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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Venus' Tear Diamond

The Venus' Tear DiamondLa bella Telosia (da Hong Kong) e il cinico Mr. Night (da Singapore), due super ladri senza scrupoli, accompagnati come sempre dai fedeli assistenti, si affrontano senza esclusione di colpi e si sfidano continuamente alla caccia di un preziosissimo diamante durante una competizione canora che coinvolge partecipanti da tutto il Sud Est dell'Asia. Senza conoscere le rispettive identità, i due si innamorano e giocano con i sentimenti dell'avversario, indecisi tra dovere, orgoglio, professionalità e piacere.
The Venus' Tear Diamond è l'ennesima valida occasione per Inoue Umetsugu per dimostrare tutta la sua passione per il mélo musicale americano e per i grandi classici (d'azione e d'amore) hollywoodiani: qui sostituisce alla tipica sofisticata metropoli vacanziera (Montecarlo? Roma?) una non ben definita città giapponese (Kyoto? Tokyo? Comunque è un aristocratico melting pot panasiatico, come dimostra il veloce simil-documentario dell'escursione all'Expo), e a Grace Kelly o Marilyn Monroe la grinta e la fragilità di Lily Ho. Come in The Singing Thief di Chang Cheh si arriva alla riscrittura dei canoni del melodramma mandarino in favore di una maggiore ambiguità sessuale: alla tipica donna forte e coraggiosa, capace di soffrire e prendere le necessarie decisioni al momento giusto viene contrapposta una controparte maschile di eguale spessore caratteriale e non il solito dandy debole e timoroso. Lily Ho, sempre sensuale oggetto del desiderio collettivo, non si accorge neanche delle potenziali rivali e le sbaraglia facilmente una per una, ma poi deve fronteggiare lo charme e il fascino pericoloso di Ling Yun, latin lover irresistibile, bramato da tutte le donne su cui posa gli occhi, impareggiabile nel gioco della seduzione e dell'inganno.
La regia si fa mediatrice della morale comune, salvando le apparenze scorrette con un finale pacificatore - i migliori amici della donna stavolta non sono i diamanti -, buonista, parecchio prevedibile ma non per questo meno gradevole. La forza del giallo-rosa infatti è la cornice zuccherosamente perfetta, positiva, dove tutto è bello e dove trionfa il concetto greco di kalokagathia, esaltato dagli splendidi momenti musicali e dalla sontuosità della produzione (marchio di garanzia dei migliori Shaw Brothers). La tensione è soprattutto romantica, tanto che i momenti di alleggerimento ironici, affidati ai tre comprimari della coppia protagonista, e il pathos dei risvolti nero-criminali, drammatici, non incidono quanto dovrebbero, anzi alla lunga stonano con l'atmosfera rilassata, un invito al buonumore e al placido coinvolgimento emotivo.

Hong Kong, 1971
Regia: Inoue Umetsugu
Soggetto / Sceneggiatura: Inoue Umetsugu
Cast: Lily Ho, Ling Yun, Tsui Chih-shu, Po Chih-hsien, Lee Kwan

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