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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Memento

MementoUna donna poliziotto tenace, Fun, aiutata da uno psichiatra cieco, è sulle tracce di un assassino psicopatico che colpisce apparentemente a caso. In realtà il disegno nella mente malata dell'omicida è molto preciso, con continui riferimenti al mondo del cinema, a una piccola casa di produzione e a un gruppo di professionisti ad essa collegati. Mentre prosegue nelle indagini, la coraggiosa Fun deve fare i conti con il suo difficile passato, che ne condiziona etica e comportamenti.
A malincuore bisogna prendere atto che buona parte del cinema di genere meno nobile è ormai appannaggio del digital video a bassissimo costo. Come sempre figura il nome dell'astuto Takkie Keung, a suo agio nel patrocinare questo tipo di operazioni, qui coadiuvato, un po' a sorpresa, da Ng Kin Hung, ben lontano dai suoi standard - produttivi e qualitativi - abituali. Memento, uscito in una sola sala cinematografica per pochi giorni, è pensato per la visione domestica a beneficio di un pubblico poco esigente. Detto in parole povere, non è gran cosa. In pratica è il solito thriller con serial psycho, un tipo di film che a Hong Kong non va per la maggiore e che non può non ricordare il molto più interessante Nude Fear di Alan Mak, di cui ripropone i due protagonisti e i personaggi principali. A minima scusante ci sono la grinta e lo charme di Kathy Chow, poliziotta tutta d'un pezzo ossessionata da un trauma infantile, l'unica reiterazione che funzioni un minimo. La faccia tosta prevede personaggi bolsi: un copycat killer che uccide rubando idee e citazioni da film celebri - Psycho, Il silenzio degli innocenti e Seven -, un produttore accusato di plagiare i blockbuster hollywoodiani (un accenno di autocritica?), un epilogo incomprensibile (con un deprecabile tentativo di controfinale) e un titolo idiota assolutamente inspiegabile. La sceneggiatura, a corto di idee, non lascia nulla di intentato: il rapporto intenso tra criminologo e detective insicura è preso di sana pianta dai bestseller di Jeffery Deaver con Lincoln Rhyme; le collaborazioni con scambio reciproco di informazioni, psicanalisi e confidenze dal succitato film di Demme, con Tze Kwan Ho (apprezzato attore teatrale) nei panni di un Hannibal Lecter non malvagio e non particolarmente acuto. Mancano personaggi di contorno, location, sangue, emozioni, suspance, dettagli, soldi, colonna sonora (quella proposta è stucchevole) e recitazione. La regia di Lau (The Doctor in Spite of Himself) alterna momenti di buio totale a sequenze ben calibrate, non prive di ispirazione e ritmo: fuori da questi contesti poverissimi potrebbe trovare una strada personale.

Hong Kong, 2002
Regia: Lau Kwok Fai
Soggetto / Sceneggiatura: Shum Lap Keung
Cast: Kathy Chow, Tze Kwan Ho, Gabriel Harrison, Nathalie Ng, Amanda Lee

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