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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Feel 100% 2003

Feel 100% 2003Al quarto appuntamento, la serie Feel 100% passa di mano: da Joe Ma a Chung Shu Kai, che di Ma è un possibile discepolo (pessimista). Cambiano soprattutto i valori produttivi1 - non più la BOB &, Partners di Andrew Lau e Manfred Wong, ma la Mandarin di Raymond Wong, mentore e scopritore di Chung - e i volti, con l'addio a Ekin Cheng, Eric Kot e Sammi Cheng, presumibilmente troppo famosi e costosi. La base di partenza è la stessa, il popolare manwa omonimo, che vede due amici donnaioli, alle soglie della trentina, alle prese con i turbamenti amorosi della prima (im)maturità. Jerry è il cinico e irresistibile, Hui Lok il simpatico e ingenuo, Cherie la loro preda ideale, un'insegnante di giapponese tanto bella quanto pura; in mezzo una parentesi colma di figure dal ruolo indefinito: vecchie fidanzate, finte lesbiche, dottori e pischiatri, imprenditrici insoddisfatte, piccoli criminali da strapazzo, colleghi invisibili, spasimanti (quasi sempre) silenziose, conquiste da una notte e basta.
Feel 100% 2003 coglie meglio dei precedenti episodi la coolness e lo spleen maledetto dei protagonisti, bohemiens aggiornati ai trend della società consumistica e griffata, ma tutto sommato parecchio superficiali. Voce contro: la minor freschezza della trama, più cupa e meno leggera, senza aperture comiche, prelude ad un tragedia di eccessiva portata, per fortuna sventata da un finale (moralista e) pacificatore. Spicca il buon casting: come in Nine Girls and a Ghost Chung fa ampio ricorso all'ultimissima nidiata di popstar tardo-adolescenti - per evidenti motivi anagrafici non sempre perfettamente in parte; ma la loro chimica d'insieme è funzionale -, ricorrendo a Shawn Yu, Cyrus Wong e alle Cookies al completo. Affiora per metafora il malessere dei giovani d'oggi, annoiati, anime in pena in fuga da solitudine e disagi psicologici: alfiere della generazione x - quella del post-handover? - è l'aitante Jerry, designer sulla cresta dell'onda, playboy infallibile, freddo e misogino, modello - si immagina - delle coeve platee maschili, ma tutto sommato debole e tormentato. La regia si adegua al tono generale, improvvisa sequenze videoclippare e più volte si abbandona ai comodi ritmi della soap televisiva (o, nei momenti di stanca, a quelli ancor più blandi della pubblicità), insinuando nello spettatore che non abbia letto il fumetto2 la sensazione di essersi perso qualcosa e di non avere a disposizione tutti gli elementi per condividere le peregrinazioni sentimentali dei personaggi.

Note:
1. Curiosamente la casa dove vivono i due protagonisti è la stessa utilizzata per Horror Hotline... Big Head Monster e Haunted Office.
2. Commercializzato anche in Italia a cura della casa editrice Edi Periodici.

Hong Kong, 2003
Regia: Chung Shu Kai
Soggetto / Sceneggiatura: Simon Loui, Kelvin Lee, Chung Shu Kai
Cast: Shawn Yu, Cyrus Wong, Stephy Tang, Angela Au, Theresa Fu

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