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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Cheaters

The CheatersLo scollamento tra piccole e grosse produzioni è sempre più evidente. In precarie condizioni economiche lavora molto bene Billy Chung, regista che pian piano sta costruendosi una reputazione da artigiano, affidabile e metodico. Con The Cheaters il regista si spinge addirittura oltre, andando a tangere quei territori big budget tanto cari all'ultimo Teddy Chan o a Benny Chan. Il cast è multicolore, con la dose necessaria di talento fornita da Jordan Chan, completato dallo spirito e dallo charme dell'evergreen Alex Fong, da Ken Wong, dall'ex Miss Hong Kong Sonjia Kwok, dallo sbarbato Chapman To (aficionado del regista) e dalla bellezza ammaliatrice di Lam Bik Yan (conosciuta anche come Hern Lam). Ci sono presenze importanti anche per quanto riguarda la sceneggiatura, i fedeli Chung Shin Yuen e Edmond Pang.
Cinque signori della truffa mettono gli occhi su un affare importante, gestito da un loro pericoloso collega (Simon Loui), e decidono di inserirsi nei giochi per portare a casa una bella fetta del denaro in palio. Ma non hanno fatto bene i conti con gli intrighi dell'alta finanza, con le amicizie altolocate delle parti in causa e soprattutto con un misterioso killer che potrebbe anche essere un traditore che agisce dall'interno. Dopo aver subito la prima grave perdita si alleano con l'uomo che avrebbero dovuto truffare, e ottengono il suo aiuto per mettere in piedi un'adeguata vendetta.
Prima le cattive notizie, poi le buone. Come in quasi tutti i lavori di Chung, una sceneggiatura meno sfilacciata e maggiormente lineare avrebbe aiutato non poco: spesso la comprensione è offuscata dai continui colpi di scena, che invece di rinvigorire la storia la rendono eccessivamente tortuosa. L'approccio all'argomento - fondi comuni di investimento, la borsa e le possibili derivazioni economiche - denota sufficienza cognizione. Da questo punto di vista The Cheaters fa il paio con il coevo Devil Touch, altro thriller che sfrutta economia e finanza per tessere un corposo intreccio a base di sangue e omicidi. Un tema così spinoso non ha aiutato gli autori ad accattivarsi le simpatie di un pubblico poco propenso a sentire parlare anche al cinema di indici, valutazioni e speculazioni azzardate: il colpo di scena finale, diretta filiazione di una logica di mercato dove lo squalo divora il pesce piccolo, sembra un mero pretesto per consegnare un colpevole e non deludere nessuno.
D'altra parte, però, i lati positivi: la regia è vitale, ben orchestrata, sufficientemente personale. Anche nel dirigere gli attori Chung dimostra una perfetta conoscenza dei gusti del pubblico: nessuno è fuori parte e, anche se Ken Wong e la Lam sono un po' sprecati rispetto alle attese, alle loro deficienze fa da contraltare un ottimo Jordan Chan, memore di aver già interpretato un personaggio simile - un bohemièn without a cause - in Downtown Torpedoes. La confezione del film è accettabile, e nonostante qualche lacuna la storia procede bene, soprattutto nella fase centrale, quando le carte in tavola sono mischiate di continuo e entrano in scena i personaggi meglio scritti (il duplice Cow / Lun Yan e la misteriosa Michelle).

Hong Kong, 2001
Regia: Billy Chung
Soggetto / Sceneggiatura: Edmond Pang, Chung Shing Yuen
Cast: Jordan Chan, Alex Fong, Chapman To, Ken Wong, Simon Loui

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