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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Money Crazy

Money CrazyDue furfanti di mezza tacca, imbroglioni disperati disposti a tutto per denaro, fiutano un osso prelibato e si mettono alle calcagna di un potente industriale con lo scopo di rubargli tre diamanti di valore inestimabile. I due, inetti e all'inizio reciprocamente diffidenti, le provano tutte, spalleggiati da un anziano ex miliardario (truffato dalla potenziale vittima) e da sua figlia, di cui uno dei due scalzacani si è invaghito.
Oggi che ci si è adagiati su un immagine parziale di John Woo come regista d'azione è necessario - oltreché piacevole - riscoprire i suoi esordi comici, ancora poco noti e ingiustamente sottovalutati, ma non per questo meno interessanti. Money Crazy, conosciuto anche con il titolo alternativo The Pilferer's Progress, è stato il campione di incassi dell'annata 1977: costato poco, criticato ai tempi perché troppo giovanilista, ha scalato il box office e guadagnato tantissimo, consolidando la posizione di Woo nei ranghi della Golden Harvest. Il regista, disimpegnato e senza condizionamenti formali (tanto meno morali), dimostra una perfetta conoscenza dei tempi della commedia - nelle interviste dell'epoca cita come sue fonti Mel Brooks e Blake Edwards: il solito vezzo esterofilo di un futuro autore poco convinto delle sue origini? - e di aver recepito, forse fin troppo, la lezione dei blockbuster in cantonese con i fratelli Hui. Tutto sommato ne ripropone gli stessi clichés, situazioni al limite del plagio, gag dal medesimo sapore, accelerando quando deve esasperare i toni e focalizzandosi con cura sulle scene movimentate. Non è certo un regista a disagio, o impacciato, come molti hanno scritto, piuttosto un cineasta che, seppure insoddisfatto della sua posizione commerciale, cerca di adattarsi, e di recuperare il patrimonio comico autoctono rielaborandolo, quando i lacci della bêtise demenziale glielo permettono, secondo schemi personali. Così a Michael Hui preferisce un piccolo sosia come Richard Ng, meno simpatico ma più facile da gestire, e sceglie di accoppiarlo secondo il tradizionale schema pak dong - che anche qui funziona a meraviglia - al fratello del popolare comico, Ricky (con il terzo membro della famiglia, Sam, che compare come compositore per cantare le canzoni, tutte famose e popolari, della colonna sonora). Quasi una parodia della parodia - i personaggi, poveri cristi sfruttati, perennemente inadeguati e in fondo di buon cuore, sono sempre le solite caricature socialmente utili -, girata però con brio e con una verve tale che i difetti passano subito in secondo piano, nel dimenticatoio, travolti dall'incedere frizzante degli eventi, sempre più rocamboleschi. Tanti siparietti funzionano, anche quelli più frivoli e volgari, altri sono troppo ingenui, ovvero stupidamente convenzionali, per ingannare il pubblico sgamato, comunque intrattenuto a dovere. Merito anche dell'efficacia umoristica degli attori, delle musiche, della fotografia, delle citazioni (la splendida sequenza del tentativo di furto nella camera da letto, che plagia Mission Impossible; il finale serrato nella seteria, che cita il cult The 18 Bronzemen), del montaggio e della sceneggiatura sfacciatamente isterica e bislacca.

Hong Kong, 1977
Regia: John Woo
Soggetto / Sceneggiatura: John Woo
Cast: Richard Ng, Ricky Hui, Cheung Ying, Lee Hoi Sang, Angie Chiu

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