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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

So Close

So CloseLynn e Sue sono due sorelle specializzate in omicidi al limite dell’impossibile. La decisa Kong Yat-hung e il suo ingenuo aiutante Siu-ma sono i poliziotti decisi a catturarle. Chow Nunn è infine il pericoloso malvivente che vuole ucciderle, visto che si ritrova con un fratello in meno a causa loro. So Close sta tutto qui, nelle interscambiabili geometrie innescate dai reiterati inseguimenti che hanno come oggetto le due fuorilegge-loro-malgrado. Storia di guardie e ladri memore delle vertigini di Skyline Cruisers (Wilson Yip, 2000), ma costantemente in bilico verso i disdicevoli baratri di Martial Angels (Clarence Ford, 2001), il film di Corey Yuen è godibile solo e solamente sul versante action, deludendo immancabilmente in tutto il resto - che poi dovrebbe essere la sostanza. L’unica variabile esterna è l’ingresso in scena di Yen, ragazzetto imberbe di ritorno dagli Usa, di cui Lynn era un tempo innamorata. Ma la storia d’amore è visibilmente tirata via, unico pretesto per inserire possibili elementi di pentimento - e conseguente tragedia. Certo la (schematica) sceneggiatura di Jeff Lau cerca in tutti i modi di ribaltare sempre le scontate prospettive, ma l’unico risultato è inanellare una serie di inessenziali citazioni: si va dallo scontro nel bagno tra Lynn e Sue, che si spogliano e rivestono a vicenda (non può che tornare alla mente il Dragon Inn di Raymond Lee), alla scena del ballatoio in cui Kong Yat-hung spacca la vetrata e afferra l’avversario con le gambe (pedissequamente ripresa da Yes, Madam, guarda caso sempre di Corey Yuen), fino alla stessa Yat-hung in un negozio di cd, intenta a guardare la colonna sonora di And I Hate You So (Hai Chung Man, 2000). Il tutto assume l’aria incompiuta di un diligente (e intelligente) esercizio di stile, abbandonato però a metà della stesura definitiva per sopraggiunta noia. Fiacco, disperatamente prevedibile, So Close non è salvato nemmeno dalle prove delle sue prime donne, grintose ma inspiegabilmente svogliate - merito forse dei personaggi senza qualità e interesse che sono costrette a impersonare. Shu Qi ha l’aria sperduta, gli occhi perennemente segnati (occhiaie?, pianto?). Karen Mok, ultimamente arenatasi in Cina Popolare (l’on the road All the Way, il catastrofico Red Snow), rimane inerte e monocorde. L’unica che in qualche modo ci prova è Vicky Zhao; nonostante il suo viso acqua e sapone, cerca di innervare di spensierata espressività la sua Sue.
Val la pena di accontentarsi di un paio di vertiginose sequenze in ascensore (semplicemente perfette!) e di una serrata sparatoria in un garage sotterraneo, o non sarebbe forse meglio chiedere qualcosa in più?

Hong Kong, 2002
Regia: Corey Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Jeff Lau
Cast: Shu Qi, Vicky Zhao, Karen Mok, Song Seung Hun, Yasuaki Kurata

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