Men Suddenly in LoveFuori dal tempo come la tinta di Eric Tsang, il cinema di Wong Jing resta un curioso fenomeno da studiare. Naturalmente su un piano che ha solo lontanamente a che vedere con la critica cinematografica, considerato il valore prossimo allo zero di buona parte della sua produzione e di quella più recente in particolare. Ma la bolla spazio-temporale in cui Jing si muove resiste a tutto, in un'eroica coazione a ripetere la screwball comedy in cantonese con i suoi cliché, grezza e ruspante come una volta.

In questo senso, in un panorama oltremodo anestetizzato dal politically correct e dalla pruderie dilagante, nonché dalle esigenze dei committenti della Cina continentale, Wong finisce per assomigliare a un panda a cui - superando il disgusto intellettuale - viene la tentazione di aggrapparsi disperatamente in un abbraccio affettuoso. Men Suddenly in Love - nessuna parentela con Men Suddenly in Black di Pang Ho-cheung se non il saccheggio di titolo, parte del cast e parte del soggetto - è tutto ciò che è lecito attendersi da una commedia scollacciata con Chrissie Chau e altre quattro starlettes (Carol Yeung, Jessica Xu, Caroline Zhu e Betrys Kong) che dominano la locandina. Sogno (mostruosamente) proibito di ogni maschietto, contento di vedere Eric Tsang o Chapman To nelle braccia di una di queste veneri tascabili e di potersi immedesimare nella cosa senza complessi.

Esiste la concreta possibilità che il cinema puramente cantonese sopravviva solo in produzioni di questo tipo nel futuro ed è un pensiero sottilmente inquietante; ma è altrettanto certo che, come certi insetti o specie elementari ma dominanti nella scala evolutiva, è difficile ideare un ROI altrettanto semplice da ottenere come quello di Men Suddenly in Love, costato poco più di nulla e sicuramente conclusosi in attivo, anche se la metà degli spettatori se ne sono dimenticati appena dopo i titoli di coda.

Cinema così orgogliosamente local da rivolgere, a uso e consumo dei cinefili dell'ex-colonia, una serie di frecciatine parodistiche - da sempre una specialità della casa per l'equivalente dello ZAZ a Hong Kong - all'immancabile Ip Man (record in fatto di parodie recenti, specie dopo l'interesse di Wong Kar-wai), a The Eye, Lussuria: seduzione e tradimento, Sex & Zen 3D e Echoes of the Rainbow fino alla più spassosa, quella ai danni di Angelababy -  il nick più sciocco tra le attrici HKesi - ribatezzata Angelamamma (in italiano!). Wong Jing come coscienza critica del cinema di Hong Kong, di cui rappresenta un imbarazzante portabandiera anche (e soprattutto) nei momenti peggiori, come quello in corso.

La narrazione è più sfilacciata che mai, con tanto di flashback nel flashback insensato e un uso del minutaggio dedicato a ogni personaggio completamente sballato, tanto che Chrissie Chau, quella che dovrebbe essere la leader delle bimbos resta, al di là della sua nota inconsistenza recitativa, sostanzialmente invisibile per come è (male) utilizzata. In fondo imprescindibile per comprendere appieno pregi e soprattutto difetti di una cinematografia, Wong Jing è una cartina di tornasole naturale, terribile e insieme, nel suo perverso modo, "confortante". Menzione doverosa per l'anziano Richard Ng, nei panni di sifu dell'ars amandi.

 

Hong Kong, 2011
Regia: Wong Jing.
Soggetto/Sceneggiatura: Wong Jing.
Cast: Eric Tsang, Chapman To, Jim Chim, Wong Jing, Chrissie Chau, Carol Yeung.

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