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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Red Panther

Red PantherAlle prese con un serial killer che si diverte a anestetizzare le vittime prima di operarle, mutilandole a morte, un poliziotto, diviso tra la madre possessiva e la fidanzata insoddisfatta, deve dipanare una matassa ingarbugliata. I sospetti ricadono su un magnaccia, su due rispettabili dottori, sulla loro donna delle pulizie e su un adolescente psicolabile, ma tutti sembrano, per un motivo o per un altro, al tempo stesso colpevoli e innocenti. In procinto di essere lui stesso operato per un problema delicato, il poliziotto assiste impotente agli omicidi e quando si mette in azione non è necessariamente sulla pista giusta.
Ispirato a certi thriller all'italiana di serie b degli anni settanta, Red Panther anticipa la futura moda del Cat. III politicamente scorretto (la carne, forse umana, venduta come cibo): è infatti un film morboso, costantemente sopra le righe, crudo, con esposizione compiaciuta di sporcizia morale, nudi gratuiti e gore necrofilo. Curioso nell'impostazione, con un protagonista improbabile - un poliziotto, libidinoso e afflitto dalle emorroidi, sbirro imbranato da commedia - e una pletora di personaggi (tutti gli attori sono sconosciuti, o quasi) usciti da un incubo surreale - un ragazzo problematico che vorrebbe imparare da solo l'arte di Esculapio, un dottore stressato, poliziotti maneschi, infermiere disponibili, genitori tirannici -, intrappolati in un limbo di ironia posticcia, a volte difficile da comprendere e digerire, tutta cinese. Tra tanti intermezzi comico-grotteschi - qualcuno veramente divertente: il poliziotto e il water pieno di sangue; l'assurdo finale ospedaliero -, alcuni spunti colgono e mettono in rilievo problematiche sociali sentite - i dottori che devono sapere l'inglese per progredire nella carriera -, quasi senza rendersene conto. Non è merito della sceneggiatura, che baratta la coerenza della trama gialla con la spettacolarizzazione degli omicidi, cruenti e mostrati nel dettaglio grafico, e l'alternanza di colpi di scena basati sul continuo cambio di ritmo e sospetti; quanto di scelte argute della regia (l'omicidio errato riflesso nell'occhio della scimmia), per lo più di maniera ma estremamente lucida e efficace. La coda exploitativa della new wave, produttivamente inesistente, narrativamente impoverita e schematizzata per scappare a censura e per stimolare le nuove conquiste cinematografiche - in termini di libertà amorale della visione: si vedano in proposito anche pellicole come Crazy Blood, He Lives by Night e Hong Kong Butcher -, si dimostra ancora una volta terreno molto fertile per maniaci, bagni di sangue, criminali ossessivi e omicidi a catena.

Hong Kong, 1983
Regia: Kong Lung
Soggetto / Sceneggiatura: Double Phoenix Golden Script Team
Cast: James Yi, Margaret Lee, Lee Din Hing, Chang Kuo-chu, Lawrence Cheng

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