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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

He ain't Heavy, He's My Father!

He ain't Heavy, He's My Father!Traendo ispirazione dai successi di Ritorno al futuro e Peggy Sue si è sposata Peter Chan e il suo fidato sceneggiatore Lee Chi-ngai, di nuovo registi in coppia dopo il buon riscontro di Tom, Dick and Hairy, mettono insieme una commedia dolce e elegante. He ain't Heavy, He's My Father! parte dal presente e gradualmente va a ritroso per riscoprire un passato recente, gli anni sessanta - riportati in auge da film quali 92 Legendary La Rose Noire e The Golden Girls -, e permettere al protagonista Yuen di ritrovare il padre da giovane e finalmente apprezzarlo. Yuen, agente immobiliare pieno di rimpianti e frustrazioni - da cui la sua propensione per il flirt facile con le dottoresse, a discapito di una fidanzata fedele -, che non sopporta lo spirito filantropico del genitore, grazie a un buco temporale riscopre le sue origini e si rende conto di quanto il suo carattere non differisca, per generosità e populismo, da quello del padre.
Chan e Lee non si vergognano dei pochi mezzi a disposizione (bruttino il make-up per invecchiare Tony Leung Ka-fai e Carina Lau) e sopperiscono agli inconvenienti produttivi con la capacità di arrangiarsi - notevolmente arricchita dal valore aggiunto di recitazione intesa, della splendida fotografia e della colonna sonora languida - e di sdrammatizzare le situazioni tese grazie al ricorso ad un umorismo non troppo raffinato. Il discorso è autobiografico e richiama continuamente la memoria storica del cinema di Hong Kong in una complessa trama di citazioni rispettose, riferimenti incrociati, passaggi intertestuali: il rapporto padre-figlio, tipico del melodramma sociale cantonese degli anni cinquanta; il micro-universo di quartiere come in The House of 72 Tenants di Chor Yuen (che si presta per un cammeo; e concede al personaggio di Tony Leung Chiu-wai l'uso del suo nome), con il medesimo coro di poveri cristi di buon cuore, strozzini, poliziotti corrotti, matrimoni complicati (dalla differenza di ceto) e famiglie numerose; una piccola bimba di nome Bobo con un ruolo simile a quelli dell'énfant prodige Petrina (Bobo) Fung; la comparsa di personaggi reali (il futuro magnate Lee Kar Shing, allora spiantato, cui Yuen dà preziosi consigli finanziari); la riscoperta di un patrimonio musicale e nostalgico di grande valore. Rimangono, al di fuori delle gag eccessivamente spiritose - la danza scatenata con Feng che lancia in aria la partner Laura, in puro stile Zucker-Abrahams-Zucker; il semplice escamotage, à la Michael Hui, per far travestire i protagonisti (chi da donna, chi da indiano); i tormentoni ricorrenti: la musica triste quando è in scena Michael Chow, i fulmini, le saette di energia che scoccano dagli occhi di Yuen, la gara di rickshaw - e di qualche buco di sceneggiatura, diversi splendidi momenti di intensa commozione e di partecipazione emotiva: bastino per tutte le emozionanti sequenze sotto la pioggia, quando padre e figlio si confrontano per davvero, e il tenero ballo al ritmo di un ciondolo con carillon.

Hong Kong, 1993
Regia: Peter Chan, Lee Chi-ngai
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Chi-ngai
Cast: Tony Leung Ka-fai, Tony Leung Chiu-wai, Carina Lau, Anita Yuen, Lawrence Cheng

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