimento e qualche brivido sono assicurati, ma poteva esserci ben di più.

Hong Kong, Taiwan, 2002
Regia: Chen Kuo-fu
Soggetto / Sceneggiatura: Chen Kuo-fu, Su Chao-bin
Cast: Tony Leung Ka-fai, David Morse, Rene Liu, Leon Dai, Lung Si-hung

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